16 Maggio 2026
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Salernitana, la proprietà dirada le nubi

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Il problema sul dove allenarsi è stata sempre una costante. Ed oggi è un problema cresciuto a livello ormai insostenibile. Allenarsi in settimana su un campo in erba naturale e dalle dimensioni molto simili a quelle dell’Arechi: è stata questa, molto spesso, la necessità impellente del tecnico granata di turno e sembra che Claudio Lotito e Marco Mezzaroma abbiano recepito la problematica, iniziando a studiare una possibile soluzione che ricalca, però, quanto già fatto in tempi non sospetti da precedenti proprietà. Specialmente negli ultimi anni il sintetico del Volpe più d’una volta è finito sul banco degli imputati in seguito a infortuni di natura muscolare occorsi ai calciatori e così la Salernitana s’è ritrovata costretta a guardarsi intorno, peregrinando in provincia. Un deficit, quello degli impianti sportivi in città, mai colmato e che dura da decenni. Nello scorso campionato l’accordo tra Salernitana e Mary Rosy, in zona Costa Sud Salerno, incrinatosi quest’anno per via di alcuni malintesi che avevano temporaneamente raffreddato i rapporti, con le parti poi riappacificatesi nelle scorse settimane (la squadra granata è ritornata ad usufruire del manto erboso del centro sportivo sito nel comune di Pontecagnano Faiano). Troppo importante però avere un centro sportivo di proprietà, adeguato alle esigenze di una squadra di Serie B che guarda a crescere e al suo settore giovanile. Il Volpe resta di proprietà del Comune e così nei mesi scorsi, stando a quanto sentito in giro, alla società di via Allende è balzata in testa un’altra idea, quella di riprendere il discorso “Salernello” che ai tifosi di vecchia data rievoca ricordi legati ad Aniello Aliberti ed alla fu Salernitana Sport. Membri del management granata, infatti, hanno avuto un contatto diretto in più d’una occasione con chi quell’area, sita nel comune di Giffoni Valle Piana in zona Castel Rovere, se l’è poi aggiudicata all’asta nei mesi successivi al fallimento della Salernitana di Aliberti, ovvero la famiglia Bianco. Semplici chiacchierate esplorative, almeno per il momento. Alla società è stato fatto presente che l’idea, attualmente, sarebbe quella di creare un polo per lo sport giovanile, non rivolto soltanto al mondo del calcio ma anche a quello degli sport cosiddetti minori. In questa logica il calcio avrebbe comunque un ruolo fondamentale, come è altrettanto chiaro che nel caso in cui la Salernitana, e dunque i patron Lotito e Mezzaroma, dovessero mostrare un forte interesse per quel che concerne l’acquisizione dell’area, provvederebbero a metterla a disposizione solo ed esclusivamente della società granata. Anche in tal caso, ci sarebbe la disponibilità massima a ragionare ed a variare quella che era l’impostazione originaria da parte della famiglia Bianco, aperta a qualsiasi forma di collaborazione e con un’amministrazione comunale da sempre attenta sotto questo punto di vista. Assente in tribuna ormai da mesi, il co-patron chiarisce la propria posizione e quella del socio-cognato Claudio Lotito intervenendo ai microfoni del collega Alessandro Ferro nel corso della trasmissione Goal su Goal in onda su LiraTv: “Vorrei sfatare una leggenda metropolitana che sta preoccupando Salerno: ripeto per l’ennesima volta che, fermo restando che tutti e due i candidati alla presidenza della FIGC avevano detto che il tema del divieto per parenti e affini è anacronistico e presumibilmente verrà modificato, la favola per cui la Salernitana sia condannata a rimanere in Serie B per volontà della proprietà è falsa ed offensiva, quantomeno dal punto di vista imprenditoriale. La differenza di ricavi tra Serie A e B è notevole, sarei un imprenditore stupido se non volessi accrescere il mio investimento. Quando si dovesse verificare questo problema, che problema non è, avremo tutte le opzioni per risolverlo al meglio. Io e mio cognato ambiamo a cercare di essere promossi in Serie A perché così il nostro investimento avrebbe una dimensione totalmente diversa. Quando non so dirlo, ci sono tante variabili. Abbiamo fatto tanti investimenti anche quest’anno e non sempre l’equazione si verifica, tra chi più spende: certo, il paracadute di chi retrocede crea una distorsione concorrenziale e poi ci sono le sorprese che si svincolano dalla mole di investimenti. Io preferisco prendere un calciatore in meno per far crescere strutture e risorse perché abbiamo bisogno di crescere in alcuni settori”. Capitolo campo. Mezzaroma interviene anche sul caso Rosina e l’assenza del calciatore dal ritiro che tanto ha fatto discutere. “Sarebbe meglio se ci concentrassimo meno sulle dietrologie e sulle polemiche, stando più vicini alla squadra che è il vero patrimonio di noi salernitani. Non ho mai nascosto l’amore che nutro per la città di Salerno. A volte mi sembra di vedere autolesionismo nell’ambiente a 360°. Poter stare in un ambiente positivo aiuta, alcune volte giocare all’Arechi – e non è una giustificazione perché sono professionisti pagati lautamente per sopportare le pressioni – provoca un’ansia da prestazione che spesso non fa esprimere la squadra in modo dovuto. Alcune volte in trasferta la squadra è più libera con la testa e questo deriva da quanto prodotto nell’arco della settimana. Alleggerire questo carico sarebbe una cosa positiva. A Benevento è stata una prova incoraggiante a livello fisico, d’orgoglio e carattere su un campo pesante, oltre che difficilissimo per la qualità dell’avversario e per il fatto di aver giocato in inferiorità numerica buona parte della gara. Ora dobbiamo dare continuità di risultati soprattutto in casa”.

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