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Accadde oggi: 10 Maggio 1987, primo scudetto del Napoli

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Il triplice fischio e l’urlo di liberazione (10 Maggio 1987)

Per la rubrica “Accadde oggi” ricordiamo una data da incorniciare per il Napoli di Maradona. Il Re della città, meglio conosciuto come El Pibe de Oro, fu artefice insieme ai compagni del più grande regalo che si potesse fare alla città partenopea: il tanto atteso e amato scudetto. Era il 10 Maggio 1987 e il Napoli entrava nella storia, finalmente, conquistando il primo scudetto del club. Ad accompagnare un’impresa da sogno ci fu il San Paolo e i 90’000 tifosi che rappresentavano, come tutt’ora, il dodicesimo uomo in campo. I ragazzi di Ottavio Bianchi affrontavano la Fiorentina di Baggio. Il risultato finale fu di 1-1 e i gol di Carnevale e Baggio. Al triplice fischio esplose la festa. Un boato dagli spalti e la consapevolezza che l’intera città stava per vivere una delle giornate più indimenticabili. Striscioni per le strade, macchine tinte d’azzurro e festeggiamenti a non finire resero Napoli il più bel spettacolo mai visto. Finalmente Campioni d’Italia ed ora il sud voleva urlarlo a tutta l’Italia. Diego fu consacrato simbolo di una Napoli che si riscattava e ribellava al potere del nord. L’attaccante argentino fu acquistato nell’84 per 15 miliardi di lire dal Barcellona. Ferlaino regalò ai napoletani il calciatore più forte di tutti i tempi che avrebbe fatto sognare un intero popolo, oltre che una città. Ad accompagnarlo c’era gente del calibro di Giordano, Carnevale, Bagni, Bruscolotti, Renica, Garella.. Uno scudetto atteso 61 anni, dall’anno della fondazione della società (1926). E c’è, di sicuro, qualche giovane che rimpiange di non essere nato prima, non solo per non avere la possibilità di veder giocare Diego, ma anche per non poter vedere il clima in città che c’era. Così ci si aggrappa ai racconti di chi era in curva B come il presidente De Magistris che ha così raccontato l’emozione: “Mi sembrava impossibile essere Campioni d’Italia, ma poi realizzai la grande impresa della società e di Diego, genio del calcio.. A Napoli c’è voglia di vincere.”. Già. Perché a Napoli il calcio è molto più di quanto lo sia in altre città d’Italia e, forse, anche del mondo. Basti pensare al famosissimo striscione “Guagliù e che ve site pers’..” esposto davanti al cimitero di Napoli. Un modo per sottolineare quanto la quotidiana realtà divenne magia in un giorno, nel giorno più importante della stagione. Ma vogliamo riportare anche alcune dichiarazioni di Amato Lamberti, giornalista e politico italiano riguardo Napoli: “A Napoli si può morire o essere malmenati per motivi futili. Poi, vai allo stadio e la stessa persona, disposta a menare le mani per un semplice diverbio, entra all’improvviso in un clima di festa. Credo che ci sia anche un clima di rispetto: una convenzione involontaria della criminalità organizzata a lasciare in pace la squadra di calcio. Alla partita si incontrano personaggi pluripregiudicati che allo stadio hanno un comportamento irreprensibile e sono di una gentilezza unica.”. A Napoli, il calcio è vita. E’ il mezzo capace di mettere d’accordo tutti. Perché quando si tifa il Napoli, bastano poche parole per diventare “amici tifosi” pure se infondo non ci si conosce per niente. Maradona dichiarò che ognuno è fiero di essere stato grande nel Chelsea, nel Barcellona, nel Real Madrid. Il Pibe de Oro si è sentito fiero di essere stato il migliore a Napoli e i tifosi fieri di averlo trattato come un figlio. Come uno scugnizzo argentino, uno di quelli che hanno reso, forse non solo calcisticamente parlando, Napoli, migliore. “Chella ser’ e maggio” fu un’esplosione di gioia e, malgrado due scudetti non possano valere quelli in doppia cifra di Milan o di Juve, paradossalmente ogni trionfo, in questa città, viene festeggiato come il più grande. Napoli è così, Napoli è meravigliosamente esagerata..

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Gli infiniti festeggiamenti in città

 

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Giornalista pubblicista di Footballweb

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