16 Maggio 2026
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Ajax: la grande bellezza, regia di Ten Hag

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Juventus-Ajax 1-2 è stata una partita storica, un’impresa per i giovanotti olandesi capaci di vincere a Torino contro la squadra che, a detta dei giornalisti, era etichettata come favorita in Champions. Ma Juventus-Ajax è storica per diversi motivi. Innanzitutto il valore delle due rose in campo. L’Ajax, stando ai dati di Transfermarkt, ha un valore rosa pari a 419,45 milioni, quasi la metà rispetto al valore della squadra bianconera pari a 782,50 milioni. La differenza, insomma, è evidente a tutti. L’organico della Juventus è sempre stato invidiabile; quello dell’Ajax è di chi scommette sulle nuove leve e, con bellezza e magia del calcio, riesce a raggiungere una semifinale di Champions. Sono tante le volte in cui qualcuno cercava di convincersi che il calcio è solo un trofeo in bacheca, costante voglia di investire miliardi e miliardi perché solo investendo vinci. Ma l’apoteosi in Olanda, in parte in Italia (specialmente a Napoli) e persino al Camp Nou mentre si giocava in contemporanea Barcellona-United, ha dimostrato le emozioni che questo sport può provocare. Quando un gruppo di ragazzini talentuosi riesce a vincere contro una squadra costruita appositamente per l’obiettivo Champions, chi crede che il calcio sia pura tecnica ed individualità deve ricredersi. Allegri, un anno fa più o meno, parlava di quanto fosse inutile il bel gioco, di quanto lo spettacolo si facesse in un circo, non su di un campo di calcio. Ma nella serata più importante di una stagione, l’allenatore toscano è stato smentito, proprio in casa sua, proprio continuando a far uso di un gioco incentrato sulle individualità. Con una frase di Joahn Cruijff si riesce perfettamente a riassumere ciò che in certe occasioni si evince: playing football is very simple, but playing simple football is the hardest thing there is. Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che c’è. Perché, come già detto più volte, si può avere anche una squadra di campioni, ma se sei privo di principi di gioco, di idee che muovono gli animi dei tuoi calciatori sei destinato ad essere lontano dai traguardi che vuoi raggiungere. C’è chi al posto di De Ligt, sul gol dell’1-2 ha rivisto Koulibaly, o quanto meno ha rivisto chi si ribella allo strapotere monetario di certe società. Quando si guarda Juventus-Ajax e ci si accorge che in campo si gioca alla pari, ci si rende conto di quanto il calcio esista ancora, di quanto questo, per quanto sporcato dal business, riesca ancora a regalare emozioni che segneranno non solo la storia della squadra di Amsterdam, ma anche quella dei bianconeri. E forse in fondo in fondo, Sarri non aveva tutti i torti. A volte la bellezza del calcio conta più di qualsiasi trofeo, a volte giocare quel calcio semplice che Cruijff aveva teorizzato, e grazie al quale avrebbe contribuito a dare una svolta epocale a questo sport, è molto più importante di un trofeo in bacheca. Perché in fondo siamo umani e abbiamo bisogno di emozionarci. E se ci si emoziona e si vince è ancora più bello. Agnelli si è dovuto giustificare tirando in causa la vittoria dello scudetto e quella in Supercoppa. Secondo il patron bianconero tanto basta per giudicare una stagione come questa, positiva. La verità, però, è che quando investi certe somme la fortuna è in costante lotta con l’astuzia. Magari comprare Ronaldo è stata una mossa astuta, ma il caso ha remato contro la Juve, da sempre colpevole di avere carenze nella qualità del gioco espresso. Ci mancava un calcio così, ci mancava un calcio che ci regalasse emozioni. Nell’era del business calcistico, ci sono voci fuori dal coro. E sono quelle che nuotano contro corrente, dimostrando quanto la tattica sia certamente ciò che è alla base di questo sport. Ci erano mancate le emozioni, e fra il Napoli di Sarri e l’Ajax dell’emergente Ten Hag, per non parlare dell’ormai affermato Guardiola, proprio a volte non riusciamo a reggere l’urto di emozioni così forti, quelle che ti lasciano a bocca aperta, quelle che ti fanno realmente provare sensazioni uniche, l’essenza del calcio, la poesia in movimento. Che non si dica che il bel gioco non serve a niente, e che contano solo i trofei in bacheca. È il trionfo della bellezza, il trionfo della poesia calcistica, delle geometrie in mezzo al campo. È il trionfo della tattica, a discapito delle individualità, anche di quella più forte al mondo. È il trionfo di principi di gioco che hanno profondamente cambiato questo sport e che ci permettono di credere che si è vero, (come diceva Cruijff) non si vedrà mai un mucchio di soldi fare gol.

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