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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
Si pensava non esistesse più. E invece è tornata. Prepotente, come ogni incrocio del Milan col Sassuolo che si rispetti. Di Francesco, a fine gara, ringhia più di quanto non abbiano fatto i suoi uomini in campo, alle prese con una convalescenza neroverde ancora altalenante e con il solito Calvarese, male aiutato dal suo team di arbitri domenicale. Al Mapei Stadium tornano in scena i moviolisti di mestiere, abili a cogliere le scene incriminate a favore del Milan, più di quanto non avessero fatto nelle giornate precedenti, ad esempio con Torino, Udinese, Samp e Fiorentina. Per gli smemorati: coi granata della Mole mancò una clamorosa espulsione di Obi, con i friulani quella di De Paul (che infilò il gol vittoria bianconero), coi blucerchiati fu negato un rigore piuttosto netto su Bacca e con la squadra di Sousa la rete del momentaneo pari nacque da un fuorigioco di Chiesa. Per onor di cronaca. Mica si sta qui a far la pesa degli episodi. Ce ne sarebbero e forse ce ne saranno anche di favorevoli, ma l’indignazione a targhe alterne vale poco.
Vale, e tanto, la vittoria in Emilia, che porta la firma di Bacca. Il rigore della vittoria è irregolare, poichè il colombiano scivolando tocca il pallone due volte, prima che lo stesso si insacchi alle spalle di Consigli. Tuttavia, solo l’attento occhio ripetuto della moviola riesce a stanare il tocco, oltre ai supervedenti neroverdi di Di Francesco ovviamente. C’era il rigore su Berardi, toccato da Vangioni e erroneamente ammonito da Calvarese, male assistito da Russo nella circostanza. C’era, nettissimo ed evidente, il rigore su Politano, che controlla il pallone in velocità, prima che Paletta controlli lui, trebbiandolo senza pietà. C’era, nettissimo ed evidente, un giallo a Pellegrini, che poco dopo se ne guadagna uno ancor più meritato, che con tutte le dietrologie che piacciono a Di Francesco sarebbe stato il secondo. Discorsi da bar dello sport, o discorsi da VAR, se preferite. La nuova tecnologia arbitrale, improntata al controllo video, bocciò l’arbitraggio di Milan-Sassuolo nel suo primo test (senza applicazione). Avrebbe, probabilmente, bocciato anche quello di Calvarese. Probabilmente anche quelli sui campi menzionati a favore degli smemorati, però.
Tornando alle questioni di calcio, un Milan spremuto all’inverosimile torna prepotentemente in lotta per l’Europa. Lo fa con una prestazione di compattezza, impreziosita da alcune note liete, ma lievemente macchiata da altri errori grossolani. Donnarumma festeggia i 18 anni appena compiuti con una parata salva-risultato su Berardi, che tentava di redimersi dall’errore dal dischetto. Abate si riscopre attaccante in un finale sofferto, in tutti i sensi. Vangioni si riscopre difensore, dotato di grinta e tecnica, ma non di sangue freddo. Al pari di Paletta, più croce che delizia nell’ultimo periodo. Sosa è il nuovo padrone del centrocampo rossonero e si guadagna i primi, timidi ma meritati, applausi dai suoi tifosi. L’argentino rientra nei ranghi di una carriera mai esplosa, reinventandosi regista basso, pur gravato dal paragone del passato che fu, in cui un certo Pirlo dirigeva l’orchestra rossonera. Se Kucka, a tratti, si fa sorprendere dall’esuberanza fisica di Duncan, Bertolacci alza l’asticella delle sue prestazioni, riaffacciandosi in zona gol e guadagnandosi il penalty della vittoria (e della discordia). Per un Suso a corto di fiato, ma non di colpi, che fallisce nel finale due colpi del k.o., c’è un Deulofeu che macina la fascia senza sosta e firma un paio di occasioni niente male. Da migliorare la mira, come da migliorare è il lavoro di Bacca in zona gol. Il colombiano, pur lottando su molti più palloni di quanti ne aggredisce di solito, continua ad ammiccare al fuorigioco, vanificando l’opportunità di rinverdire il suo carnet di reti in campionato. La genialata involontaria dal dischetto, comunque, lo scagiona dai fischi, nel momento in cui Ocampos lo rileva.
Nel folle pomeriggio del Mapei Stadium, l’unica gara in cui Squinzi sconfitto esulta lo stesso, due difensori conquistano la palma di migliori in campo. Da una parte, l’insospettabile Zapata, autore di chiusure precise e puntuali. Per una volta, l’ex Udinese non fa segnare errori da matita rossa nè da matita blu, in una gara contraddistinta dall’adrenalina imperante. Ed è assolutamente una notizia. Dall’altra, l’ex rossonero Acerbi, sempre più in orbita nazionale, che annulla Bacca in zona gol e governa una difesa pasticciona. Quando si assenta, Peluso e soci costringono Consigli ad un intervento super e poi a sperare nella divina provvidenza sui mancini affilati di Suso.
Nel turno di campionato in cui il Napoli stecca al San Paolo e l’Inter cade a San Siro, la vittoria di Reggio Emilia rilancia speranze ormai sopite. Parlare di terzo posto possibile è concesso dalla matematica, ma il sentiero è impervio. La prossima collina da scalare si chiama Chievo, poi il promontorio Juve allo Stadium. Due gare da prendere con le pinze, per motivi diversi. La discesa, non scevra da insidie, è un miniciclo con le “piccole”, intervallato dal derby. Sognare sì, ma con criterio.

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