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È un giovane giornalista ma, nello stesso tempo, un affermato volto televisivo. È spesso ospite in tante trasmissioni sul Napoli ma Francesco Manno, direttore responsabile del cliccatissimo e aggiornatissimo sito AreaNapoli.it, è anche il padrone di casa della trasmissione “Filo Diretto”, in onda tutti i venerdì dalle 21.30 su Rtn Tv. Non è il primo anno di vita della sua trasmissione ma, per questa stagione, ci sono delle novità. In passato, era da solo alla conduzione, mentre da quest’anno è coadiuvato dalla collega, Simona Bruno. Ma il loro salotto ha una peculiarità che lo rende davvero originale: chi viene ospitato è l’unico che risponde alle domande dei due conduttori e a quelle dei telespettatori da casa. Suggestivo anche il contesto degli studi, con quella scala a chioccia che conduce al posto in cui ci sono microfoni, telecamere e tutto ciò che occorre per andare in diretta. Si parla di Napoli e non solo per un’ora e mezzo, impossibile staccarsi dal televisore. Ai nostri amici lettori, possiamo consigliare un bel programma per trascorrere un venerdì sera tutto improntato sul calcio: sintonizzarsi dalle 19.30 fino alle 21 su Tv Campane (ch 645) per non perdersi “Footballweb Tv” per poi, allo scoccare delle 21.30, digitare sul telecomando il canale 607 per gustarsi “Filo Diretto”. Abbiamo contattato proprio il collega e amico, Francesco Manno per fare il punto della situazione sul Napoli dopo il pari del Marassi contro la Sampdoria. Gli chiediamo subito che partita ha visto: “Il Napoli ha avuto un ottimo approccio, mi riferisco soprattutto al primo quarto d’ora. Poi c’è stato un lungo tratto della gara in cui il Napoli, pur non rischiando tantissimo dalle parti di Rafael, ha subito oltremodo l’iniziativa blucerchiata. Nell’ultimo quarto d’ora, c’è stato grande carattere nonostante l’inferiorità numerica e si è riusciti a pervenire al pareggio. Il risultato può andare bene al Napoli, perché la Samp in casa è quasi un rullo compressore, non solo non aveva mai perso ma i numeri parlavano di dieci gol segnati e solo quattro subiti. La prestazione non è stata entusiasmante anche perché, a mio avviso, sono stati impiegati tanti giocatori fuori ruolo. Secondo me Britos, è inadeguato anche nel suo ruolo per una squadra che punta ai vertici della classifica, schierarlo come terzino sinistro non fa altro che esporlo a brutte figure. Poi Ghoulam, pur essendo un giocatore di valore, è un esterno basso, non ha quel guizzo e quella capacità di dribbling per sostituire Mertens o Insigne”.
Gli azzurri erano nella condizione di non poter steccare soprattutto dopo il mezzo passo falso casalingo contro il Cagliari. Prima della sosta, era un Napoli sfavillante, alla cui mercé si piegavano squadre di vertice come la Roma e altre tra le più temibili come la Fiorentina, ci si chiede perché impantanarsi sul più bello: “Pareggiare con la Sampdoria ci può stare, il Napoli è andato a vincere anche contro il Genoa in un campo diventato un fortino per i rossoblu. Il problema è quando si perde in casa con il Chievo o non si vincono partite come quelle contro Cagliari e Palermo, per non parlare di altri punti sprecati contro Inter e Atalanta, due gare che si erano messe benissimo. Ma restando sulla questione dei punti persi tra le mura amiche, be’ i numeri dicono che iniziano ad essere troppi: troppo misero il bottino di tre vittorie su sei, la Roma addirittura ne ha vinte sette su sette, la Juve sei su sei. E poi penso ad una partita giocata lo scorso anno proprio dalla Juventus a Catania: gli etnei si vedeva che giocavano la partita della vita, ma i bianconeri avevano lo stesso atteggiamento, se non più grintoso ancora. Ecco, in quel caso la Vecchia Signora si comportò come la “regina delle provinciali”, calandosi perfettamente nel clima partita contando poi su elementi in grado di sparigliare le carte in qualsiasi momento. Chi punta in alto, del resto, non può prescindere dall’avere in rosa un certo numero di campioni”. La differenza è questa, il Napoli in una gara secca, ha le qualità per mettere alle corde Juve e Roma, ma entrambe sono chirurgiche contro tutte le altre. Francesco Manno ci fornisce la sua versione: “Negli undici, il Napoli se la gioca contro tutti e tiene testa facilmente anche a squadre sulla carta più attrezzata, ma è sul lungo periodo che marca il passo troppe volte. Come se venisse a mancare la concentrazione e qui potremmo aprire un altro discorso. Non avere un organico con le alternative all’altezza dei titolari, mette un tecnico in condizione di schierare sempre gli elementi più affidabili dai quali, però, non si può pretendere la stessa lucidità in ogni impegno. Inoltre, c’è anche un problema di personalità in alcuni interpreti. Faccio nuovamente l’esempio della Juventus, non foss’altro perché da anni è in testa al campionato italiano. É vero che Conte dava un’anima alla squadra, tutto vero ma Buffon, in un’intervista, disse che il vero leader era Tevez, capace di trascinare la squadra anche nei momenti di difficoltà rivelandosi una marcia in più. E all’argentino se ne possono aggiungere altri, dallo stesso Buffon a Pirlo, nel Napoli mancano queste figure. C’era Reina ma che, purtroppo, non è più un tesserato azzurro, ci si deve affidare alla vis pugnandi di Gargano che, però, da due anni pareva non rientrare più nei progetti tecnici della squadra. Gente di personalità, serve soprattutto per avere ragione di squadre tignose nei momenti in cui possono saltare i nervi, dal mio punto di vista, se il Napoli pecca in determinate partite contro le medio-piccole, è anche per questo motivo”.
Il discorso non si esaurisce qui, ma c’è da allegare una lunga appendice che riguarda alcuni singoli: “Il rendimento del Napoli è lo specchio anche di quello di alcuni suoi giocatori. Pensiamo a Koulibaly, a volte incensato e poi processato. Ci si chiede perché contro la Roma sia stato sontuoso per poi venire meno contro avversari di medio-basso rango. Non è perché non sia valido ma perché gli manca il tempo necessario per recuperare. Premettendo che è al suo primo anno nel campionato italiano, e questo può provocargli degli sfasamenti, faccio un’altra volta un parallelo con la Juventus. È stato fatto un investimento importante e oneroso per ingaggiare un difensore come Ogbonna senza pretendere che giocasse subito titolare e ad alti livelli. Il Napoli non può fare lo stesso discorso con il difensore francese, perché deve giocare per forza in quanto non ci sono alternative valide perché, mi ripeto su Britos, non lo reputo all’altezza di una squadra che punta allo scudetto, mentre Henrique lo vedo meglio come terzino. Rebus sic stantibus, Koulibaly e Albiol sono chiamati ad essere degli stakanovisti e, di conseguenza, in alcune partite accusano dei cali. Questo è un problema che ci si porta dietro da tempo. Roma e Juventus, pur facendo i conti con defezioni importanti, non pagano in termini di risultati, lo stesso discorso non si può fare per il Napoli”. Dai numeri, emerge anche come il Napoli, tra le mura amiche, sia impeccabile nelle grandi occasioni (possiamo partire dalla Champions dello scorso anno), mentre è contro squadre di cui dovrebbe fare un sol boccone che si placa. Vengono fuori ulteriori osservazioni su un dibattito abusato ma sempre attualissimo: “Credo che ci sia un effetto San Paolo. Il Napoli a Fuorigrotta, soprattutto nelle partite di cartello, è infallibile. Ma capitava anche con Reja e Mazzarri, come se i tifosi creassero un’atmosfera particolare, quasi intimidatoria per gli avversari. Non a caso, anche questa Juventus capace di tutto nel campionato italiano, nell’era De Laurentiis, non è mai riuscita a passare nella polveriera partenopea. Così, quando il tifo incessante cala contro squadre non molto blasonate, è come se ne risentissero anche i giocatori, ai quali viene a mancare la giusta tensione. Per me, con un sostegno maggiore al San Paolo anche contro le piccole, si potrebbero evitare dei cali di attenzione. Comunque ogni partita ha storia a sé, contro il Cagliari lo stadio era pieno, ma non è stata condotta in porto una gara in cui si era avanti di due gol. Nel calcio va sempre messa in conto l’incidenza dei fattori imponderabili”.
Ora passiamo ad un’analisi molto più approfondita sui singoli. Sono tanti quelli da prendere in considerazione, come quelli già da promuovere e chi è da rimandare. Pian piano, si stanno valorizzando anche alcune operazioni effettuate nell’ultima campagna acquisti che tanto ha indisposto la tifoseria. Resta comunque la consapevolezza che sia stata incompleta, specialmente perché c’è chi non riesce più a recuperare la brillantezza di un tempo. Ma ecco il punto del giornalista di Villaricca: “Abbiamo già parlato di Koulibaly e per me è da annoverare tra le sorprese. Al di là di qualche amnesia difensiva, si è rivelato un ottimo rinforzo per il pacchetto arretrato e non si può pretendere un rendimento da top player ad ogni partita. Restando sulla difesa, Albiol è in crescita rispetto agli stenti di inizio stagione. Ottimo anche David Lopez, sinceramente avevo dei dubbi su di lui dal momento che aveva sempre giocato nella serie B spagnola per poi disputare una stagione nell’Espanyol, che è una squadra di medio-basso cabotaggio. Su Higuain, invece, non avevo dubbi che avrebbe dato subito il suo contributo, non si segnano per caso 121 gol con una maglia che pesa tantissimo come quella del Real Madrid. Mi ha sorpreso e continua a sorprendermi Callejon, ero a Dimaro quando Benitez disse che avrebbe segnato quindici gol ed ero rimasto subito molto perplesso. Invece, l’esterno spagnolo ha dimostrato di essere deflagrante in zona offensiva meritando l’etichetta di top player. Una lieta sorpresa è rappresentata anche da Gargano che, da esubero iniziale, si sta rivelando un elemento ancora molto valido. Mi aspetto qualcosa in più da Jorginho e Inler, soprattutto quest’ultimo ha ancora un rendimento troppo altalenante e, in rapporto a quello che è stato l’esborso economico per acquistarlo, non ha soddisfatto le aspettative. I pieni buoni li ha ma gli manca quella dinamicità che serve a chi si disimpegna a centrocampo. Relativamente all’italo-brasiliano, si sta riprendendo dopo un inizio non facile, ritengo che debba prendersi la responsabilità di agire come regista visto che ne ha le prerogative. Degli elementi che il Napoli ha in mediana, è l’unico in grado di verticalizzare il gioco e sarebbe il caso che iniziasse a farlo con maggiore continuità. La delusione, purtroppo, oltre a Michu per cui si sono aggiunti i guai fisici ad un impatto non molto felice con la realtà partenopea, è Hamsik. Eppure, dando uno sguardo alle statistiche, addirittura in rapporto ai tiri in porta, ha una percentuale superiore al passato, ma contrasta di meno. Se è un problema di personalità, lo è sempre stato, però, perché prima era un cecchino e ora non lo è più? Non può essere solo un fatto temperamentale e non credo neanche sia un problema di modulo. Rispetto al passato tira di più in porta ma lo fa da fuori area, quando le migliori cose le ha fatte negli inserimenti e non tirando da lontano. Pare non avere più quella capacità di inserimento, come se fosse imbrigliato da altri giocatori bravi ad attaccare gli spazi e poi ho l’impressione che non sia riuscito a riprendersi dal suo primo serio infortunio. Non mi spiego perché, con lo stesso modulo, incideva così tanto in zona gol mentre non è più lo stesso dopo essere rientrato dall’infermeria. Chiusura su Rafael: mi smarco dall’accanimento mediatico su di lui. Che non abbia il carisma di Reina è un dato di fatto, non foss’altro perché il brasiliano arriva alla sufficienza, mentre lo spagnolo andava ben oltre. A parte qualche incertezza, non mi ricordo errori così eclatanti di Rafael, per rilevarli bisogna andare alla nefasta serata del San Mames. Secondo me, anche lui avverte ancora i postumi, probabilmente psicologici, dell’infortunio. Lo scorso anno, prima di essere costretto a fermarsi, aveva quasi spodestato Reina e non denunciava neanche i problemi nelle uscite che ora molti notano. Non è ancora padrone della sua area ma gli darei tempo, la società ha fatto un grande investimento su di lui e si sapeva che, prima o poi, sarebbe stato il titolare”.
Per chiudere questa lunghissima intervista, tocchiamo un’altra questione spinosa: gli obiettivi. Possibile che i partenopei non possano guardare al di là del terzo posto quando, già piazzandosi secondi due anni fa, potevano creare le condizioni per l’assalto al primato? “Come valore del collettivo, la vera dimensione del Napoli è il terzo posto. Resta il rammarico perché bastava poco per alzare il livello di competitività dell’organico se pensiamo che, guardando i titolari dell’attacco, il Napoli non ha eguali nel campionato italiano. Poi il fatto di aver preso un tecnico come Benitez dal ricco palmarès, poteva aumentare le quotazioni degli azzurri in chiave primato. Invece, è venuta fuori la Roma che partiva peggio visto che c’erano quasi macerie e si è ricominciato daccapo rinnovando l’organico ed epurando giocatori dal grande valore di mercato. Diciamo che se il Napoli dovesse chiudere il campionato al terzo posto avrebbe fatto il compitino, ma non ci sarebbe da esultare molto. Ci tengo a sottolineare che sono un pro-Benitez, gli farei firmare un contratto a vita, ma ora è arrivato il momento che anche lui faccia la differenza. Magari mettendo in bacheca la Supercoppa che si giocherà a breve contro la Juventus. Siccome gli scaffali della sede del Napoli non grondano trofei, conquistarne due in altrettante stagioni sarebbe un risultato da non disdegnare e farebbe felici molti tifosi. La domanda poi è se può bastare la vittoria della Supercoppa per salvare la stagione. In questo caso, sarebbe tutto a discrezione del tifoso. Inoltre, c’è la possibilità di andare avanti in coppa Italia visto che il tabellone sembra favorevole al Napoli che, superando l’Udinese agli ottavi, potrebbe affrontare un’altra gara secca in casa per accedere alla doppia semifinale. Relativamente all’Europa League, ritengo che attualmente gli azzurri possano essere considerati tra i maggiori accreditati per andare fino in fondo, ma ci sono ancora tante incognite da svelare come i club che scenderanno dalla Champions e se le urne saranno benevole”.


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