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La festa è qui, al San Francesco. Davanti a 500 spettatori (gli ultras prendono posto in tribuna centrale), il Città di Nocera liquida l’Afragolese nella finalissima di Supercoppa campana (4-2) e mette in bacheca l’ultimo trofeo di un’annata straordinaria. Piove fino a qualche minuto prima delle 17, orario previsto per la gara, poi il tempo dà finalmente un po’ di tregua e permette che spettacolo e festeggiamenti possano liberarsi. Nella curva ospite anche una cinquantina di tifosi rossoblù che appongono uno striscione di amicizia verso i colleghi molossi. Insomma, il clima è da festa vera. Ed è giusto così: in campo ci sono le squadre che hanno stracciato ogni record di punti. I rossoneri, con 80 lunghezze, quelli totalizzati del Vico Equense (79 punti nel 2007/08), mentre gli ospiti hanno vinto il campionato di Promozione con 77 punti, seconda squadra più prolifica tra tutte quelle dilettantistiche campane.
Si parte e, prima Majella e poi Ruscio, si calano subito nel ruolo del leone con due bordate da distanza siderale. Sawua si salva. I molossi tirano fuori corsa, fantasia e numeri con i loro calibri più rappresentativi, ma in rete ci va Fonzino. Finta di sinistro, palla sul destro e Rea beffato con una finta: il gol da distanza ravvicinata, sull’angolino opposto, è da cineteca (14′). Quattro minuti e l’Afragolese (in maglia rossoblù, in bianco con bordi rossoneri i padroni di casa) pareggia: la punizione di Castiello, deviata dalla barriera, fa inchinare Amabile. Ma è una mera illusione perchè, appena un giro di lancette dopo, Marcucci fa velo per Majella e riceve palla andando a depositarla in rete a pochi passi da Sawua dopo aver incocciato il primo palo. Al 21′ il tris: Scibilia raccoglie palla ad una ventina di metri dal limite dell’area e, appena dentro, la butta nel sacco con un fendente velenoso senza trovare alcuna opposizione nella difesa partenopea. Di Pietro, Fonzino e Majella (quest’ultimo con una semirovesciata da urlo) non inquadrano la porta e il poker non arriva.
Nella ripresa, il trainer molosso Enzo Maiuri decide di mettere, meritatamente, un po’ tutti in vetrina: entrano Napoli, Vitolo, Gallo, De Liguori e Aracri, escono Amabile, Apparenza, Fonzino, Lamberti e Marcucci. Verso la fine del primo tempo, aveva fatto il proprio ingresso Santoro per Ciotti. Scibilia inventa e Aracri concretizza (55′): la cavalcata dell’esterno molosso è un cioccolatino per il giovane centrocampista di Maiuri che si beve Capone e la mette in diagonale nel sacco beffando Izzo (entrato per Sawua). Il resto è passerella: Majella sbaglia incredibilmente un tap-in facile davanti ad Izzo poi, sulla ribattuta, spedisce la palla sopra la traversa. Fino a quando, al 73′, Castiello non trasforma un penalty per il 4-2 finale. C’è gloria anche per i giovani della cantera Olivieri, Napolitano, D’Amato, Di Massa e Bonaiuto. E proprio quest’ultimo si fa respingere da Izzo la botta a colpo sicuro che sarebbe valsa la cinquina.
A fine gara, la consegna della Coppa ai rossoneri mentre Maiuri viene premiato con una targa ricordo dall’Associazione Nocerini. Abbracci tra gli atleti delle due squadre e il coro assordante degli ultras dalla tribuna: “Noi siamo la Nocerina”, prontamente accolto dai loro beniamini che vanno a raccogliere la meritata ovazione. Un grido che sa quasi di liberazione per essersi affrancati finalmente da una categoria ritenuta ingiusta e, magari, degradante. Un coro che celebra il presente ma che esprime la speranza di un futuro ambizioso. Intanto, però, è il futuro del 47enne ex tecnico di Taranto e Casertana a tenere banco in queste ore. In settimana ci sarà un incontro per il rinnovo, forse già martedì, come appreso da FootballWeb. C’è volontà reciproca di continuare il rapporto, che sarebbe assurdo interrompere visto il benefit decisivo garantito dall’allenatore lombardo. Bisognerà limare solo qualche dettaglio, anche di ordine economico. Ma un’intesa è possibile considerata la disponibilità di entrambe le parti. Più incerta la permanenza del baby prodigio Piero Ciotti, esterno classe ’99. Non è escluso che il ragazzo, di fronte ad una buona offerta, possa andare via, anche alla luce di una stagione eccellente che gli è valsa la convocazione nella rappresentativa di categoria. All’uscita degli spogliatoi, qualche giovanissimo tifoso chiede maglie ed autografi ai suoi eroi. Non c’è tempo per dichiarazioni ufficiali, ma solo per godersi le effervescenze di un campionato che, in ogni caso, resterà nella storia in quanto il primo passo di un new deal tutto da scoprire. Poi gli attori lasciano il palco e si spengono le luci, ma non l’orgoglio di una comunità che può iniziare davvero a sognare.

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