16 Maggio 2026
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Quell’esercito poco quotato ma ben addestrato

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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata


Si sperava di tenere testa alla Spagna, a quelle Furie Rosse che hanno imperversato con un istinto cannibalesco negli ultimi anni, nessuno immaginava che l’Italia dei Pellé e degli Eder potesse tenerle in scacco per 90′ fino ad imporre il proprio dominio. Invece, è successo proprio questo, con una prestazione sontuosa, la Nazionale di Conte ha impartito una lectio magistralis ai fautori del tiki taka approdando con pieno merito, e tra gli applausi della gente, ai quarti di finale. A Bordeaux si affronterà la Germania, altra Nazionale di mostri, ma questa Italia è capace di tutto. La prestazione quasi perfetta al debutto con il Belgio non era stata frutto dell’effetto sorpresa, già dopo la vittoria con la Svezia si parlava di un’Italia sottotono e di un episodio fortunato, mentre contro l’Irlanda divampavano le perplessità. Tant’è che c’era chi pensava ad una Italia pronta ad essere ridicolizzata da Iniesta e compagni e che sarebbe arrivata a fine gara perinde ac cadaver. Invece, sin dai primi minuti della sfida, gli azzurri hanno mostrato l’atteggiamento giusto, il piglio di chi non ha alcun timore reverenziale, la maturità di chi sa come interpretare la gara e come imbrigliare l’avversaria.

Infatti, la Spagna è stata da subito imbavagliata, inaridita nelle sue fonti di gioco, c’è voluto un grande De Gea per non farla capitolare già nella prima parte. Provvidenziale l’intervento del portiere in forza al Manchester Utd su Pellè, poi è stato Giaccherini a dare la sensazione del gol prima che, su una punizione di Eder, Giaccherini e Chiellini si fiondassero sulla seconda palla con il difensore juventino abile a metterla dentro con il ginocchio. Uno di quei gol “ignoranti”ma che fanno godere ancora di più perché arrivano da chi meno te l’aspetti ma che ci ha creduto più di tutti. Chiellini sicuramente aveva iniziato la partita pensando a come tenere a bada Morata, David Silva e compagnia cantante, invece, si è ritrovato protagonista non nella sua area ma in quella iberica, portando i suoi in vantaggio con un gol di caparbietà, di tempismo, anche di fisicità. Lo svantaggio, non ha scosso la Spagna che ha continuato a subire l’Italia che, quasi allo scadere, ha fatto tremare ancora la porta avversaria con un tiro in diagonale di Giaccherini su cui è stato ancora una volta provvidenziale De Gea a smanacciarla in angolo.

L’Italia signoreggiava in campo, con autorevolezza e convinzione, mentre la Spagna era imbolsita e priva di idee, con l’atteggiamento impotente di chi vede il proprio impero espugnato da un esercito di guerrieri poco quotati ma ben addestrati. Nella ripresa, la musica non è che sia cambiata molto, era sempre l’Italia a rendersi più pericolosa, la Spagna solo dopo il 70′ ha iniziato ad affacciarsi con più frequenza dalle parti di Buffon e, complice anche la stanchezza, lì si è capito che bisognava saper soffrire. Gli azzurri l’hanno saputo fare, certo hanno anche rischiato, che miracolo di Buffon su Piqué! Poco dopo è arrivato il raddoppio di Pellè e la sentenza per una Spagna poco affamata più che boriosa nell’atteggiamento. Gli uomini di Del Bosque non avevano gli occhi della tigre, la volontà c’era anche ma non può bastare quando ti ritrovi ad affrontare una Nazionale come l’Italia consapevole dei propri limiti e quindi dedita al pressing, al sacrificio, alla battaglia.

Sulla carta non ci doveva essere partita, Spagna contro Italia, negli ultimi tre anni loro hanno vinto tre Champions e tre Europa League, ma a St. Denis c’è stata la dimostrazione che con il cuore davvero nulla è impossibile. Con il Belgio si poteva pensare che fosse un caso, che l’Italia avesse disputato la classica partita perfetta, invece, quando metti sotto anche la Spagna, un caso non può essere. Un plauso a Conte che ha dato una identità ben precisa a questa Nazionale, negletta all’inizio e ora lodata. Un gol subito in quattro partite, tra l’altro in una sfida inconsciamente presa sottogamba con la qualificazione già in tasca, si parte sempre dalla fase difensiva, ora l’autostima è altissima, questa Italia non avrà le stelle ma ha il carattere e un collettivo affiatato per far tremare anche la Germania.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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