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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Da deprimente a stellare. La trasformazione del Napoli è avvenuta nel giro di una settimana. Prima della gara contro la Fiorentina, era ancora grandissima la delusione per aver visto la Lazio venire a conquistare al San Paolo la finale di coppa Italia contro la Juventus, per essersi ritrovati a meno nove da una Roma imbarazzante a cui non si è stati capaci di segnare pur producendo molto ma incassando la quarta sconfitta consecutiva in trasferta. In due mesi era crollato un castello e per edificarlo nuovamente serviva una risposta forte, vigorosa, determinata. E qualcosa già s’era intravisto contro la Fiorentina, travolta da quattro reti, anche se una (la più bella) non convalidata. Si pensava che fosse stato solo uno scatto d’orgoglio che, dopo aver toccato il fondo, ci fosse tanta voglia di riemergere un pochino ma che, in fin dei conti, sarebbe stato solo un lampo nel buio. Invece, nella delicata e importante trasferta di Wolfsburg, i lampi sono diventati un arcobaleno, un’armonia paradisiaca. Il Napoli ha letteralmente preso a pallonate la vice-capolista della Bundesliga, capace di imporsi con un poker anche sul Bayern Monaco, ma stavolta il poker è stato servito dagli uomini di Benitez. Una prestazione perfetta, condita da gol spettacolari e rapaci. Higuain, un doppio Hamsik e il solito sigillo di Gabbiadini hanno steso la compagine tedesca, cui Bendtner ha siglato, a dieci minuti dalla fine, il gol salva-dignità. Ma gli azzurri sono stati impetuosi e autorevoli, ineccepibili o meglio ancora, sontuosi, sta di fatto che i peana si sono sprecati perché tutto ci si aspettava, tranne di passeggiare nella tana dei Lupi di Germania. Sia ben chiaro, questo Napoli è capace di tutto, sia nel bene che nel male, quindi è ancora apertissima la qualificazione. Ci si è fatti segnare due gol dall’Inter in meno di venti minuti, uno dall’Atalanta ridotta in dieci, tre addirittura dal Cagliari, nella gara d’andata, una squadra ormai condannata alla retrocessione, ed è successo tutto al San Paolo. Il Cagliari è stato affrontato di nuovo, per il ritorno, sempre con Zeman in panchina dopo il breve e tormentato interregno di Zola, ed è stato colpito ancora con tre gol ma stavolta senza subirne alcuno. Si chiude, quindi, una settimana da applausi per un Napoli capace di andare a segno dieci volte, facendosi perforare solo in un’occasione. E di queste tre vittorie, due sono arrivate lontano da Fuorigrotta e una, a meno di clamorose disfatte, potrebbe aver aperto la strada delle semifinali di Europa League. Sicuramente è un Napoli totalmente diverso rispetto a quello di una settimana fa, probabilmente il ritiro imposto dal presidente ha portato i suoi frutti e i giocatori scendono in campo più motivati, dopo essere stati inchiodati alle loro responsabilità. Il punto è che non si può mai essere tranquilli, da un anno e mezzo a questa parte, con l’insediamento di Benitez, il Napoli ha sempre vissuto di fasi: quando sembra una macchina da guerra, poi si arena e si impantana, mostrando un volto quasi sfigurato dopo quello sfolgorante. Nell’ultima settimana, abbiamo visto quest’ultimo, la paura è che possa ripresentarsi quell’altro, ecco perché la squadra non è mai andata lontano in campionato. Vivendo di fasi alterne, non si riesce a dare continuità, la speranza è che, stavolta, si sia trovato l’agognato equilibrio perché, una stagione che sembrava perduta, può ancora aprire scenari di gloria.

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