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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Il professore vesuviano. L’assonanza può ricordare la celebre pellicola di Tornatore, invece, stiamo parlando di Michele Stanco, un docente universitario della Federico II di Napoli che come segno particolare ha un amore infinito per il Portici 1906. Il suo stile è improntato ad una signorilità d’altri tempi, si schermisce quando lo si definisce un intellettuale, del resto lo è veramente. Per fargli iniziare meglio la settimana, nel week end deve aver vinto il Portici, così può arrivare sorridente alla sua cattedra e incominciare con le lezioni. Insegna Letteratura inglese, la sua professione lo porta a trasferirsi mentalmente nella Canterbury descritta da Chaucer, nella Londra vittoriana di Dorian Gray, nella Helsingor di Amleto, nella Dublino dell’Ulisse di Joyce. Essere o non essere, questo è il dilemma? Ma quale dilemma? Essere porticese nell’anima è uno stile di vita, un vanto, un tratto identitario. Il viaggio nell’estetismo di Oscar Wilde e nelle tragedie di Shakespeare non è nulla di fronte al viaggio nei sentieri interiori di chi ha seguito il Portici ovunque e continua a farlo perché il prof. Michele Stanco, a dispetto del suo cognome, conserva dentro un amore instancabile per la sua squadra del cuore. 
Doveroso chiedergli come e quando è iniziato il suo amore per questa maglia: “Le origini del mio tifo sfegatato per il Portici risalgono ai tempi delle elementari, avevo un maestro che lo seguiva da sempre e che abitava nel mio stesso palazzo. Così, quando terminai quegli anni scolastici, fu proprio quel maestro che la domenica portava sia me che un altro suo ex allievo a vedere le partite del Portici al “Cocozza”. Erano gli anni ’70 e da lì non potetti più fare a meno di seguire le sorti della squadra della mia città. Ricordo l’epopea con Borrelli alla presidenza, c’era Peppe Schiano come allenatore, poi ci fu l’avvicendamento al vertice con Pessetti che sostituì Borrelli, c’erano meno disponibilità economiche e, dopo sei anni di serie D, arrivò l’amara retrocessione in Eccellenza. Furono anni bellissimi, c’era il “Cocozza” sempre gremito e, nonostante un po’ di contestazione negli ultimi anni per delle salvezze sofferte, si respirava grande entusiasmo”. Michele Stanco, dunque, segue il Portici dagli anni ’70, a questo punto, sorge spontaneo chiedergli qualcosa sulla partita che l’ha colpito di più: “Più che ricordarne una in particolare, penso a quando affrontavamo avversarie blasonate come Benevento, Juve Stabia, Nocerina, Paganese, Campobasso, sarebbe straordinario ritornare a quei fasti, c’era anche un’accesa rivalità con molte di queste tifoserie che giungevano in massa a Portici ma trovavano un ambiente infuocato. Impossibile dimenticare quelle partite che hanno fatto la storia del nostro Portici”.
Ora facciamo un salto e dal passato ritorniamo al presente. In vista del prossimo campionato, è stata allestita una squadra competitiva per puntare alla leadership e al ritorno in serie D ma il professore preferisce non sbilanciarsi: “Mi auguro che si possa ripetere il piazzamento play off alla luce dell’ottima annata dello scorso anno. La squadra ha già un certo amalgama, è stato riconfermato un blocco importante dello scorso anno, quindi non si riparte ex novo e poi c’è mister Borrelli che ha superato il processo di svezzamento come allenatore e, conoscendo i suoi giocatori e con un anno di esperienza in più, può rivelarsi un ottimo timoniere. Non voglio sbilanciarmi troppo perché lo sappiamo che ci sono tante incognite, ricordo che lo scorso anno il Savoia era partito per stracciare il campionato ma poi s’è sfarinato in corso d’opera, i rischi sono sempre dietro l’angolo, quindi, meglio aspettare i risultati del campo nella speranza che arridano al nostro Portici”.
Adesso, più che un salto temporale, facciamo una virata e passiamo dal calcio alla città chiedendo al docente della Federico II cosa gli piaccia di più della nostra Portici: “Sul piano storico-architettonico, c’è il Miglio d’Oro con i suoi palazzi d’epoca, le ville settecentesche, penso a tutto il Corso Garibaldi ma anche via Diaz, poi abbiamo bellezze come il Granatello, il Palazzo Reale, c’è tanto. Inoltre, abbiamo un centro, mi riferisco a p.zza San Ciro, via Libertà, viale Leonardo da Vinci, molto vivibile, a differenza, per esempio, di Napoli dove ci sono zone ultrapopolane e altre aristocratiche, a Portici c’è più un tessuto medio-borghese che abbraccia tutto il territorio”. Andiamo verso la conclusione di questa intervista resa interessante dalla testimonianza di un tifoso come Michele Stanco che non possiamo lasciare senza chiedergli cosa si sente di dire a quei tifosi ancora indecisi se venire o meno a seguire il Portici allo stadio: “Invito tutti a venire in massa nonostante non giochiamo nel nostro “San Ciro”. Ma per la squadra della nostra città dobbiamo essere disposti a fare qualche sacrificio, teniamo conto che senza tifoseria non si va da nessuna parte e se c’è indifferenza poi non ci possiamo lamentare dei risultati. Ricordiamo che siamo noi a fare la squadra e poi la dirigenza. Mi auguro di vedere sempre più gente allo stadio”. Avendo chiacchierato con un docente di Letteratura inglese, non possiamo che chiudere con due slogan che fanno proprio al caso del Portici in vista della prossima annata: I have a dream, yes, we can….

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