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Dopo i due anticipi che hanno registrato la sconfitta del Napoli, crollato al San Paolo sotto i colpi di Caldara e dell’Atalanta, e la vittoria della Juventus sull’Empoli, lo scontro tra Inter e Roma aveva preso le forme di un vero e proprio crocevia stagionale.
Da una parte la progettualità potenzialmente infinita di una squadra già forte ma ancora giovane e, a tratti, poco esperta, poco rodata; dall’altra un gruppo che questo percorso lo ha già vissuto negli anni precedenti, e che sembra essere nel pieno della propria maturità calcistica ed anagrafica. (Anche) Per questo, volendo ridurre il tutto ad una sineddoche, si potrebbe idealizzare che Roberto Gagliardini e Radja Nainggolan incarnassero appieno i due schieramenti: il primo è uno dei giovani più interessanti del nostro panorama, disposto di tutte le carte in regola per poter diventare il fulcro della futura Nazionale azzurra, l’altro è già nell’attuale un giocatore vero, formato e completo, con caratteristiche di livello mondiale. La virtuale battaglia tra i due, guarda caso, si è concretizzato nel manto erboso di San Siro, dove Gagliardini si è ritrovato, sguinzagliato da Pioli, alla costante caccia del Ninja, con una marcatura a uomo degna di un’era calcistica al sapore di passato. Purtroppo per i tifosi di casa e per le idee di Pioli, tuttavia, il risultato è stato deleterio.
Nainggolan ha infatti dettato legge dall’alto della sua cresta, incantando la Scala del calcio con due prodezze fantastiche proprie di un Imperatore Romano. Nessuno ha più paura di eleggere il belga ad uno dei top al mondo nel suo ruolo, e Spalletti se lo gode in quella posizione di finto trequartista assegnatagli su misura e che sembra calzargli a pennello. Il primo gol, giunto dopo pochi minuti dal fischio d’inizio, è stato straordinario per capacità di inserimento, dribbling e conclusione: una saetta a giro sulla quale nulla ha potuto Handanovic. Il vantaggio della Roma è tuttavia figlio di un atteggiamento francamente inaccettabile da parte dell’Inter, scesa in campo molle, svagata ma soprattutto confusa. Pioli, indubbiamente l’uomo in più della stagione nerazzurra, si è però incartato da solo peggio di quanto accaduto a Torino contro la Juventus, perdendosi in virtuosismi di formazione utili solo per snaturare la propria creatura. Nessuno vuol fare della didattica tecnica o tattica, ma è indubbio che puntare sulla difesa a 3 stavolta sia stata davvero una forzatura, che ha di fatto limitato Perisic a fare un esterno a tutta fascia che non sapeva né di carne né di pesce, adattato il buon D’Ambrosio in un ruolo non suo ed isolato un pur volenteroso Mauro Icardi. Pioli, come poi ammetterà a fine gara, ha impostato il match sui duelli, sull’uno contro uno; una scelta folle considerando soprattutto il pacchetto arretrato giallorosso, che con Manolas, Rudiger e Fazio può contare su tre giganti. La sensazione è che non ci fosse un piano alternativo, se non improbabili lanci lunghi a cercare quello con la 9, ed ecco perché nessuno sapeva cosa fare con il pallone tra i piedi. Nemmeno Joao Mario, autore della peggiore prestazione da quando è a Milano, nemmeno Brozovic, indisponente e ciondolante, semplicemente inutile (ma Banega dov’era??).
Il secondo tempo ha visto un leggero miglioramento dei nerazzurri, che hanno iniziato spingendo sull’acceleratore e sono arrivati ad un passo dal gol con Perisic, che ha sprecato incredibilmente da pochi metri. Poi, però, la doccia fredda la serve ancora Radja Nainggolan, che si fa tutto il campo dopo aver vinto l’ennesimo contrasto con Gagliardini e scarica in rete un destro debordante alle spalle di Handanovic. Sembra finita, ma a questo punto l’Inter prova a scuotersi; prima Eder, appena entrato, riceve in area di rigore un calcione da Strootman su cui Tagliavento sorvola, poi Perisic pesca Icardi, bravo a liberarsi dalla marcatura di Rudiger, nel cuore della stessa area: per il capitano è un gioco da ragazzi timbrare l’1-2 e riaprire il match. L’illusione però dura pochissimo. Passano 3 minuti e Dzeko si invola in area di rigore; Medel nel tentativo di ostacolarlo prende palla e gamba del bosniaco, per Tagliavento non ci sono dubbi e Perotti trasforma il rigore della tranquillità: game, set and match.
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La Roma dunque tiene botta alla Juventus e stringe l’elitaria cerchia di coloro che ambiscono allo Scudetto distanziando il Napoli. L’Inter invece perde un’occasione gigantesca per riaprire il discorso Champions League, ed anzi viene inghiottita dalla classifica, superata da Lazio ed Atalanta ed avvicinata in modo pericoloso dal Milan, staccato solo di una lunghezza. Sarà una corsa all’Europa League da vivere fino all’ultimo, anche se la Beneamata sembra una di quelle ragazze trascinate dai propri fidanzati a feste di amici alle quali non vorrebbero mai partecipare. E’ stata, come detto, la sconfitta di Stefano Pioli, che da quando si è seduto sulla panchina nerazzurra ha fatto delle vittorie contro le “piccole” il suo pane quotidiano, perdendo però contro Juventus, Roma e Napoli. A pensarci bene è tutto qui l’assioma: l’Inter è sì forte, ma non ancora al livello delle prime tre. E, con il senno del poi, è proprio un peccato… Capitale.

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