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Era una partita che doveva essere giocata come se fosse una finale di Champions. In palio, non c’erano solo i tre punti ma anche una buona fetta di stagione. Se fino ad una settimana fa il secondo posto era mera utopia, con i tre punti si sarebbe aperto uno scenario nuovo. Se poi avessero detto agli azzurri che, violando il Bentegodi, si sarebbero messi Lazio e Sampdoria a cinque punti di distanza, allora bisognava giocare davvero con il sangue agli occhi. Be’, il Napoli ce l’ha fatta ad ottenere l’importantissima posta in palio, però, sudando oltremodo con una prestazione sufficiente ma non del tutto positiva. Ed è stato un turno più che favorevole agli azzurri perché, oltre al pari interno della Roma contro l’Empoli, la Lazio è caduta a Cesena e la Samp è stata travolta dal Torino. Ci si giocava una buona fetta di stagione perché ora acquista un altro senso, addirittura c’è la possibilità di insidiare la squadra di Garcia che deve guardarsi le spalle. Il problema è che, anche quando riduci lo svantaggio a “soli” quattro punti, hai sempre l’obbligo di prevalere e di non commettere alcun passo falso, sperando che la squadra inseguita inciampi ancora. Ciò che deve fare il Napoli, come giustamente dichiarato anche da Gabbiadini a fine gara, è quello di pensare a se stesso e a vincere sempre. Ma bisognerebbe rivedere qualcosa dal punto di vista dell’atteggiamento. Gli azzurri non sono scesi in campo al Bentegodi con quel furore agonistico che ci si aspettava, non che si dovesse andare sin dal primo minuto all’arrembaggio scriteriato della porta di Bizzarri, ma il Chievo ha largamente tenuta testa agli uomini di Benitez. Dopo un primo tempo chiuso su un 1-1 propiziato da due autoreti rocambolesche, nella ripresa, placata una fase in cui i clivensi si stavano affacciando con frequenza nell’area di rigore azzurra, c’è stata la prima perla di Manolo Gabbiadini. Un gran colpo dell’ex blucerchiato, un tocco di classe che ha spento tutte le velleità di un Chievo che aveva dato già tutto. Grande azione di Strinic sulla sinistra che, liberatosi alla grande dalla marcatura di Schelotto, ha servito un pallone delizioso a Gabbiadini che, di giustezza, ha trafitto Bizzarri. Gol confezionato dai due nuovi acquisti, a testimonianza di come sia importante operare bene sul mercato e, con gli innesti giusti, sale sia il livello di competitività della squadra e sia la possibilità di continuare a vincere. Il gol del nuovo vantaggio è arrivato al 62′, quindi, c’era ancora una eternità da giocare e, De Guzman e Higuain, hanno avuto sui piedi due ottime opportunità per blindare anzitempo la contesa ma, una volta per l’imprecisione dell’olandese (e purtroppo ci stiamo abituando) un’altra per un intervento disperato e provvidenziale di un difensore gialloblu, la gara è rimasta aperta fino alla fine. E, proprio nei minuti di recupero, si è rischiato di subire gol per la mancanza, oltre del cinismo di chiudere la pratica, ma anche di saper congelare il pallone. Il Napoli doveva mostrare la maturità della grande disinnescando gli avversari che invece, fino all’ultimo ci hanno provato. Si è contenti di aver brindato al terzo successo di fila, il quinto nelle ultime sei gare, ma occorre quella cattiveria agonistica che si deve vedere per tutta la durata della partita. Sicuramente non era una trasferta semplice, ma si affrontava comunque una squadra che, terminando adesso il campionato, retrocederebbe tra i cadetti e che ha vinto una sola partita tra le mura amiche. La vittoria è arrivata e anche meritatamente, ma non c’è stata quell’autorevolezza di chi vuol far capire di puntare a disarcionare la Roma dal secondo posto e piazzarsi dietro la Juve. Guai a fermarsi proprio adesso, chi ha la mentalità vincente non si accontenta di tre tris di fila e, dopo la partita di coppa Italia contro un’Inter in crisi, non si può fallire l’appuntamento con la quarta vittoria al San Paolo contro una Udinese brava a frenare la capolista.


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