16 Maggio 2026
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A tu per tu con Andrea Pandolfi, consulente olista

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In cosa consiste il progetto PIN Calcio.

Gli infortuni nel calcio, rappresentano il 60% del totale. Alcuni studi affermano che, il 75-85% dei calciatori, si infortunano, almeno, una volta nella stagione. Dato rilevato mediante l’indice IFR (Injuri Frequency Rate): numero infortuni ogni 1000 ore di allenamento/partita = 8 infortuni per 1000 ore. Aspetto da non trascurare, è quello che, accadono verso la fine dell’evento. Le motivazioni, da sempre, puntano il dito su una serie di motivi che poco centrano con la causa reale che determina l’infortunio, vedi ad esempio, la disposizione, molto raccolta, delle squadre in campo; soluzioni tattiche intense; gesti tecnici rapidissimi; miglioramento della preparazione tattica; preparazioni fisico-atletiche, sempre, più intense; il clima, i differenti campi di gioco, ecc. Anche l’UEFA, da molti anni, sta cercando di fare chiarezza ma, senza ottenere risultati importanti. Questo perché i calciatori, continuano ad infortunarsi e, anche, in maniera grave. Un paradosso, che ha dell’incredibile, perché lo sport, è divertimento e, una delle pratiche, che consente di tenere in forma il proprio organismo e, la propria integrità fisica. Farsi male, ossia, subire un infortunio, di conseguenza, è una contraddizione, che non può e, non deve essere considerata, un rischio calcolato. Quindi, dietro tutto ciò, il progetto PIN Calcio, si pone come una novità assoluta, perché capace di evitare, in maniera definitiva, l’evento infortunio. Nessuna panacea, nessun miracolo, né fantascienza e, né tantomeno stregoneria e/o magia ma, solamente, la voglia di fare chiarezza e, soprattutto, la volontà di rompere quegli atteggiamenti pregiudiziali, che vogliono l’infortunio, nel calcio, una possibilità reale, che deve essere accettata da tutti, in maniera incondizionata. Mi piacerebbe chiederlo a tutti gli atleti e, capire la loro idea, in merito a questo “rischio preventivato”. In attesa di ricevere risposte, mi permetto di fare due citazioni, la prima di Ippocrate: “Il corpo umano, è un tempio e, come tale, va curato e rispettato, sempre.” La seconda, di Alvaro Dominguez: Nessuno vorrebbe rimanere invalido a 27 anni.” Dichiarazione shock, resa dalla promessa del calcio iberico, con un passato nelle giovanili del Real Madrid per, poi, doversi ritirare alla giovane età di 27 anni, per persistenti problemi alla schiena.

Qual è stata l’intuizione, che ha determinato la realizzazione di questo progetto.

PIN Calcio, è il risultato di anni di ricerca e, sperimentazione sul campo, che mi ha condotto a scoprire la causa reale, del come avviene il trauma di qualunque forma e natura. Una scoperta sensazionale, che ponendo ordine, in merito al concetto di prevenzione mostra, grazie ad una documentazione scientifica, sia il come prende forma il trauma, sia la possibilità di lavorare in prevenzione primaria, fino ad oggi, considerata solo un concetto utopistico.

Ci faccia capire meglio, in merito alla questione prevenzione.

Il sistema legato alla tutela della salute e, dell’integrità fisica della persona, in generale, basa il suo agire mediante un sistema preventivo di natura assistenziale, sottoforma di riabilitazione denominata: “prevenzione terziaria”. Essa si pone attraverso un’informazione derivante da prescrizione medica, atta, nel praticare attività fisica, perché in una situazione di pericolo salute. Quindi, movimento, come terapia riabilitativa, contro eventuali recidive. Tutto ciò, per impedire l’evento invalidità, in modo da impedire che peggiorino le alterazioni dello stato di salute. In breve, aspetto che accada l’evento e, solo dopo, una volta accertata la posizione invalidante della persona, reagisco mediante una cura, spesso, invasiva e, traumatizzante e, soprattutto, non risolutiva, perché effetto tampone.

Quanto proposto, dal progetto PIN Calcio, rappresenta un percorso per obiettivi, che parte dall’applicazione di una prevenzione di tipo secondaria per, poi, arrivare in quella di tipo primaria. Ossia, agire come primo passo, in modo da anticipare la manifestazione dell’evento, che conduce all’alterazione dello stato di salute della persona (prevenzione secondaria); per, poi, evitare l’insorgenza del trauma. Perciò, agire sulla persona sana, in modo da mantenere inalterato, nel tempo, le sue stesse condizioni di benessere sia fisico, sia psichico, sia sociale (prevenzione primaria).

Alla luce dei fatti, da lei, espressi, cos’è un infortunio.

Esso, rappresenta uno stress prolungato, che si manifesta in una parte specifica del corpo, ossia, quella che vive l’esperienza in maniera drammatica, perché sollecitata da una memoria cellulare contenitrice di informazioni di natura inconscia che,  sovrapponendosi all’evento, va a determinare una comunicazione alterata all’organismo, dando forma allo shock che, se non compreso, andrà a produrre, immancabilmente, il trauma. Entrando nello specifico, l’infortunio, è un’anomalia del nostro organismo, dovuta a un’informazione, da parte del sistema endocrino, impazzita determinata da uno stress cronico. Tale azione prolungata, così, determina uno stimolo dannoso provocando, di conseguenza, una reazione mediante una tensione nervosa, spesso, non avvertita ma, ugualmente, dannosa. Non a caso, l’etimo stress, derivante dal latino: strictus, significa stretta, angustia. Infine, le parti coinvolte dell’organismo relativo alla genesi di un infortunio sono: il Sistema Nervoso Neurovegetativo (simpatico, parasimpatico, SNE, SNC: sistema limbico, ipotalamo, ipofisi, ponte, midollo allungato); il Sistema Neuroendocrino (adrenalina, noradrenalina, cortisolo); il Sistema Immunitario.

Cos’è un Consulente Olista?

Un ricercatore e, un professionista della relazione di aiuto alla persona. Il 65% della comunicazione umana, è di natura non verbale. Ebbene, il mio lavoro, si dedica, in maniera particolare, a questo tipo di comunicazione, ai più, ancora non ben compresa, per quanto riguarda la causa, che determina una qualunque forma di disagio, disturbo, sintomo, malattia.

Che differenza c’è tra Consulente Olistico e, un Consulente Olista?

Il primo, lavora sul sintomo, il secondo sulla causa. Questo perché il sintomo, rappresenta l’ultimo messaggio inviato dall’organismo impazzito, perciò, un linguaggio che vuole informare, che c’è un problema ma, il ciò che dice, non è il problema reale. Il Consulente Olista, l’ha compreso e, di fatto, ha stabilito un rapporto con la persona, il suo organismo e, il suo corpo, un’alleanza, capace di riportare un’armonia a tutto tondo. Questo perché stare bene, è una cosa seria e, soprattutto, non si può aspettare di stare male per, poi, chiedere al professionista di riferimento, la strategia immediata, per riportare l’equilibrio perduto. Stare bene, è la forma naturale, che ogni essere umano, possiede. Averlo capito, significa l’aver ritrovato la via perduta, che conduce al piacere di Essere come persona a tutto tondo. Questa, è la differenza tra il Consulente Olistico e il Consulente Olista.

Com’è applicato questo protocollo di lavoro esclusivo e innovativo nel calcio?

Esso, si fonda su di una strategia costituita da sette tipi di intervento che, una volta applicati, garantiscono una banca dati dell’atleta, fondamentale, per dare forma al progetto PIN Calcio di natura personalizzata, in modo da garantirne una performance agonistica lontana da qualunque forma di stress cronico, unico artefice della costruzione del trauma. Intervenendo direttamente sull’atleta, il protocollo di lavoro, consente di porre le basi del come, la persona/atleta, si gestisce durante la performance agonistica, mostrando tutto ciò che può dare forma ad un infortunio. Lavorare in prevenzione, in particolare, in prevenzione primaria, significa l’uscire fuori da un approccio di natura assistenziale prima e, di natura riabilitativa poi; questo perché, il suo approccio, è quello di evitare l’insorgenza del disagio. Perciò, il suo campo d’azione, è centrato sulla persona sana e, il suo proporsi, è quello di mantenere le condizioni di benessere fisico, psichico e, sociale, della stessa persona.

È un metodo applicabile, anche, ad altri sport?

Certamente. Esso, nella sua applicazione mette al centro la natura umana e, il perché, che determina la causa reale dell’infortunio, di un qualunque evento legato alla performance. Nel farlo, rende evidente come l’identità, il comportamento, il carattere, l’autostima, la fisiologia, le alterazioni patologiche, la stessa vita, sia di natura energetica, sia emozionale, sia semantica. Si accetta, ancora, con riluttanza il fatto che, il corpo umano, sia costituito da materia ed energia, che viva per l’incessante avvicendarsi dei due termini, nonostante le scoperte della fisica nucleare e, della psicanalisi. I medici e, altri professionisti del settore, si limitano a un meccanicismo della fisiologia e, della patologia dell’essere umano; mentre, in realtà, ogni cellula, contiene l’informazione certa, per mantenere uno stato di omeostasi costante del corpo e, applicando un approccio di natura preventiva, di forma primaria, si permette di conservare lo stato di salute e, l’integrità fisica, restaurando l’equilibrio. Nella metodologia applicata, dunque, si da importanza al dialogo delle memorie esperienziali dell’energia e, alla comprensione delle leggi, che regolano il tessuto umano, evitando ogni dicotomia tra energia e materia. Il tutto attraverso l’applicazione del suo protocollo, che si fonda su una strategia centrata su sette specifiche tipologie di intervento condotte, in sinergia, dal Consulting Project Football Players, nella persona di Riccardo Buzzegoli, socio e amico fraterno che, da subito, ha abbracciato questo progetto e, dal Consulente Olista, nella mia persona ma, nelle vesti di: Injury Prevention Consultant; Talent Analyst; Food Education Consultant. Sia il metodo applicato, sia il protocollo di lavoro, da esso adottato, fondano, la loro competenza, nell’applicazione della formula riferita alla performance agonistica: V = E/C. Ossia, la prestazione dell’atleta (V), è determinata dal rapporto tra la potenza umana espressa (E), diviso per il costo energetico impiegato (C), della stessa performance.

Entrando nello specifico, la potenza (E), si intende sia come qualità organico-funzionale (tendineo-muscolare, metaboliche, ossee), sia nelle caratteristiche anagrafiche, antropometriche, caratteriali, comportamentali, motivazionali. Il costo energetico (C), invece, è quello che condiziona la performance, quindi, tanto è maggiore, tanto peggiore sarà il risultato (consumo di ossigeno, frequenza cardiaca, impegno muscolare, rapporto corpo/espressione/interpretazione messaggio). Inoltre, vi sono altri fattori che possono alterare la performance: ambientali, di natura tecnica, emozionali. Di conseguenza, il miglioramento di una performance, si può ottenere aumentando la potenza, riducendo il costo energetico: Vmax = Emax/Cmin.

Quali sono i risultati ottenuti sino ad ora?

Prevenire è meglio di curare. Può sembrare un luogo comune ma, in questo caso, non lo è. Nel momento in cui la persona/atleta, decide di condividere questo progetto, i risultati sono quelli che ho già dichiarato più volte in questa nostra intervista: evitamento dell’infortunio. Quindi, posso solo dire: fantastici e, soprattutto, incoraggianti, al punto di spingermi, ancora di più, in avanti, a livello di ricerca e, sperimentazione, sul campo.

Che programmi avete per il futuro?

Per rimanere sintetici, ben due. Il primo, è quello di far conoscere, comprendere e, diffondere, ulteriormente, presso gli addetti ai lavori e, non solo, che esistono alternative possibili e realizzabili, legate alla prevenzione infortuni altrimenti, finiamola tutti, con la ricerca e facciamo altro. Il secondo, è quello di ridurre, fino ad eliminare la possibilità infortunio, in modo da riportare nel calcio e, nello sport, in generale, la loro vera mission e, vision, ossia, il gioco, come stile di vita, perché educazione alla salute.

Nel caso vi fossero addetti ai lavori e, non solo, interessati nell’approfondire quanto da, lei, dichiarato, dove possono trovarla e, volendo prendere contatto.

Invito tutti a visitare il sito www.pincalcio.com una buona occasione per conoscersi al meglio; inoltre, digitando sul web: consulente olista, è possibile sia stringere amicizia sulla mia pagina di Facebook, sia vedere i miei video su youtube, sia ascoltare le mie interviste in radio su soundcloud.com/user-685456096, sia leggere i miei comunicati stampa.

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Sono un bancario con la passione per il calcio ed il tennis. La mia squadra del cuore? Tifo Inter,
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