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Servizio di Enzo Paudice @riproduzione riservata
“Se raccogli tre pareggi consecutivi, due dei quali giocando in casa.
Se non vinci contro la Sampdoria sebbene tu abbia giocato gli ultimi 25 minuti in superiorità numerica.
Se la Roma raccoglie 34 punti nelle ultime 12 partite.
Di semplicemente che sei lì ad aspettare il miracolo. Che arrivi il miracolo.”
Per quanto possa sembrare, non si tratta dell’ultima strofa di “Waiting for the miracle” di Leonard Cohen, ma del solo pensiero che mi è passato per la testa nell’apprestarmi a commentare la partita di oggi.
Non posso più mentire, l’eventualità che la Viola raggiunga il terzo posto esula ormai da qualsiasi commento calcistico e rientra d’obbligo nella sfera del misticismo.
Troppo ampio il divario (non mi riferisco solo al punteggio) tra Roma e Fiorentina per sperare ad un sorpasso Viola. La partita di oggi l’ha dimostrato chiaramente. Da un lato, la Roma viaggia ad un ritmo troppo elevato per pensare che da qui alla fine del campionato ceda 8 punti alla Viola. Dall’altro, la Fiorentina non ha più le forze – mentali e fisiche – per reggere i ritmi della squadra di Spalletti.
Mi spiace dirlo, ma la squadra di Sousa oggi ha definitivamente (non matematicamente) perso il treno che le avrebbe permesso di giocare tra le grandi d’Europa. Non rimane che salvare l’ultimo obiettivo della stagione, forse il solo che si era posto la società ad inizio anno: la qualificazione all’Europa League. Non tanto per ridurre il rammarico per una stagione che sembrava fantastica , ma per dare a questa annata un esito più dignitoso.
Quanto lontana sembra infatti essere la Fiorentina del girone d’andata, di cui la forza del gruppo l’hanno portata addirittura ad essere una delle pretendenti al titolo. Troppo piccola è sembrata oggi la Viola, tanto che solo a citare la parola gruppo, viene la pelle d’oca. Perché oltre alla gloria personale, ben poco è sembrato motivare la prestazione di gran parte dei giocatori scesi oggi in campo. Tutt’altro che un gruppo, piuttosto semplici sostanze puntiformi (o meglio note come Monadi) riprendendo un’espressione cara a Leibniz.
Non ci resta quindi che aspettare in un miracolo, per quanto da troppo tempo ormai la Divina Provvidenza non si occupi più di ciò che avviene nel Franchi.

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