16 Maggio 2026
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Paganese, tra amnesie e storici difetti brilla la stella di Cuppone

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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata

Una metamorfosi repentina, inspiegabile. La Paganese, in appena quattro giorni, da leonessa torna ad essere una gattina con gli artigli spuntati. Sarà che il Trapani quest’anno non è proprio lo sparring partner giusto per gli azzurrostellati, che in due gare tra Tim Cup (a fine luglio) e campionato hanno incassato la bellezza di dieci gol al Provinciale (il match di sette mesi fa, finito 6-0, inaugurò in pratica la guerra fredda tra la società e l’ex tecnico Salvatore Matrecano). Fatto sta che il vero fight day della Paganese è durato mezz’ora, prima del ritorno prepotente dei granata. In questa fase, la squadra di Favo ha trascinato con sé il flusso benefico dello spareggio di Coppa perso ai rigori a Viterbo. Approccio devastante e almeno due occasioni sfiorate con Cuppone e Bensaja prima del legittimo vantaggio griffato dall’attaccante. Poi il buio. Che ha tante ragioni.

FRAGILITA’ DIFENSIVA – Già le gare precedenti avevano fatto emergere segnali preoccupanti in questo senso, al di là dei risultati positivi. Parlammo non a caso di braccino corto e di segmenti di gara affannosi nella ripresa con Akragas, Juve Stabia e Matera. La Paganese subisce troppo e fa fatica a gestire i vantaggi. Una lacuna comportamentale che si è manifestata nella gare interne contro Reggina, Catania, Fondi e Lecce, ed esterne contro Catanzaro, Juve Stabia e Trapani. Su cinque gare vinte nel corso di questa stagione, solo due (le trasferte con Cosenza e Sicula Leonzio) sono state portate a casa senza patemi. Con Siracusa (al De Simone), Matera ed Akragas, le sofferenze finali sono state eccessive. A Trapani, in sostanza, la Paganese ha preso in un’unica soluzione quei gol evitati a volte fortunosamente nelle tre sfide precedenti. Favo fa bene a puntare ancora sul 3-5-2, se lo ritiene opportuno: è il modulo su cui ha lavorato nell’ultimo mese, che viene storicamente utilizzato da tante pericolanti e che, in definitiva, gli ha fatto conseguire la striscia migliore di risultati in questa annata. Ma è ovvio che questa scelta tattica non sia, di per sé, il lasciapassare per la serenità. Nel pomeriggio di Coppa con la Viterbese, è stata tutt’altra musica perché i gialloblù, per caratteristiche tattiche, hanno lasciato l’iniziativa in mano agli azzurrostellati, già poderosi in fase offensiva e capaci di far male in qualsiasi momento. E’ stata beffarda l’eliminazione ai rigori, dopo un secondo tempo all’arma bianca e una parte di supplementari assai positiva con le chance nitide capitate sui piedi di Cesaretti e sulla testa di Piana. La Paganese avrebbe meritato il passaggio alle semifinali non fosse altro che per la qualità e l’orgoglio messi in campo al cospetto di un avversario di altra caratura e con ben altre ambizioni. Nessuno, a maggior ragione, si sarebbe aspettato un naufragio così clamoroso al Provinciale. Sì, perché la perseveranza di questa Paganese sta nell’inciampare sempre negli stessi errori di concetto e concentrazione in fase difensiva. Un nonsense per un tecnico che, storicamente, ha sempre curato in modo maniacale movimenti e sincronismi in situazioni di non possesso. Gli azzurrostellati beccano troppi gol su palle inattive e questo è un dato inoppugnabile. I primi due del Trapani (siglati da Scarsella ed Evacuo) sono arrivati così, polverizzando già nel primo tempo il vantaggio della Paganese, poi fortunata a non capitolare su un’altra incursione dello stesso Scarsella su calcio piazzato. Troppo per non pensare che non ci sia un problema di fondo.

 

SOSTITUZIONI TARDIVE – Solo a 20 minuti dalla fine, Favo ha proposto i primi cambi, col punteggio consolidato sul 3-1 per il Trapani. Dentro Pavan e Boggian per Acampora e Tascone e modulo che viene ridisegnato con quattro difensori e un attacco affidato all’estro di Cuppone e al peso specifico dell’ex Pistoiese e di Cernigoi, con l’avanzamento di Ngamba in mediana. Non esiste la controprova ma, evidentemente, sarebbe stato più saggio intervenire prima rischiando, certo, qualcosa. Ma provando il tutto per tutto.

I SINGOLI – Ancora una gara straripante del golden boy Luigi Cuppone, il giovane forse più versatile pescato nelle ultime ore del mercato invernale. Un talento puro capace di interpretare almeno tre ruoli in attacco. Due gran gol tra Viterbo (un centro pesante in extremis che stava per regalare una favola alla Paganese) e Trapani e una voglia matta di imporsi. Il momento per il ragazzo terribile di Nardò, classe ’97, è propizio e va coltivato. Dovesse proseguire col 3-5-2, sarà difficile per Favo, già a partire dal prossimo match sangue e arena con la Fidelis Andria, non puntare sul suo apporto al fianco di Cesaretti, anche sacrificando Cernigoi e Boggian. Colpevoli Meroni e Tascone, invece, in occasione rispettivamente del pari e del terzo gol granata. Il primo si dimentica dell’inserimento di Scarsella, che segna il momentaneo 1-1, mentre Tascone perde banalmente un pallone a centrocampo innescando la ripartenza sanguinosa che consente al Trapani di mettere in ghiaccio la partita. Tranne Cuppone e il solito Scarpa, insomma, è stata una gara da dimenticare per tutti. Con l’Andria sarà vietato sbagliare. Un passo falso comprometterebbe classifica e morale degli azzurrostellati. Favo, tuttavia, potrà disporre della migliore formazione possibile coi rientri nel gruppo di Gomis, Talamo e Baccolo. Quest’ultimo, così come il portiere senegalese, prenderà sicuramente posto nell’undici titolare. Si torna al 4-3-3? Difficile, ma chissà. Nel frattempo, i tre punti coi pugliesi sono d’obbligo. E, se non c’è due senza tre, la Paganese è pronta a far rispettare ancora la nuova legge del Torre.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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