16 Maggio 2026
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Frattese, la gloria è lì, ad un passo…

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La gloria è lì, ad un passo. E’ quello spazio proibito ai più, il sancta sanctorum a cui si accede con la perseveranza della fede e l’umiltà dei grandi. E’ un transito atteso da una città intera, tenuta per mano dai suoi piccoli eroi in quest’ultima tappa di un itinerario infinito, dove sconforto ed esaltazione si sono dati il cambio in un loop spesso difficile da decifrare. Il pensiero va alla reazione avuta col Mondragone dopo la rovinosa caduta di Baia, o ai blitz di San Giorgio e Casal di Principe in un clima da ultima spiaggia alimentato dai passi falsi con Casoria ed Afro Napoli e dalle fughe in avanti del Giugliano, fino ad arrivare alla magia di Ciampi al 97’ col Gladiator. Quando la micro dimensione degli spareggi post season sembrava l’unica realtà a cui doversi uniformare. Sono stati 10 minuti di disperazione, di pensieri negativi, di sensi di colpa e di litigi col destino a cavallo tra il pari di Di Paola e l’inzuccata velenosa del difensore beneventano. Frattamaggiore è pronta ad esplodere, divisa dalla D da un piccolo lembo di terra. Quanta fatica c’è voluta per arrivare fin qui, e quanta pazienza per smantellare diffidenze e analisi raccogliticce. Alla lunga, il peso delle responsabilità ha macinato chi aveva l’obbligo del protagonismo, mischiando ruoli e copioni e relegando i nerostellati nella loro dimensione di pura impertinenza.    

DALLA PAURA ALL’URLO LIBERATORIO – Ha tanti volti il successo nerostellato contro il Gladiator. Intanto quello di Marco Ciampi, centrale difensivo uscito troppo presto dal professionismo ma che, solo sei anni fa in Prima Divisione, aveva timbrato in extremis a Frosinone il gol vittoria che permise al Sorrento di giocarsi la salvezza ai play-out col Prato (poi sfumata) evitando il crac diretto. Un volo d’angelo che fece secco Zappino alle stessa maniera con cui sabato scorso ha mortificato De Lucia. Da oggi chiamatela zona Ciampi. Lui che a Fratta è arrivato in punta di piedi, senza ostentare un passato vissuto in ben altre categorie, e aspettando il suo turno in silenzio e nel rispetto di un gruppo che stava già andando oltre ogni sforzo. Vittorie così poi non sono indolori, e semmai qualche acciacco lo lasciano. Ma solo chi non ha conosciuto lo stampo di una cicatrice non percepisce l’odore della felicità. Ne sa qualcosa lo stesso Ciampi, che con sano eroismo ha chiuso il match con una contrattura alla coscia che, in condizioni di normale amministrazione, gli avrebbe imposto il cambio. Lo hanno capito persino patron Rocco D’Errico, che dall’enfasi dei festeggiamenti ne è uscito con una ammaccatura al sopracciglio, e il team manager Biagio Auletta, con una mano fuori uso dopo essersi avventurato in una arrampicata sulla rete di recinzione per celebrare il gol vittoria. Eppure c’è da giurarci che mai incidenti di percorso sono stati più gradevoli per i diretti interessati. Poi il fischio finale e quel senso di liberazione che annulla ogni dolore fisico e ogni sofferenza psicologica. E un improvvisato rinfresco a base di sfogliatelle e champagne per pettinare uno stomaco messo a dura prova da un pomeriggio bestiale: il Gladiator la partita se l’è giocata e l’ha onorata fino in fondo. L’esultanza sfrenata di qualche suo dirigente al gol del pari, e il nervosismo di alcuni giocatori sammaritani a fine gara, hanno confermato più che stimolato questa sensazione. Ecco perché il colpo di coda finale è stato un momento magico per tutti. Anche per il golden boy Ivan Oliva, il cui erroraccio sul pari nerazzurro poteva essere fatale per le aspirazioni di grandezza della Frattese, ma sarebbe stato oltremisura mortificante per la stagione fin qui disputata dal 2001 di Andrea Ciaramella. Di questo ragazzo abbiamo tessuto le lodi in tempi non sospetti, anche per il suo valore tecnico emerso nel corso di questa annata. Una ragione ci sarà se il Rieti se lo sarebbe portato volentieri alla Viareggio Cup. Capita tuttavia che possa scottarti il pallone tra i piedi, specie se sei giovane e devi gestire la tensione nervosa in un momento delicato del match che sembra più grande di te. Ed è quello che è accaduto. Perché nessuno mai potrà sostenere che il suo strafalcione sia stato dovuto a carenze tecniche soggettive. Farlo significherebbe non aver seguito adeguatamente il percorso di crescita del giocatore in tutti questi mesi.

IL DERBY E’ GIA’ INIZIATO – Il prologo di Afragolese-Frattese si è avuto già sui social, a colpi di messaggi Vip. Lorenzo e Roberto Insigne cedono un pezzo di sovranità del loro cuore alla causa nerostellata e, da frattesi doc, si associano con un video alla spinta di una città che sogna il ritorno in D. Poi sarà il turno di Ciccio Lodi dalla lontana Catania. Rispondono i rossoblù prima con Daniele “Decibel” Bellini, in un curioso derby tutto in salsa azzurra, e poi con Pasquale Luiso, un ex di lusso seguito a ruota da un afragolese doc come Giuseppe Vives che proprio il Giugliano di Poziello aveva lanciato nel panorama del grande calcio. Afragolese in sorpasso quando arrivano i messaggi di personaggi illustri del mondo del calcio come il tecnico laziale Simone Inzaghi, Lino Foggia e Raffaele Maiello. Poi il confronto si sposta sul piano della musica, con Franco Ricciardi che fa endorsement per la Frattese e Mimmo Dany che, da giuglianese interessato, tira la volata all’Afragolese. Insomma, l’asse Afragola-Giugliano diventa patto d’onore come il più famoso Molotov-Ribbentrop. Tutto molto divertente, quasi ad ammortizzare le fatiche di una settimana pesante e ad ammansire istinti ansiogeni pericolosi. Un botta e risposta che non può non essere interpretato come una volontà dell’Afragolese di giocarsela senza arretrare di un centimetro. Come è giusto che sia. Del resto la squadra di Giovanni Masecchia, proprio come la Frattese, non può permettersi di speculare più di tanto e ha un solo risultato per evitare il play-off col Gladiator: la vittoria. Normale che dalle parti del Moccia nessuno sia in vena di regali. Tutto questo renderà l’appuntamento di domani ancora più appassionante, anche se in casa Frattese non si maledirà mai abbastanza l’avversità di un calendario che, se da un lato ha strizzato l’occhio al Giugliano, dall’altro ha costretto i nerostellati a vedersela nelle ultime quattro gare con terza, quarta, quinta e sesta in classifica. Una calamità che avrebbe abbattuto un toro, ma non i ragazzi terribili di Ciaramella. Sul campo non ci dovrebbero essere grosse sorprese da un punto di vista tecnico-tattico. Il trainer di Durazzano ha puntato su una mediana muscolare ed esperta nelle ultime due sfide con Albanova e Gladiator, affiancando Fontanarosa e Leone a Costanzo, e dirottando Catavere nel tridente offensivo con Grezio al centro e Simonetti a sinistra. Un accorgimento che ha funzionato e che dovrebbe essere riproposto al Moccia ad opponendum al trio di centrocampo rossoblù, anche a costo di far attendere ancora una volta Allegretta. Del resto autentici lussi per la categoria come Vitiello e Marzullo, esigono una contrapposizione forte, frontale, per non soccombere. In difesa, con Oliva, ci sarà il rientrante Capogrosso, a meno che Ciaramella non voglia premiare Ciampi con un’altra maglia da titolare. Si vedrà. In porta andrà Maisto, una piacevole sorpresa di questo finale di campionato, con Balzano (il duello con Panico sarà tutto da gustare) e Sparano confermati sulle fasce.     

A 90 MINUTI DALLA GLORIA – Porte chiuse al Moccia. Porte aperte invece all’Old Rope di Rocco Pellino, davanti ad un maxischermo, per pregare, soffrire e tifare insieme. Fremono i tifosi, e vibrano i sentimenti anche del Sindaco Del Prete che fa esporre un bandierone nerostellato all’esterno della casa comunale. Fratta vuole vincere e riprendersi quello che le è stato tolto due anni fa da una gestione dissennata che aveva portato alla dissoluzione del vecchio club di Antonio Nuzzo, prima delizia e poi croce delle sorti nerostellate. Fratta vuole sedersi al tavolo dei grandi. Perché sa di meritarlo, perché grande è la sua passione e solida la sua tradizione. Perché a questa Frattese nessuno ha regalato nulla anche se i suoi tifosi hanno regalato a tutti pillole di sportività ed accoglienza in un ambiente spesso impazzito e frenetico, guidato dal totem del risultato ad ogni costo. Ora serve l’ultimo atto di coraggio, il più affascinante. Sarà una notte lunga, introspettiva, carica di speranze. Ma manca davvero poco per l’ultima – si spera – battaglia. La gloria è lì, ad un passo…

About Stefano Sica 913 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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