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Eravamo andati a gustarci un caffè nel bar antistante lo stadio. Una chiacchiera al volo con papà Costanzo, in attesa del nostro turno rallentato dalla ressa generale. “Come lo vedi questo secondo tempo?”, ci dice. “Difficilissimo per la Frattese, che è pure con un uomo in meno”, replichiamo, “il Mondragone sta giocando benissimo e forse non meriterebbe neanche di stare sotto. Sarà dura”. Il tempo di rientrare in tribuna e notiamo subito una strana aria di tensione tra i tifosi granata. Qualcosa non va, è chiaro. E ci sembra di essere stati proiettati improvvisamente in un’altra dimensione. Alcuni ci riconoscono e ci avvicinano. “ I nostri giocatori sono stati aggrediti e non riprenderanno il secondo tempo. Noi da qui ce ne andiamo. E voi queste cose le dovete scrivere”. Richiesta sacrosanta. Proviamo a guadagnare gli spogliatoi per capirci qualcosa in più, ma inizialmente due poliziotti ce lo impediscono. Poi il cancello che dalla tribuna ospite porta ai locali dello Ianniello, si apre magicamente. Ed entriamo. Gli animi sembrano già sereni, intorno ci sono poliziotti, carabinieri e steward a presidiare. Ma facciamo un passo indietro.
LA GARA – Non è stata una Frattese entusiasmante quella andata al riposo in vantaggio grazie ad una trama sopraffina costruita sull’asse Allegretta-Simonetti-Sparano, col centro da avvoltoio puro di quest’ultimo. Troppo tesi i nerostellati, che presentavano la novità Leone in coppia con Posillipo in difesa, e il giovanissimo Arcella esterno offensivo nel 4-3-3 con Aracri a fungere da mezz’ala di raccordo. Qualcosa nella testa dei ragazzi di Ciaramella si era bloccato, tra diversi errori sottomisura e l’incapacità di rendersi particolarmente pungenti in fase offensiva. Un trend alimentato anche dall’atteggiamento assai baldanzoso del Mondragone. Sì, perché i granata c’hanno messo qualcosa in più di un agonismo ordinario e, se vogliamo, legittimo considerato il desiderio di rivalsa dopo la sconfitta immeritata dell’andata. Tra qualche tentativo di metterla sul rodeo, e gli insulti reiterati rivolti verso la panchina nerostellata da un paio di senatori di Papa, che qualcosa non filasse per il verso giusto sembrava solare. Tanta esasperazione, insomma, ha destato sorpresa. Resta tuttavia l’abbraccio prolungato e fin troppo appassionato dei nerostellati dopo il gol, come lo scarico di una adrenalina straripante. Come l’affrancamento da una strana e antipatica vessazione. Un attimo di eternità da condividere tra staff, riserve e i 10 protagonisti rimasti in campo, causa il rosso rifilato a Posillipo (fino a quel momento uno dei migliori) per un ingenuo intervento su Colella a palla lontana. Poi i fattacci. O presunti tali. E le relative recriminazioni con annessi veleni, accuse e narrazioni un po’ pittoresche. A proposito della defezione di Posillipo, chissà che nel prossimo match col Casoria non sia Marco Ciampi a rimpiazzarlo. Il centrale difensivo beneventano, classe ’92 appena tesserato dai nerostellati, è l’ultimo della colonia di ex Sorrento attualmente a disposizione di Ciaramella (insieme a Balzano, Fontanarosa e Pezzella). Un suo gol in extremis a Frosinone alla penultima di campionato in Prima Divisione, nel maggio del 2013, permise ai rossoneri (tra i quali militava lo stesso Balzano) di portarsi a casa tre punti che sarebbero stati decisivi per giocarsi il play-out col Prato, poi finito in una disfatta.
LE INCONGRUENZE – Incrociamo il presidente ospite, Fabio Del Prete, ed è a lui che chiediamo una prima ricostruzione dei fatti. “I miei giocatori dicono di essere stati aggrediti e preferiscono tornare a casa in quanto ritengono che manchino le condizioni minime di sicurezza per proseguire. Io non posso che rispettare la loro volontà”, ci rivela. Del resto anche lui, come noi, aveva assistito al primo tempo dagli spalti. E di più non poteva sapere. Stessa versione che ci conferma anche il tecnico Aldo Papa, mentre gli atleti granata sono ancora chiusi negli spogliatoi. Subito ci è sovvenuta una domanda: come si può parlare di “rischio sicurezza” se allo Ianniello, già da un’ora prima del match, è ben presente, e visibile da tutti, una nutrita rappresentanza di Forze dell’Ordine? Un benefit che è quasi una chimera su tanti campi di periferia dove davvero insicurezza e istinto di sopravvivenza vanno a braccetto. Ma tant’è. Il Mondragone decide così di rintanarsi nello spogliatoio rinunciando a riprendere il secondo tempo. E lo fa contro il parere del direttore di gara, Michele Criscuolo della sezione di Torre Annunziata, il quale pure aveva preso accurata visione del parapiglia accaduto a fine primo tempo (lo testimonieranno le immagini che colgono il suo rientro negli spogliatoi, che segue quello degli atleti come è da prassi per la terna arbitrale). Vale la pena ricordare che allo Ianniello c’è un corridoio di venti metri che separa gli spogliatoi dall’area dove solitamente staziona l’ambulanza di servizio. Nessun giocatore ospite ha richiesto cure o accusato malori, come abbiamo avuto modo di appurare. Un fatto già di suo paradossale. Ci viene peraltro confermato che lo stesso Criscuolo, a seguito di quanto accaduto, aveva provveduto a formalizzare l’espulsione al vice capitano Baratto e ad un altro calciatore ospite (forse Andres, ma si attendono conferme dal comunicato del Giudice sportivo). Nessun provvedimento disciplinare, invece, a carico di tesserati della Frattese, salvo che per il dirigente Rocco Pellino. Che sia volata qualche parola grossa tra componenti dei due gruppi, è plausibile. Che siano state perpetrate delle aggressioni fisiche, ci inizia ad apparire fiabesco in considerazione degli elementi che col passare dei minuti cerchiamo di mettere insieme. Ma proviamo faticosamente ad approfondire. Alle 18 poi, sul canale ufficiale Facebook del Mondragone, compare un duro comunicato con cui si parla di “vile e brutale aggressione” nello spazio antistante gli spogliatoi da parte di 50 persone non identificate. A corredo c’è una foto che ritrae gli under Cioce e Mazzone con due impacchi di ghiaccio sul volto. Ora voi immaginerete: come si può documentare – risultando attendibili – una violenza consumata nascondendo le tracce delle lesioni? Un dubbio lecito. E infatti, come d’incanto, il post scompare dopo un’ora per lasciare spazio ad un’altra nota in cui, dopo il rammarico espresso da patron Del Prete a nome della società, capitan Colella conferma l’aggressione messa in atto da 50 persone non in distinta, citando i traumi contusivi subiti da Cioce e Colella (ma non documentati de visu, evidentemente). Tuttavia non esiste un solo referto medico, come dicevamo. E non c’è traccia di denuncia alle FdO presenti. Non c’è un fermo, non c’è nulla di nulla. Si parla ancora di rinuncia a “tutela” dell’integrità fisica della squadra. E allora qualcuno penserà: se pure uno schieramento così corposo di forza pubblica è stato ritenuto inadeguato, vuoi vedere che si sarebbe dovuto sollecitare d’urgenza un intervento del Ministro Trenta e chiedere rinforzi all’Esercito nell’ambito dell’operazione “Strade sicure” a Napoli? Sentirsi insicuri a quel punto sarebbe stato arduo…
LA CHIUSURA FORMALE DEL MATCH – Verso le 17, minuto più minuto meno, lo speaker dello Ianniello annuncia la sospensione definitiva della gara. Il Mondragone, veniamo a sapere, allega a Criscuolo una riserva scritta in cui indicherebbe addirittura tre calciatori della Frattese come gli autori materiali del misfatto. Un passaggio formale atto a giustificare la rinuncia alla prosecuzione del match. Tutto questo nonostante – ripetiamo – il fischietto oplontino avesse intimato al solo Baratto (e ad un altro atleta ospite) di non rientrare in campo per il secondo tempo. Strano, no? Eppure vero.
L’IMBARAZZO DI DEL PRETE – Fabio Del Prete, presidente del Mondragone, è persona di calcio vera. Un gentiluomo d’altri tempi che ha sempre fatto dell’accoglienza e del rispetto un must. A caldo, nel suo volto, abbiamo intravisto delusione. Mai rabbia o rancore, solo serenità d’animo. Pur nella concitazione del momento. Che abbia subito una scelta presa da altri, soprattutto da alcuni over del gruppo che in campo avevano tradito spiriti bollenti e un po’ troppo belligeranti, è un fatto ormai acclarato. Positiva la sua richiesta di prendere visione – in maniera congiunta col presidente nerostellato Rocco D’Errico – delle immagini registrate dall’impianto a circuito chiuso dello Ianniello. Un gesto indicativo, fatto nel segno della distensione. Solo quel documento potrà fare giustizia delle tante illazioni prodotte nelle ultime ore. Finalmente.
IL CONFRONTO – Molti musi lunghi, inevitabile dopo un pomeriggio durato più a lungo del previsto. Ma tutto sommato tranquilli. Così si presentano i giocatori del Mondragone quando lasciano lo spogliatoio. Tanto che alcuni di loro preferiscono entrare in campo per scambiare due chiacchiere col dirigente nerostellato Alessandro Ferro. Il tutto avviene in un clima pacifico e disteso. Intorno non ci sono cerniere, scorte, bande armate o militari in assetto di guerra. Le FdO osservano, ma molto distanti. E ne nasce un confronto molto pacato, dai toni a tratti divertenti, durante il quale chiediamo formalmente ad un calciatore (e leader) granata – spinti anche dall’atmosfera tornata finalmente piacevole – se è in grado di riferirci chi e quante persone si sarebbero rese protagoniste di questa presunta aggressione. Gli chiediamo di farci i nomi, o perlomeno di dirci se sarebbe in grado di riconoscerne i volti, o qualche segno particolare. Non arriva risposta se non un generico “calciatori, dirigenti, addetti”. Ma chi? Almeno un nome uscirà, pensiamo. Ci dica, siamo tutt’orecchi… “Non lo so”. Avete letto bene: è un “non lo so”, non un “non te lo posso dire”. Ci ritiriamo in buon ordine. Ma ci abbiamo provato.
LO SDEGNO DEI TIFOSI NEROSTELLATI – “Respingiamo le accuse che il Mondragone ci sta rivolgendo tramite i social. Accuse gravi che peraltro stanno fomentando anche gli umori dei tifosi di altre squadre”, ci dice il presidente del Club Nerostellato, Orazio Vitale, che in sostanza ribadisce una posizione già espressa tramite i colleghi di Sport Campania. “Ci riserviamo la facoltà di adire le vie legali per diffamazione” – la sua chiusura -. “Non possiamo accettare che si infanghi il nome di Frattamaggiore a cuor leggero. Come sarebbe stato possibile per 50 persone estranee penetrare con quel servizio d’ordine così massiccio?”. Interrogativo appropriato. Chi frequenta lo Ianniello lo sa fin troppo bene. Lo abbiamo sperimentato anche noi quando per qualche minuto ci è stato negato l’ingresso da due poliziotti di guardia al cancello che separa la tribuna ospite dallo spazio in cui è posizionata l’ambulanza. Di norma, polizia e carabinieri (non solo gli steward) presidiano sia quel lato, sia quello opposto che dà accesso alla tribuna dei tifosi locali. E le regole, sia chiaro, sono inflessibili. Se non si è giornalisti, o dirigenti, o addetti ad una mansione specifica, non si passa. E semmai lo si può fare solo in tempi stabiliti. Le restrizioni, insomma, sono severe.
CLIMA AVVELENATO – In casi come questi, è lecito chiedersi: cui prodest? E’ il dilemma dei casi irrisolti, il tarlo di chi coltiva il dubbio metodico. Chi ha interesse ad avvelenare i pozzi? Ce lo siamo chiesti quando, 20 giorni fa a Lusciano, i giocatori della Frattese furono insultati durante l’intervallo da un bel gruppone di enfant prodige dell’Aversa Normanna. Fu un blitz improvviso, del tutto inaspettato. E passato mediaticamente sotto silenzio. Qualcuno cercò la rissa, fomentò la reazione, a tal punto da indurre l’arbitro ad un intervento repentino per riportare la calma. Nessun atleta nerostellato cadde in queste provocazioni che ebbero tutto il gusto della premeditazione. Il primo tempo filò via liscio e fu poco più di una sgambata per la Frattese, già in vantaggio 3-0. Insomma, il classico testacoda abbastanza prevedibile nell’esito e poco emozionante per i risvolti tecnici in campo. La settimana successiva, allo Ianniello, ci sarebbe stata la madre di tutte le partite col Giugliano. Enigmi brucianti e domande insistenti che generano misteri asfissianti, sebbene non per questo debbano cedere a visioni complottiste, ci mancherebbe. Ma questa sensazione di conventio ad excludendum non fa bene. Alla fine dei giochi, a prescindere da quali saranno le decisioni del Giudice sportivo, si saranno messi in moto in ogni caso due meccanismi sofisticati: creare tensione nell’ambiente nerostellato, facendo in modo che magari il pessimismo della ragione prevalga sull’ottimismo della volontà, ed elevare una cartina fumogena intorno al buon nome di Frattamaggiore, dei suoi sportivi e di che oggi ne rappresenta il rilancio calcistico. Una macchina del fango che, prima di essere rottamata, avrà già inquinato atmosfere e intossicato organismi vitali.

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