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Per la rubrica “Accadde oggi”, ricordiamo un anno che portò ad un’importante svolta nella vita di uno degli allenatori italiani che ha rivoluzionato il calcio: Arrigo Sacchi. Il 2001, infatti, fu l’anno che vide Sacchi abbandonare il ruolo di allenatore nella società del Parma, ultima allenata per un breve periodo. A causa di una eccessiva tensione nervosa, che gli provocò alcuni problemi di salute, il tecnico di Fusignano (provincia di Ravenna) abbandonò la panchina, per cominciare, il 21 Dicembre 2011 a lavorare con il Parma, in qualità di Direttore Tecnico. Anche qui, Sacchi, fece valere le sue abilità gestionali: pur non avendo dei budget economici elevatissimi, riuscì ad allestire ottime formazioni, scoprendo giovani talenti come, ad esempio, Alberto Gilardino. Il 31 Maggio 2003 lasciò il Parma e venne chiamato da Florentino Perez che lo volle, fortemente, per gestire l’area tecnica e per essere Direttore Sportivo del Real Madrid, nel 2004 (ancora il 21 Dicembre). Anche qui, però, la sua avventura durò appena un anno, perchè Sacchi decise di dimettersi nel 2005. Dal 2010, poi, si è occupato del Coordinamento Tecnico della Nazionale Giovanili under 16, da cui si è dimesso, poi, nel 2014. La sua vita, tutt’oggi, è comunque sullo schermo. Già dagli anni 2000, Sacchi ha cominciato la sua esperienza da commentatore Mediaset, per poi, ricoprire il ruolo di opinionista fisso nella trasmissione Controcampo, su Italia 1. Dal 2008 è opinionista anche su Premium ed, inoltre, ha una sua emittente radiofonica romana, Radio Radio, in onda ogni giovedì pomeriggio, per uno spazio tutto suo. Sacchi è considerato tutt’oggi, uno degli allenatori più importanti nella storia del calcio. Il “profeta” di Fusignano, rivoluzionò il calcio, sfruttando , sopratutto, la caratteristica del gioco a zona, e ponendo particolare attenzione sulla fase difensiva, e sul continuo pressing a centrocampo. Questo successe, infatti, nei così detti “anni d’oro”, che lo videro riportare numerosi successi, sulla panchina del Milan. Divenne famoso per i suoi pesanti e stancanti allenamenti e per il fatto che applicò ai suoi schemi i principi legati al “calcio totale” della Nazionale Olandese di Johan Cruijff, uomo che ammirava fin da bambino. I suoi schemi, come abbiamo già detto, molto rivoluzionari e che ebbero come conseguenza allenamenti molto più duri, lo portarono allo scontro con l’opinione pubblica, che accusò Sacchi di dare priorità ai suoi schemi piuttosto che agli uomini. Da allenatore del Milan, squadra che ha guidato dal 1987 al 1991 prima di tornare per una breve esperienza nella stagione 1996/1997, ha vinto uno scudetto, una Supercoppa italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali. Durante la sua prima esperienza a Milano, Sacchi forma il team soprannominato gli Immortali, la squadra di club migliore di tutti i tempi secondo un sondaggio online pubblicato dalla rivista inglese World Soccer nel 2007, oltre che una delle squadre più vincenti della storia del Milan.

Ha allenato dal 1991 al 1996 anche la Nazionale italiana, guidandola ai Mondiali di calcio nel 1994 (finalista) e agli Europei del 1996 (eliminazione al primo turno). Come già detto, Sacchi rappresenta un’emblema per il calcio italiano. Sono da apprezzare quegli uomini, come Sacchi o Cruijff, che piuttosto che adattarsi al calcio che all’epoca si viveva, decisero di rivoluzionarlo secondo le proprie idee, portando le loro formazioni in cima al mondo. Un’idea che si scontra molto con la politica “L’importante è vincere”, poichè secondo questa si predilige un bel gioco che porti la squadra a divertire le persone e, contemporaneamente, ad ottenere risultato. Molto mi ricorda il Napoli di Sarri, anch’esso molto criticato per il suo bel gioco, accusato di essere a volte “presuntuoso”. Tuttavia, Sarri è, per altri, una persona degna di stima proprio come Sacchi e Cruijff. Concludiamo quest’articolo riconoscendo a tali personaggi, in particolare ad Arrigo Sacchi, il giusto merito. Sacchi, infine, è uno degli allenatori che hanno rivoluzionato il mondo del calcio, rendendolo ancor più spettacolare ai nostri occhi e dimostrandoci, appunto, che con un bel gioco, e senza basarsi solo sulle giocate dei singoli, si possono comunque ottenere ottimi risultati, che rendono partite, stagioni e trofei, semplicemente parte della storia, e parte, quindi, di quei ricordi calcistici indimenticabili.


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