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Serie C, già 23 cambi in stagione. E tanti tecnici che scalpitano

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DI STEFANO SICA

Ventitré panchine su 60 saltate dopo appena quattro mesi e mezzo di campionato, con Bisceglie e Triestina che hanno addirittura avvicendato tre tecnici per dare una sterzata alla propria annata (Vanoli-Pochesci-Mancini in nerazzurro, Pavanel-Princivalli-Gautieri in alabardato, senza contare che la Viterbese aveva richiamato a novembre Calabro al posto di Lopez). Ma c’è da giurarci che il conto non sia finito qui, con diverse situazioni pericolanti che potrebbero registrare a breve una scossa risolutiva. E siamo appena al giro di boa. Perché poi ci sono i cambi di stagione primaverili, quando molti club provano a salvare il salvabile per accreditarsi un rush finale all’avanguardia. Tuttavia, nonostante questo numero già imponente di ribaltoni, c’è una lista interminabile di allenatori in attesa di una nuova chance e pronti a rimettersi in discussione. Alcuni con un’esperienza consolidata della categoria, altri penalizzati da qualche flop recente ma desiderosi di riscatto.

Dino Pagliari e Walter Novellino rappresentano l’usato sicuro con la loro militanza ultraventennale. Non proprio fortunate le ultime apparizioni a Viterbo e Gubbio del trainer di Macerata, che però le insidie della C le conosce bene e, oltre alla storica cavalcata col Ravenna verso la cadetteria, può vantare una finale play-off nel 2013 persa col Pisa contro il Latina in Prima Divisione. Novellino, a cui non riuscì di risollevare lo scorso anno le sorti del Catania, è certamente tecnico che, per i suoi lunghi trascorsi in A e B (mancava dalla C da ben 25 anni), potrebbe rappresentare ancora un valore aggiunto per chiunque. Un vero svincolato di lusso per la categoria è senza dubbio Andrea Sottil. Per lui parlano i campionati vinti con Siracusa (prima che gli aretusei cedessero lo scettro allo Spezia a causa di una forte penalizzazione) e Livorno, oltre ad annate molto positive con Gubbio e Paganese. Il trainer piemontese paga evidentemente una stagione caracollante a Catania, là dove, tuttavia, sembra esserci negli ultimi anni un buco nero che inghiottisce un po’ tutti gli allenatori di turno.

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Dopo l’ultima avventura incolore a Foggia in B, Pasquale Padalino non avrebbe di certo difficoltà a ricominciare da un campionato dove ha ottenuto buoni risultati alla guida di Matera e Lecce. Coi giallorossi ha conteso fino all’ultimo il primato proprio ai dauni, prima di venire esonerato per un’aperta ostilità ambientale nei suoi confronti che aveva reso la sua permanenza in Salento ormai impossibile. Chi già ha assaporato una riscossa personale è Antonino Asta: il tecnico siciliano, dopo gli esoneri di Lecce, FeralpiSalò e Teramo che avevano fatto seguito alla bella parentesi Bassano Virtus, ha condotto lo scorso anno la Pistoiese ad una salvezza brillante. Può essere lui l’uomo giusto per una squadra che necessita di affrancarsi dalle proprie difficoltà. Cammino parallelo per Giuseppe “Nanu” Galderisi, una istituzione della serie C. L’ex attaccante del Verona, in orbita Olbia fino a pochi giorni fa, ha fatto lo stesso col Gubbio dopo un’esperienza agrodolce e per certi aspetti romanzesca a Lucca, città dove ha saldato la permanenza in categoria nel 2015 con un addio turbolento appena due anni dopo.

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Anche Nevio Orlandi, in arrivo da un biennio da mille e una notte a Vibo Valentia (una promozione e una salvezza), sarebbe un candidato autorevole per subentrare in una situazione complicata. In cerca di un riscatto immediato, dopo un periodo difficile, ci sono Davide Dionigi, Alessandro Calori e Massimo Drago. Del primo, che aveva sfiorato la B col Taranto, restano un esonero lampo a Matera e cinque mesi al comando del Catanzaro tra il 2017 e il 2018, prima delle dimissioni presentate nelle mani del presidente Noto insieme al Ds Doronzo e al Dg Maglione. Calori, che pure aveva mancato per un soffio l’approdo in cadetteria col Trapani, non era riuscito lo scorso anno a ridare un senso benigno alle sorti della Ternana, anticipando col suo esonero l’era Fabio Gallo. Lo stesso Drago, reduce come Calori da tante stagioni in B, è incappato a Reggio Calabria in un interregno negativo ma è in attesa di inserirsi in un contesto che gli consenta di proporre il bel calcio messo in mostra a Crotone. L’ex numero uno crotonese, vicinissimo al Trapani prima dell’incoronazione di Fabrizio Castori, dovrebbe comunque slegarsi dalla Reggina per accettare un’altra proposta. Peraltro lo stesso Drago si era scambiato l’incarico con Roberto Cevoli, sicuramente uno dei tecnici emergenti attualmente senza contratto. Il trainer riminese, dopo il rientro sulla panchina amaranto, è riuscito comunque a portare la squadra nei play-off replicando il raggiungimento degli spareggi conseguito l’anno precedente a Renate.

Insomma, Cevoli è allenatore dal curriculum giovane ma con un futuro tutto da scrivere. Proprio come Leonardo Colucci e Michele Pazienza, quattro e quattordici anni in meno rispetto a Cevoli, e un cammino tecnico ancora “verde”. La differenza magari sta nel fatto che i due ex centrocampisti pugliesi hanno l’urgenza di cancellare qualche stagione non andata proprio secondo i programmi: a Reggio Emilia o a Pordenone per Colucci, a Pisa e Siracusa per Pazienza. Colucci in ogni caso riparte dalla salvezza tagliata a Pesaro, seppur frutto perlopiù di un girone d’andata disputato su livelli altissimi. Mario Petrone e Pino Rigoli possono garantire esperienza e conoscenza della categoria, oltre ad una nota capacità a subentrare a giochi in corso. Rigoli, un profondo studioso del raggruppamento meridionale, lo scorso anno è riuscito anche ad alzare la Coppa Italia di C alla guida della Viterbese, lasciando al palo il Monza di Berlusconi. Un traguardo autorevole e da ricordare a vita, specie in considerazione dei terremoti surreali che hanno sconvolto la panchina laziale. Petrone ha l’esigenza di ricongiungersi con un passato (neanche tanto lontano) vincente, ma nel frattempo è reduce da uno scorcio di campionato positivo a Pisa e da una salvezza a Rimini. Treni presi entrambi in corsa con tutti i rischi del caso. Restano liberi anche William Viali, Fabio Rossitto e Valerio Bertotto, pure loro tecnici giovani che conoscono pregi e difetti di un’assunzione di responsabilità a stagione iniziata. Da non trascurare anche Giuseppe Magi, sempre nel mirino di quelle società che cercano una svolta. C’è il rampantismo di Pasquale Luiso, bomber dagli illustri trascorsi (e dall’attitudine al lavoro coi giovani) che provò due anni fa a mettere in sicurezza il Racing Fondi, non riuscendo nell’impresa nella doppia sfida con la Paganese ma sfoderando idee e organizzazione tattica. Per chi poi vuole sognare in grande, svezzare qualche buon under o semplicemente coltivare l’utopia del bel gioco, c’è sempre lui, l’immortale Zdenek Zeman. Ma questa è un’altra storia…

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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