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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata
Una gara per dissipare speranze, tramortire aspettative e sciupare tutti i miglioramenti visti nell’uscita precedente con la Virtus Francavilla. La sconfitta di Rende getta la Paganese in una crisi profonda, a questo punto difficile da tamponare nell’immediato. Brucia lo scivolone inopinato con una diretta concorrente, ma soprattutto resta marchiata sulla pelle l’ennesima prestazione senza nerbo e senza idee degne di essere definite tali. Massimiliano Favo le sta provando tutte, va detto (ne parleremo più approfonditamente in basso). Ma il gruppo risponde sempre poco e male. La gara del Lorenzon è stata lo specchio di una squadra senza identità e forse troppo conscia dei propri limiti strutturali. La Paganese ha fatto ben poco per vincere, nonostante i buoni propositi della vigilia. Ed è rimasta ancora una volta vittima delle proprie amnesie difensive e del proprio atteggiamento minimalista. Da salvare c’è solo la parte iniziale della ripresa (occasione a Cesaretti inclusa), quando gli azzurrostellati hanno colto emotivamente la lezione arrivata da un primo tempo in cui ci avevano capito ben poco per almeno mezz’ora prima di uscire dal guscio. Dopo lo svantaggio non c’è stata reazione, non si è visto orgoglio nè cambio di passo, se non a piccole dosi. E il Rende non ha rischiato praticamente nulla, gestendo il suo tesoretto senza gli affanni che avrebbe dovuto creargli un avversario affamato e feroce. La chance capitata a Regolanti nel recupero è una goccia nel deserto di una performance preoccupante sotto tantissimi aspetti. Palla inattiva, palla alta, palla dentro e palla fuori: la scudisciata di Rossini è solo l’ennesima fotocopia scolorita dello stesso errore visto e rivisto in due mesi come una tortura. Dicevamo di Favo: il tecnico azzurrostellato non ha lesinato mosse e contromosse per uscire dal guado. Ma non sempre le ha azzeccate: la scelta di Bensaja come “gancio” di Regolanti, per esempio, non ha funzionato. Giusta l’idea di garantire un appoggio all’ex Gubbio e di passare, quindi, ad un più logico 4-2-3-1 che ha sorpreso un po’ tutti (alla vigilia sembrava che la formazione titolare dovesse ricalcare quella vista col Francavilla, nel modulo e negli uomini). Meno la supposizione che Bensaja potesse essere l’uomo giusto per quel compito, per quanto un giocatore dotato di assoluta qualità. La conseguenza è stata che Regolanti ha agito quasi in totale solitudine in un 4-3-3 mascherato, come a lui non piace affatto. Successivamente Favo ha avvicendato Talamo con Scarpa e schierato Buxton in coppia con Regolanti, disegnando un quadrifoglio offensivo assai spericolato (e completato dallo stesso Talamo oltre che da Cesaretti). Un blitz tattico che in passato aveva fornito qualche risultato apprezzabile. Ma stavolta riscontri non ce ne sono stati. Sabato al Torre arriva il sorprendente Monopoli dell’emergente Tangorra. Sarà un’altra battaglia dall’esito incerto. La qualità della reazione misurerà la quantità caratteriale di un gruppo che, come imperativo minimo, è chiamato adesso a non sbracare e a limitare i danni. Aspettando gennaio, atteso che una svolta concreta e duratura resterà presumibilmente solo un orizzonte irraggiungibile. Di seguito i Top e Flop azzurrostellati.
TOP
GOMIS – Non si contano le volte in cui tiene a galla la Paganese. Riscatta alla grande la mezza incertezza di dieci giorni fa sul secondo gol di Sicurella. Tuttavia non è la prima volta che il portiere senegalese mostra una forma smagliante e una reattività invidiabile. Meno male che c’è lui di questi tempi.
IL PRIMO TEMPO DI SCARPA E TASCONE – L’ex Sorrento, alla bellezza di 38 anni, mostra nella prima frazione una tenuta atletica e una generosità in fase di ripiegamento commoventi. Gioca da esterno destro ma lo si vede persino dare una mano a Della Corte a sinistra. La sua dedizione alla causa azzurrostellata è totale. Un po’ dispiace non vederlo più incisivo negli ultimi 20 metri proprio perché chiamato ad assolvere i dettami tattici di Favo. L’asso torrese già a Sorrento era stato sollecitato più di una volta a fare il terzino e a divorarsi l’intera fascia di competenza. Un’abitudine non smarrita a Pagani. Positivo anche il mediano napoletano, che prima del riposo coglie una traversa ed è sempre lucido e attivo in fase di interdizione.
FLOP
DELLA CORTE – Viteritti fa il bello e il cattivo tempo dalle sue parti. Il terzino di Favo purtoppo non ha nelle corde l’uno contro uno e non sono poche le volte in cui lascia ampi margini di agibilità al proprio avversario diretto. Poi la difesa combina l’ennesima frittata sulla solita palla inattiva, perdendosi l’uomo, ma questa è un’altra storia.
IL TANDEM REGOLANTI-BENSAJA – Non si è ripetuto l’attaccante romano, spesso avulso dal gioco anche per mancanza di profondità e di veri rifornimenti. La sua è stata una gara del tutto anonima, con la “colpa” di un gol fallito in pieno recupero per mancanza di convizione sottoporta. Impalpabile Bensaja nel ruolo di seconda punta a supporto di Regolanti. L’ex Catanzaro è generoso e corre molto, ma lo fa sovente a vuoto. E non ispira mai una giocata vera per il compagno.

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