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Signor Prefetto, signor Questore, permettete qualche domanda?

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DI STEFANO SICA

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Facciamo una premessa: non reciteremo il rosario dei luoghi comuni e ci terremo accuratamente alla larga da qualsiasi ragionamento banale o semplicistico. Per l’ennesima volta, Frattamaggiore è messa all’angolo da un provvedimento sanguinoso, ingiusto, che ne mortifica (ancora) reputazione e passione, che esalta solo l’autoritarismo effimero di un’autorità muscolare e poco pensante. Ma non è questo il punto. Non più ormai. Ciò che conta è capirne la genesi. Ed è evidente che il dispositivo del Prefetto di Napoli – che chiude le porte per il match di Coppa allo Ianniello tra Frattese e Afragolese – fa acqua da tutte le parti. E racconta una realtà che non esiste, o che, comunque, è parecchio deformata. Vediamo nel dettaglio. Nella notifica si fa accenno “all’acerrima rivalità che sussiste tra le frange estreme delle due tifoserie che ha dato luogo nel corso degli ultimi incontri calcistici a disordini ed atti di intemperanza”. Non si capisce bene a quali episodi – e “incontri” – ci si riferisca in considerazione di due aspetti: lo scorso anno entrambe le gare si sono disputate a porte chiuse. La stagione precedente (la prima dei nerostellati in Eccellenza dopo la rinascita targata Rocco D’Errico), la Frattese non era seguita da uno zoccolo duro di ultras, che sarebbe ritornato sugli spalti solo all’inizio del recente campionato. Acerrima rivalità acuita, continua l’ordinanza, “da rapporti di ostilità – da un lato – e di gemellaggio/amicizia – dall’altro – che le due cennate fazioni di supporters mantengono, rispettivamente, con le tifoserie di Casoria e Giugliano e, all’opposto, con quella della Puteolana”. Un’illustrazione perentoria, nonché una chiamata in correità che fa sobbalzare dalla sedia. Verrebbe da chiedere a questi campioni dello studio delle fibrillazioni da stadio: quali sono stati i provvedimenti adottati – ad esempio – in occasione del match disputato dall’Afragolese a Pozzuoli solo due settimane fa? Lo ricordiamo per i più distratti: chiusura del solo settore ospiti. Ecco la prima incongruenza. Ne vogliamo trovare un’altra? Le ultime due sfide tra Frattese e Giugliano (allo Ianniello e nella finalissima di Castellammare) si sono disputate con la presenza di entrambe le tifoserie sugli spalti. Tutto liscio, tanto da meritarsi (a proposito della gara del Menti) gli encomi pubblici del presidente Figc Campania, Carmine Zigarelli, e del vice presidente vicario della Figc, Cosimo Sibilia. Congratulazioni che hanno investito non solo società e tifoserie, ma anche tutti coloro che hanno contribuito alle attività di pianificazione, coordinamento e dislocazione delle Forze dell’Ordine per un appuntamento così importante e delicato come quello di Castellammare. Oggi tutto questo viene cassato. E nel dispositivo prefettizio si racconta persino di una “conformazione strutturale dell’impianto sportivo che non consente, sia all’interno che all’esterno, una separazione tra le tifoserie utile ad evitare il contatto tra le diverse fazioni ed alla presumibile presenza di un congruo numero di supporters ospiti, stimata in diverse centinaia di spettatori”. Strano. Spiegazioni preconfezionate, che sanno di illustrazioni per pacchetti vacanze. Noi ci ricordiamo fin troppo bene il numero di tifosi del Giugliano presenti a Frattamaggiore lo scorso inverno, circa 600. Ci ricordiamo limpidamente il comportamento tenuto dalle due tifoserie allo Ianniello (esemplare) e, siccome ci piace essere informati e sul pezzo, abbiamo buona memoria anche dei titoli di parecchi siti specializzati che raccontarono quella giornata di sport: “Spettacolo sugli spalti”, “vince il fantastico pubblico”, et similia.

Sarebbe bello avere delle risposte a queste nostre perplessità. Sarebbe quasi doveroso che qualcuno si facesse carico di illuminare l’anatomia di queste piccole contraddizioni. Sono quesiti che volentieri giriamo ai dirigenti del Commissariato di Frattamaggiore che, oltre ad aver ispirato questo divieto surreale, troppo spesso hanno dimostrato di avere una concezione un po’ troppo dispotica dell’ordine pubblico. A Questore e Prefetto di Napoli andrebbe posta anche una domanda bruciante che solleva, quella sì, una priorità assoluta: a che punto sono le indagini per individuare i protagonisti dell’aggressione perpetrata a Mugnano verso alcuni tifosi della Frattese al termine del match con l’Afro Napoli (estraneo, va ricordato, alle vicende)? Eppure è passato un anno. Nessuna notizia, il buio più assoluto. Perché?

A Frattamaggiore, come era evidente, sono ore di sconforto e rassegnazione, appena mitigate dalla buona novella arrivata dal Giudice sportivo che ha rigettato il ricorso del Forio per la presunta posizione irregolare di Salvatore Roghi. C’è chi ha invitato la società a non far scendere la squadra in campo (o a gettare nella mischia la Juniores), chi ha trovato come unico sfogo – forse troppo frettolosamente – quello di mandare tutto a quel paese chiudendo col calcio e con la Frattese. E poi c’è chi, come Orazio Vitale, presidente del Club Nerostellato, ha lanciato una proposta lucida e di buon senso: un tavolo permanente che metta insieme rappresentanti delle due tifoserie, delle due società e delle Forze dell’Ordine. Pura utopia? Si vedrà. C’è anche chi accusa il club di “non aver fatto abbastanza” per impedire questo esito. Ma è innegabile che la Frattese abbia soltanto subito questo provvedimento, stritolata da un fumus persecutionis chiaro, lineare, determinato a non fare prigionieri. Che poi il club possa promuovere al suo interno una figura in grado di mediare coi tifosi e con le Forze dell’Ordine, a partire dai gangli dirigenziali, è un altro discorso. No, non è morto il calcio come sostengono in molti e come pure la Frattese ha voluto affermare con la diffusione di un volantino (che alleghiamo). Oggi muore la credibilità di troppi padroni del vapore. Di quelli che hanno preteso ed ottenuto decreti e decretini sicurezza liberticidi, per poi assumere comode posizioni pilatesche.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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