16 Maggio 2026
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La Scala del Calcio ai piedi di Insigne. E del Napoli forza quattro.

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gianluca russo

Servizio di Gianluca Russo @riproduzione riservata

Il Napoli del “calcio totale”. Questo è quello che la squadra di Maurizio Sarri sta diventando, o forse è diventata già. Una condizione atletica straripante, un modulo che si adatta alla perfezione alle caratteristiche degli interpreti (e non viceversa), gli uomini giusti al posto giusto. E’così che si spiega, in estrema sintesi, il 4 a 0 che gli azzurri hanno rifilato, alla “Scala del Calcio”, lo stadio “Meazza” di Milano, ad un Milan che non è ancora una vera e propria squadra e, soprattutto, che sembra avere troppi interpreti non all’altezza. Se Jorginho, regista di un centrocampo a tre e preferito al pupillo Valdifiori, è diventato un altro giocatore rispetto all’anno scorso, e Conte mediti se in Nazionale gli preferisce il lento pede Montolivo, se lo stesso discorso vale per Insigne, molto più vicino alla porta e quindi più lucido e preciso con il suo destro quasi prensile, anche nei calci da fermo, per Allan, che si sta scoprendo goleador, dopo due anni di Udine con appena due reti all’attivo in A, per Higuaìn, campione finalmente sorridente (ricordate le continue lamentele con tutti nell’era Benitez?) ed anche per l’intero reparto difensivo, dove spicca il vigore di un Koulibaly in grandissima forma, allora la mano dell’allenatore si vede eccome. A Milano si è vista anche la capacità di approfittare, dopo una buona partenza degli avversari, del minimo errore da parte del Milan, quell’errore che ha consentito al Napoli di recuperare palla e ad Insigne di servire Allan che batteva Diego Lopez dalla stessa posizione dove in Europa League, a Varsavia, due volte aveva sbagliato. Si è vista, nuovamente, l’intesa perfetta Higuaìn-Insigne, che ha fruttato lo spettacolare raddoppio, in avvio di ripresa e la ritrovata capacità di Lorenzo di colpire, anche su punizione, in maniera spettacolare. Per il folletto di Frattamaggiore, i cui detrattori potrebbero tranquillamente dedicarsi all’ippica o al curling, ma siamo in un Paese democratico, almeno ufficialmente, e quindi tutti possono esprimere il proprio pensiero, è l’anno della consacrazione: 24 anni, 4 reti in Serie A in appena 7 giornate, a 2 dal suo record in categoria, 6, nella stagione d’esordio, con Mazzarri, 2011-2012. Insigne, lo abbiamo sempre sostenuto, aveva solo bisogno del giusto tempo per maturare e della giusta collocazione tattica, a sinistra in attacco nel 4-3-3, appunto, il modulo con cui si è espresso al meglio allenato da Zeman, tanto a Foggia quanto a Pescara. Il 4 a 0, autogol di Rodrigo Ely su traversone di Ghoulam, è pura accademia. Il Milan già non esisteva più. Quattro gol a San Siro, 5 a Brugge e Lazio, 2, ma potevano essere molti di più, alla Juventus, e i paragoni tra questo Napoli ed illustri compagini del passato si sprecano. Dall’ “Arancia Meccanica”, l’Olanda di Crujiff, allo stesso Napoli di Vinicio e Maradona o, perchè no, al Milan di Sacchi e Capello. La strada però, sia chiaro, è ancora lunga. E adesso c’è la sosta, che per Insigne vuol dire Nazionale, e poi ci sarà la nuova capolista, la Fiorentina. Se la condizione atletica assisterà il Napoli in questa delicatissima fase, quella del tentativo di inserirsi stabilmente nei quartieri alti della classifica in un torneo che non ha padroni, il problema sarà più dei viola che degli azzurri.

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