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“C’era una volta.. E’ così che cominciano le favole no? Sembra ormai scontato che si dica che quella di Francesco Totti è una favola. La storia del capitano della Roma è, ormai, molto più che una favola. E’ unione fra vita e calcio. Intreccio fra calcio e tifoseria. Un legame, profondo, indissolubile, quasi a definirlo materno. Come se Roma un giorno avesse partorito uno dei suoi figli più belli. Il 28 Marzo 1993, Francesco, alla tenera età di 16 anni esordiva in serie A. Ma quale tifoso romano avrebbe mai pensato cosa sarebbe stato Totti per la città, oltre che per la società? Come devono sentirsi quei calciatori pronti a cambiare maglia di fronte a uno che ne ha avuta una sola in tutta la carriera? In un mondo calcistico abituato al concentrarsi sul circolo vizioso dei milioni, quasi non si crede a chi ha avuto solo una maglia. Totti ed una maglia che, ormai, è diventata una sola cosa con la sua pelle. Una specie di tatuaggio che non andrà mai via. Chi ha visto Totti sa cos’è la Roma. Chi ha visto le sue giocate, chi ha avuto modo di apprezzarne ogni singolo movimento è una persona fortunata. E quando Totti a 40 anni suonati entra in campo e, pur giocando da fermo, con un tocco senza vedere ti manda in porta un attaccante, non puoi che ammutolire. Stare in silenzio, godere dello spettacolo che ti offre. Totti è stato l’emblema di un calcio che, ormai, si può definire morto. Fu costretto a scegliere fra Roma e Lazio. Scelse i giallorossi. E, chi lo sa, forse già sapeva di rimanerci a vita. Perché qualsiasi trofeo con la Roma sarebbe valso quanto gli innumerevoli in un’altra squadra. Totti il 28 Maggio scorso ha detto addio alla Roma (da calciatore, e non si sa se ha anche detto addio al calcio). Ma questi sono solo dettagli. Inutili dettagli di una storia d’amore fra il capitano e il suo popolo. Totti è l’ultimo Re di Roma. L’ottavo Re. Come un Colosseo. Totti è monumento. Totti è le strade di Roma. Totti è i fori imperiali. Totti è il calcio nella capitale. Anzi no, Totti è semplicemente il calcio. E’ chi ha voglia di giocare, senza pensare ai soldi. Totti è la fine del calcio che tutti sognano. Quello fatto di calciatori pronti a sudare per la maglia. Pronti a legarsi al popolo. A non tradirlo. Totti è le lacrime di ogni romanista. Totti è il calciatore a cui tutti vorrebbero somigliare da bambini. Sì, quando si gioca con il super santos lungo le strade o in piazza. Si potrebbe continuare all’infinito. Il capitano è stato sempre pronto a mettersi davanti a tutti, in prima fila. A difesa della città, dell’Olimpico. Quel 28 Maggio scorso, 70’000 persone sono state pronte a rendergli l’omaggio più giusto che gli spettava. Perché che voi lo sappiate, Totti ha cambiato la vita di ognuna di quelle persone, in un modo o nell’altro. E non solo di quelle persone racchiuse in quello stadio, ma di altrettante persone che, invece, non sono riuscite a rendergli omaggio di persona. Non si vuole star qui a parlare di rapporti con la società, sarebbe come offendere il capitano. Si vuole star qui a parlare di Francesco Totti. Ma ci vorrebbero mille parole e molte di queste risulterebbero alquanto scontate. Frasi fatte. Al termine di questa lettera, che si vuole dedicare ad uno dei più grandi numeri 10 al mondo, non solo in Italia, è giusto concludere con qualche frase ad effetto. Una di quelle pronte a restare nella mente delle persone. Pronte ad essere legate al cuore, senza andare mai via. A Francé, mi dispiace dirtelo, ma non sei mai stato solo della Roma. A Francé tu non sei mai stato solo della tua città. Non solo di chi, a Roma, ti ha venerato. A Francé tu sei stato e sarai per sempre di chi ama il calcio e di chi è pronto, in qualsiasi parte dell’Italia, a raccontare ai propri figli una favola. Una di quelle che inizi con: ai tempi miei c’era Totti ed io l’ho visto giocare.”
Onore a te, eterno Capitano.

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