16 Maggio 2026
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Accadde oggi: la sentenza Bosman che rivoluzionò il mondo del calcio

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Jean-Marc Bosman, artefice della “rivoluzione del calcio”

Per la rubrica “Accadde oggi”, ricordiamo una sentenza avvenuta proprio il 15 Dicembre 1995, che trasformò il mondo del calcio. Il tutto è, innanzitutto, strettamente legato al calciatore Jean-Marc Bosman, all’epoca centrocampista dello R.F.C Liegi, squadra belga. Nel 1990, infatti, il suo contratto risultò scaduto, e prese la decisione di trasferirsi al Dunkerque, squadra francese. Tale squadra, però, non pagò al Liegi, una restrizione in denaro sufficiente. Dopo il rifiuto al trasferimento, il calciatore, rimase alla squadra belga, pagandone le conseguenze poichè il suo ingaggio fu ridotto, e finì, addirittura, in panchina, perdendo il posto in prima squadra. Così, Bosman decise di sottoporre il caso alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, denunciando una restrizione al commercio. Il calciatore vinse il processo e, solo, il 15 dicembre 1995, la corte stabilì che il sistema fino ad allora in piedi, costituiva una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori e ciò era proibito dall’articolo 39 del Trattato di Roma, firmato nel 1957, e che istituì la CEE, Comunità Economica Europea. Da allora fu concesso a tutti calciatori, come Bosman, il trasferimento a titolo gratuito alla fine del loro contratto, da un club appartenente all’Unione Europea, ad un altro appartenente sempre alla stessa. Inoltre, un calciatore, poteva firmare un pre-contratto, sempre gratuito, con un altro club, se alla fine della scadenza del contratto mancavano 6 mesi o ancor meno. Tale sentenza, portò anche alla proibizione del tetto massimo degli stranieri, nelle leghe calcistiche dell’UE, e anche all’UEFA, qualora ciò discriminasse cittadini dell’Unione Europea. L’UEFA, inoltre, imponeva all’epoca che non si potessero portare in squadra più di 3 giocatori stranieri in ambito delle competizioni come Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Successivamente alla sentenza, questo fu imposto solo ai giocatori stranieri che non avevano la cittadinanza in paesi dell’Unione Europea (extra-comunitari). Tale sentenza, però, provocò una perdita dell’importanza del concetto di “vivaio”, in quanto molte società preferivano acquistare calciatori stranieri, piuttosto che far crescere quelli propri, provocando cosi un bilancio in rosso di molte società. Il 21 Aprile del 2005, le 54 Federazioni aderenti all’UEFA, hanno approvato una regola mirata all’aumento dei calciatori allenati nel proprio paese. Bosman rappresenta tutt’oggi, l’emblema del calcio. Un calcio finalmente disciplinato: un giocatore di fine contratto, svincolato da qualunque tipo di rapporto lavorativo, con la sua ormai ex-squadra, non poteva esserne ancora dipendente, senza, quindi potersi trasferire in un altro club. La nascita del così detto “parametro zero”, permise, quindi, una vera rivoluzione nel mondo del calcio. Il calciatore belga, purtroppo, alla fine della sentenza non trovò più lavoro all’interno del mondo del calcio, ma la sua contestazione lo rende tutt’oggi famoso, per aver fatto giustizia, e per aver reso il nostro calcio, il calcio che amiamo, il calcio che è inteso non solo come lavoro, ma anche come spettacolo, un calcio migliore. Alcune pratiche utilizzate oggi da calciatori e club sono una conseguenza di quella sentenza. Solo negli ultimi anni, alcuni dei più importanti trasferimenti hanno avuto luogo grazie alla sentenza Bosman, come il passaggio di Andrea Pirlo dal Milan alla Juventus, quello di Robert Lewandowski dal Borussia Dortmund al Bayern Monaco e il trasferimento di Esteban Cambiasso dal Real Madrid all’Inter: sono quelli che, come già detto, comunemente vengono chiamati trasferimenti “a costo zero” , perché le società si limitano a firmare un contratto con i calciatori, senza dover pagare per altre squadre. Nonostante la sentenza di Bosman, sia considerata un progresso della storia del calcio, questa ha avuto anche conseguenze negative. Prima del 1995, non ci si stupiva affatto, di come anche quelle che chiamiamo “squadrette” potessero vincere tornei prestigiosi, come la Coppa Campioni. Dopo quell’anno, le piccole società, cominciarono a vendere i loro giovani promettenti ancor prima della scadenza del contratto: solo in questo modo potevano mandare avanti anche la loro campagna acquisti, tuttavia indebolendosi. Alla fine del contratto, infatti, il calciatore diventava “libero” e non spettava alcuna somma in denaro alla squadra con cui aveva appena terminato il contratto. Per questo negli anni a seguire, le squadre più potenti economicamente, hanno potuto ambire a traguardi più prestigiosi rispetto a quelle, come Steaua Bucarest, Stella Rossa, Marsiglia, Ajax ed altre che negli anni 80 e inizi 90, erano state grandi protagoniste in ambito Europeo. Ecco, quindi, che tutt’oggi ci si appella ai sogni, e ai piccoli miracoli calcistici, come ad esempio, quello dell’anno scorso delle Foxes di Claudio Ranieri, in Inghilterra. E da un po’, però, che tali miracoli non sono più possibili in Europa. Ognuno, quindi, può esprimere la propria opinione riguardo tale sentenza, poichè ci sono pro e contro. Quello che è certo, è che da quella data il calcio fu rivoluzionato, e la condizione ingiusta di Bosman, fu la giusta occasione per la Corte di Giustizia di fare la sua parte, permettendo l’interruzione immediata di episodi dello stesso tipo.

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