16 Maggio 2026
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Sorrento, analisi di un flop (non) annunciato

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Sono trascorsi ormai due mesi e mezzo dalla debacle interna col Cervinara che ha stroncato per il secondo anno consecutivo speranze, progetti ed aspirazioni del Sorrento. Un’illusione perpetua, che si è infranta sui pali di Marcucci, sugli errori (se non orrori) individuali e sull’entusiasmo straripante di un avversario senza freni inibitori. Ma anche e soprattutto sugli sbagli progettuali e strategici di un’annata disgraziata, fallimentare, che ha tradito strabismi e corti circuiti tanto nella visione tecnica quanto nella gestione quotidiana del gruppo e dei singoli. Un tunnel che il Sorrento ha imboccato due estati fa e dal quale non è mai uscito finendo per avvitarsi da solo nella propria sindrome claustrofobica.

SCELTE SBAGLIATE, RIMEDI INSUFFICIENTI

Avrebbe dovuto sbaragliare la concorrenza il Sorrento del Giglio 2.0. Per ambizioni ed investimenti economici. Il suo biennio si è esaurito in un crac inopinato. L’ex coordinatore rossonero aveva pensato un anno fa di cambiare completamente strategie ed indirizzo organizzativo, dopo il doloroso flop con la rampante Sancataldese che aveva estromesso i rossoneri dalla finalissima play-off per accedere in D. Era mancata una figura che fungesse da giusto raccordo tra la proprietà e le esigenze della squadra. E non era bastata la presenza pur carismatica e totalizzante di Giglio. Da qui l’investitura di Pasquale Ottobre, bravo nel costruire un gruppo che rispettasse il contenimento dei costi (quasi dimezzati rispetto all’annata precedente ma sempre imponenti) ma non altrettanto fortunato nella scelta degli under (nessun ’98 o ’99 ha convinto, Pezzella a parte). Tasselli, si sa, decisivi per le fortune di una squadra. Ma il parto della rosa ha sofferto anche le diverse visioni tra il nuovo responsabile tecnico rossonero e il trainer Mario Turi. E tra loro e Giglio. A fronte di un reparto offensivo sicuramente di categoria superiore (e con alternative di assoluta qualità), difesa e centrocampo hanno denunciato più di un equivoco concettuale nel loro assemblamento. Sbagliata e inutilmente rischiosa, intanto, la decisione di puntare su due terzini under (poi “corretta” con l’arrivo di Bolzan, anche se Turi avrebbe voluto Gallo) a differenza di quanto accaduto solo un anno prima. Dopo il giro di boa, il Sorrento non aveva incassato alcuna rete su azione. Segno di una retroguardia solida e affidabile. Troppo affrettata la scelta di lasciare andar via Vanin e Scognamiglio, due perni del quartetto di Turi. Più naturale l’addio di De Gregorio, impossibile da trattenere sia perché di proprietà di un altro club (il Sant’Agnello) sia perché molto ambìto in D. In mediana, con la conferma di Serrapica, sono arrivati altri due play di indubbia qualità ma con caratteristiche evidentemente speculari: Di Capua (caldeggiato da Ottobre e costretto ad adattarsi da interno) e Vitiello (vecchio pallino di Turi). E’ stato bucato l’ingaggio di un vice Temponi che, invece, avrebbe garantito maggiore equilibrio al reparto e soluzioni più efficaci per Turi. Insomma, si è avuta la sensazione di un compromesso perenne tra le varie parti in causa. Più indovinate le intuizioni di Turi sulla scelta degli under (Esposito Lauri e Pezzella). Tanto che il primo, con l’arrivo di Bolzan, ha trovato più spazio proprio a discapito di Di Capua. Non un caso.

INVERNO GELIDO

Ma è nel mercato di ripazione che non tutti i rimedi si sono rivelati taumaturgici. Il Sorrento ha chiuso la finestra invernale con soli tre centrali difensivi di ruolo (Cioffi, Arpino e Terracciano, via Catalano e Ferrara) e una Coppa Italia ancora da giocare. E senza aver aggiustato le valutazioni errate fatte in chiave under appena pochi mesi prima (è arrivato solo Banco da svincolato e persino dopo tanti sondaggi infruttuosi). Una stravaganza per chi vedeva nella vittoria del campionato un orizzonte irrinunciabile. Più logico, tatticamente e non certo per il valore intrinseco indiscutibile dei due, l’avvicendamento Di Capua-Fontanarosa. Non su tutte le scelte, però, il duo Turi-Ottobre ha avuto mano libera, anzi. Una è legata sicuramente all’approdo di Vitale, innesto voluto esclusivamente da Giglio (tecnico e ds puntavano altri nomi). Così come lo stesso imprenditore alberghiero aveva imposto in estate ai due la permanenza di Francesco Scarpa nonostante una stagione negativa (poi purtroppo replicata). Insomma, il Sorrento si è retto su un tripartito che a volte ha faticato a raggiungere al suo interno un compromesso soddisfacente. Il campo col tempo ha parlato chiaro: Scarpa è stato spesso adattato a fare il terzino, così come Cioffi. E Bolzan all’occorrenza ha dovuto disimpegnarsi da centrale, ruolo oramai abbandonato da anni. Tanti esperimenti, poche o insignificanti le alternative in difesa ed in mediana che evitassero questi tatticismi creativi. E davanti la frenesia giovanile di Minicone è stata spesso sacrificata sull’altare dei nomi e delle gerarchie. E’ stato forse questo un demerito di Coppola che, comunque, inizialmente aveva provato a dare una certa fisionomia ad una squadra che non era la sua. Che non rispecchiava la sua idea di calcio e non rispondeva ai suoi inviti a gennaio, rimasti inascoltati, ad operare qualche aggiustamento opportuno sul fronte under.

CAPITANO “VOLANTE”

Ciliegina sulla torta, la scelta di Giglio, diventata effettiva dopo lo sciagurato derby di ritorno col Sant’Agnello, di sdoganare una svolta sui generis: via la fascia di capitano a Scarpa (e non era la prima volta che accadeva, peraltro). E rotazione tra gli atleti per tutte le partite successive. Un diktat che, se da un lato nasceva da un’intenzione lodevole di responsabilizzare il gruppo, da un altro ha minato l’autonomia di un drappello di giocatori che, su questi affari prettamente interni, è per regola non scritta chiamato a decidere in totale autonomia. Su questa materia, come su altre, Giglio è rimasto prigioniero delle sue stesse convinzioni, replicando errori evitabili.

CONFUSIONE FATALE

Ma è anche lontano dal terreno di gioco che confusione di ruoli e responsabilità mal assortite hanno fatto razzia di ogni speranza. Il Sorrento non si è mai fondato su una organizzazione societaria ben definita. Aspetto imprescindibile per ogni progetto vincente. Con Giglio che non sempre ha potuto assicurare la propria presenza, il club ha avuto nel “tifoso-presidente” Giuseppe Cappiello una figura più istituzionale che operativa. E anche l’agibilità di Ottobre ne è risultata monca o, comunque, non piena nella sua effettività. Eclatante quanto accaduto nel corso della settimana che ha preceduto il match play-off col Cervinara, quando nessun membro societario è riuscito a strappare un accordo accettabile per la gestione dell’ordine pubblico. Ed è così che i tifosi dell’Audax, addirittura un’ora prima della sfida (e stranamente in numero superiore rispetto ai biglietti messi a disposizione e venduti in un amen), sono stati fatti accomodare nel settore loro riservato, disturbando a volte le operazioni di riscaldamento dei rossoneri. Un aspetto che Ottobre, Coppola e il gruppo non hanno affatto gradito in camera caritatis. Sono mancati ordine e chiarezza. E Giglio forse ha mancato nella “strutturazione” della società. Tanto che la squadra, nella quasi totalità, ha avvertito intimamente di trovarsi in un contesto spesso improvvisato. Senza regole chiare e veri punti di riferimento. In molti non hanno mancato di denunciarlo, “informalmente”.

SORRENTO 3.0

Lo scossone dopo due annate fallimentari era nell’aria. Così come una discesa in campo in prima persona del main sponsor di sempre dei rossoneri. Inconciliabili le vedute nel breve periodo tra Msc e Giglio. Quest’ultimo avrebbe voluto rilanciare il Sorrento alla sua maniera, ovvero con nuovi investimenti finalizzati a vincere. E sotto la direzione di Giulio Russo (poi finito al Sant’Agnello di Negri). Per Msc la priorità partiva invece dalla valorizzazione dei giovani, soprattutto della costiera. Due idee di calcio diametralmente opposte. La separazione si è consumata in modo quasi naturale, anche se non è stata indolore. Specie per Giglio. Msc, sacrificando le candidature di Luigi Gargiulo e Pino La Scala, ha puntato tutto sul curriculum di Antonio Guarracino, da sempre abituato a lavorare coi giovani (come anche il triennio di Positano dimostra) e “sponsorizzato” con vigore dalle componenti societarie. E l’organico che ne è uscito da questa sessione estiva assolve in un certo senso a questo must. Dove possa arrivare questo Sorrento 3.0, è impossibile stabilirlo ora. Pochi giocatori di esperienza (Guarro, Gargiulo, Munao e Calabrese), un budget ridotto che ha scoraggiato diversi elementi di indubbio valore (Caso Naturale e Polverino, tra questi), tanti ragazzi ancora da scoprire e nessun superstite dello scorso anno al netto di qualche under della Juniores (Esposito, Gargiulo o Raimondi). Il valore aggiunto del tecnico sarà fondamentale se non decisivo in una situazione simile. A favore dei rossoneri gioca il fatto – non trascurabile – che corazzate nel girone di pertinenza non se ne vedono. Tutt’altro. Ecco perché, ad oggi, questo Sorrento può tutto e niente. Ma sognare la prima opzione è possibile. Perché la voglia di rinascere e riscattarsi c’è. Sul tappeto, tuttavia, restano le incognite organizzative che hanno già caratterizzato in negativo il club, ancora oggi privo di figure carismatiche e riconoscibili. Guarracino avrà pieni poteri (tecnici, operativi e di mercato) e tutto sommato è un compito che ha la forza di interpretare. Anche se, come sosteneva Montesquieu, un eccessivo potere conferito nelle mani di una sola persona ha le sue pericolose controindicazioni. Pollice verso, però, per la comunicazione societaria, che si è privata a cuor leggero (altra stranezza, tra le tante) di un professionista esemplare come Giovanni Minieri. Il risultato sono le informazioni tardive, lacunose se non addirittura inesistenti di queste settimane (la squadra ha modificato denominazione e logo, ma “ufficialmente” non si è mai saputo e il perché resta avvolto nel mistero). Una scelta voluta? Chissà. Ma migliorare, nelle pubbliche relazioni come su tanti altri piccoli aspetti, si può. Basta volerlo. Specie se una nuova avventura deve appena iniziare.

About Stefano Sica 913 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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