Views: 4
Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
Dove osano le aquile, non c’è posto per gli avvoltoi. Una serata (quasi) da incorniciare eleva Napoli e il Napoli a pochi passi dall’Olimpo europeo e, nonostante la sconfitta, lascia la sensazione che di questa maglia azzurra sentiremo ancora parlare.
Ma, e c’è un ma, tra le note dell’inno della Champions e l’urlo impressionante del San Paolo, qualche stecca clamorosa arriva ancora. Sarebbe anacronistico insistere sulle marcature sui calci piazzati. Come a Madrid, a prendersi la scena, è il vulcanico presidente del Napoli. Da buon vulcano è pronto alla sua entrata in scena, si apparecchia la tavola col cibo campano (o napoletano), eccellenze da valorizzare. Bene. “Abbiamo fatto conoscere Napoli a tutti, italiani e stranieri”. Bene. Poi, però, arrivano le solite stoccate. Difficile capire se le intenzioni siano giuste o meno, probabilmente la forma e alcune esondazioni non lo sono. Aurelio De Laurentiis attacca una certa stampa che sottolinea le differenze tra Nord e Sud. Bene. Focalizza l’obiettivo su La Gazzetta Dello Sport e sul giornalista Mimmo Malfitano, oggetto nei giorni scorsi di un vile atto intimidatorio. Male, molto male. Avrebbe potuto concentrare l’attenzione su certi schizzi d’inchiostro su carta di giornali non per forza sportivi, che hanno inneggiato al piagnisteo napoletano. Ha preferito sparare nel mucchio, esattamente come loro. E, nel mucchio, ci ha buttato pure Malfitano, accusato (senza il minimo dubbio) di essere juventino, in un contrasto stonato con la condanna alla violenza subita dal giornalista, pronunciata qualche istante prima. La Gazzetta, per tutta risposta, quest’oggi apre con una prima pagina che il Napoli occupa per buona parte. Sulla destra, però, ci sono ben tre articoli: il caso Agnelli-Ndrangheta, Bergamo-Curva e spaccio, l’inchiesta su Thohir. Non esattamente elogi al calcio del nord. Ai microfoni di Premium, mister Filmauro si lascia prendere la mano. Forse, per la prima volta, prova a difendere i colori azzurri e “la città”, ma nella maniera meno consona. Tant’è che Sandro Sabatini lo rintuzza con vigore, mentre Paolo Rossi con evidenti cenni della mano fa segno di chiuder lì la questione e Sacchi, a intervista terminata, lo apostrofa come “guerrafondaio”. Come dargli torto?
Dove osano le aquile, il Napoli sfiora l’impresa per una frazione di gioco, poi crolla nell’altra. Si sarebbe dovuto magnificare una squadra che, col lavoro dell’allenatore e della società, contende al Real Madrid il passaggio ai quarti. Una crosta di veterani inzuppata in companatico di giovani rampanti, per un tempo, soffoca le geometrie degli educatissimi piedi madrileni, dando la sensazione di poterli schiodare dal passaggio del turno. Seppur finendo sconfitta, di nuovo, per 3-1 e mostrando un’evidente mancanza di “maturità europea”. Maturità che, a quanto pare, manca anche altrove.

Lascia un commento