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Mancavano i loro gol. Quelli di Higuain e di Hamsik. Se il primo sembrava demotivato dopo aver dato tutto, invano, per riuscire a qualificarsi in Champions, il secondo dava la sensazione di essere sempre un corpo estraneo alla squadra. Ci si chiedeva se lo slovacco non fosse stato sopravvalutato in passato, quando su di lui si erano accese le sirene di grandi club anche dell’estero. Ci si chiedeva, inoltre, se un cambio di modulo potesse snaturarlo così tanto da depotenziarlo totalmente. Dopo il gol dell’illusione al San Mames si è eclissato nuovamente con prestazioni irritanti ed evanescenti, a parte quella di Europa League nella sua terra d’origine, per il resto solito grigiore. Contro il Verona, invece, ha suonato la scossa e si è caricato la squadra sulle spalle, come dovrebbe fare un vero capitano. Ha segnato il gol del pari a fine primo tempo per poi completare la rimonta ad inizio ripresa. La sua esultanza è stata rabbiosa, ed è quello che i napoletani vorrebbero vedere sempre: un giocatore con il volto indurito quando è in campo, con una personalità tale da non tremare mai. Chissà che dalla goleada di Verona non rivederemo il vero Hamsik, quello che serve, quello che tante volte è mancato e che, fosse stato al top, avrebbe permesso al Napoli di avere più punti in classifica. In questo lungo periodo di stenti, il pubblico non l’ha mai beccato, come se gli perdonasse tutto per il fatto che abbia giurato amore eterno ai colori partenopei. Del resto, il napoletano è così, se dimostri di amarlo, ti ricambia con un amore cento volte superiore. Ma non è stata solo la serata del riscatto di Marekiaro, perché sugli scudi s’è issato anche Higuain. E sul Pipita si infittivano diversi interrogativi: come mai non segna più? Che avesse disimparato a farlo? Che abbia già la testa altrove? La risposta è arrivata nel momento più delicato della partita con il Verona, quando l’ennesimo pasticcio difensivo aveva vanificato anche la doppietta di Hamsik. Neanche un altro giro di lancette, che il Pipita ha seminato il panico nella retroguardia scaligera firmando il tris azzurro, il nuovo vantaggio e il suo primo centro in campionato. Una rete liberatoria. Ma il pubblico se l’aspettava, avendo urlato ripetutamente il suo nome dopo il primo vantaggio. Lui ha apprezzato l’incoraggiamento e ha ringraziato chi era sugli spalti, dentro di sé cresceva sempre di più la voglia di ripagare tanto affetto. E l’ha fatto in un momento in cui il nervosismo poteva prendere il sopravvento, con il risultato ritornato in bilico. Sul 3-2 è iniziato poi l’Higuain show, il tempo solo di registrare l’ennesimo sigillo di Callejon, che l’argentino ha timbrato il cartellino per altre due volte. Una capitalizzando un assist di un ispiratissimo Albiol (anche lui apparso in grande spolvero, finalmente), l’altra dal dischetto (lì dove aveva fallito con il Chievo alla seconda giornata). In realtà, potevano essere quattro i suoi gol, se solo il guardalinee non avesse ravvisato un inesistente fuorigioco. A parte le solite amnesie difensive, abbondano i motivi per sorridere in casa Napoli, in una serata, o meglio, in un tardo pomeriggio, in cui è successo tutto ciò che era atteso. Il ritorno al gol delle due H, quella lettera che si spera di ripetere più volte per urlare una semplice parola: Hurrà….


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