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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Forse è una scena d’altri tempi ma noi vorremmo che fosse sempre di questi tempi. Quando si gioca una finale, c’è sempre un vincitore e un vinto, c’è chi esulta e chi si lecca le ferite. Vincere è inebriante, perdere, per quanto dignitoso e onorevole possa essere, fa sempre male. Poi ci sono quelle vittorie che si costruiscono sulle sconfitte e si rivelano le più belle, perché ottenute dopo aver sofferto. È successo a Massimo Oddo che lo scorso anno, ha visto sfumare la serie A del suo Pescara proprio in finale, o meglio nella doppia finale contro il Bologna, pur senza mai perdere. Che ha fatto? Gli sono stati tolti gli attaccanti che erano stati gli autentici trascinatori, gente come Melchiorri e Politano che sono difficilmente sostituibili, oltre a dover ripartire, è stato costretto anche a ricostruire. Così, si è affidato a Caprari, e non è stato deluso, e poi si è ritrovato in squadra un Lapadula mostruoso che aveva condotto sul campo il Teramo in serie B a suon di gol, era sia una certezza ma anche una scommessa visto che proveniva da una categoria inferiore. Quest’anno, il giovin signore degli allenatori, Massimo Oddo, ha chiuso il campionato al quarto posto ma, alla fine, ha festeggiato la promozione in serie A dopo la doppia finale con il Trapani, terzo in classifica alla fine della regular season. La scena d’altri tempi, ma speriamo sempre più dei nostri tempi, è quella che ha visto Massimo Oddo, a fine partita, andare dal collega Serse Cosmi che, in quel momento, era con le lacrime agli occhi. Sapeva cosa provava in quell’istante, l’aveva sperimentato lui l’anno prima, anziché andare a festeggiare, sentiva il bisogno di stare vicino a chi voleva trovarsi ovunque tranne lì. Perché Serse Cosmi, dall’alto della sua esperienza di allenatore di massima serie, credeva di riuscire a portare il Trapani in serie A facendo sognare una intera città. Il 2-0 dell’Adriatico si poteva ribaltare, e il gol di Citro ad inizio gara, aveva messo l’inerzia tutta in favore degli amaranto. Ci credeva, Serse, c’era anche uno stadio che spingeva per lui e per i suoi ragazzi ma, nella ripresa, il gol di Verre ha spezzato tutti i sogni di gloria del suo Trapani. Ci aveva creduto così tanto che, alla fine, non è riuscito ad arginare le lacrime. Ma Serse Cosmi sa bene che quelle lacrime possono trasformarsi in sorrisi e applausi ritornando subito al lavoro dopo essersi leccato le ferite, ripartire deve essere la parola d’ordine e chissà che presto Trapani non ritorni a sognare, come ha fatto prima di quel gol di Verre. Nella vita, i vincenti sono quelli che riescono ad avere la reazione migliore dopo una delusione, Massimo Oddo ne è l’esempio più evidente. L’anno scorso ha rilevato il Pescara nell’ultima parte della stagione, subito ha deciso di apportare una rivoluzione mentale: allenamento svolto in spiaggia, tra la gente, perché si sappia di indossare la maglia di una città. Una tifoseria la si entusiasma con i risultati ma la si avvicina camminandole accanto, così si crea una simbiosi o, per meglio dire, una osmosi. Questa finale di ritorno, Trapani-Pescara, sarà ricordata, oltre per aver decretato il ritorno in massima serie degli adriatici, anche per la commovente scena del vincitore che non ce la fa a farsi trascinare dai festeggiamenti perché lì, a pochi metri da lui, c’è un suo collega che sta soffrendo interiormente e che ha bisogno di essere rincuorato.

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