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Una bella giornata di sole. E uno Ianniello desolatamente vuoto, rianimato dalle urla solitarie dei calciatori e dal passo stanco e abitudinario dei pochi addetti ai lavori che hanno avuto la fortuna di presenziare. Come nella Fortezza che domina il deserto dei Tartari. Due immagini che stridono, che hanno chiuso il cerchio di una ingiustizia senza precedenti. Quanto bastava per contraffare già la linea di partenza. Poi le cose non sono andate come qualcuno aveva previsto, o addirittura auspicato. Perché, proprio sulla scia del famoso romanzo, quella Fortezza è diventata vivace, sfrontata, e si è riappropriata del suo ruolo per fare da argine ai Tartari. E’ l’eterogenesi dei fini che in molti non avevano calcolato, ma che spesso scombussola piani strani e rade al suolo sottoboschi malsani. E che ha risarcito la Frattese e Frattamaggiore di un danno procurato, privando tuttavia l’Afragolese di un punticino che il campo aveva legittimato anche in virtù di un primo tempo spavaldo. E’ lì che si è apprezzata ancor di più la saldatura tra una città mortificata nell’orgoglio, e la sua squadra. In quella festa a fine partita tra i giocatori e i propri tifosi nel mega piazzale dello Ianniello. Momenti magici, interminabili, mai vissuti in una maniera così profonda e totalizzante. Un patto di ferro contro il diavolo, uno schiaffo violento sul viso poco raccomandabile dell’inganno. Sotto questo aspetto, la vittoria contro l’Afragolese ha avuto un valore straordinario, che va al di là della classifica e che può segnare il vero punto di svolta della stagione nerostellata. Poi, si sa, in questi casi devono essere i capitani coraggiosi a metterci la faccia. E qualcuno poteva nutrire dubbi su un certo Claudio Costanzo? Qualcuno osava insinuare che, anche con 38 di febbre, la sua adesione alla battaglia sarebbe venuta meno? Solo al replay si riesce ad ammirare la portata di un numero strepitoso che eleva il talento ad arte: recupero palla, freddezza nella gestione, testa alta e cross calibrato per la testa impietosa di Grezio. I grandi vanno sempre in tandem e insieme potrebbero scalare montagne.
Ma c’è di più: la società, nel giorno della “giornata nerostellata”, ha perso un incasso che si prevedeva ragguardevole. E per dei soci che, grazie anche a qualche sponsor che ha abbracciato la causa per fiducia o empatia, sono abituati ad iniettare danaro nel club senza poter contare su entrate strutturali di altro tipo, è stato oltremodo un aggravio ulteriore. Una beffa atroce. Ma tant’è. Si replicherà oggi con la Puteolana, nel derby del cuore per via di una amicizia storica tra le due tifoserie. Ma la ferita resta, specie quando si sono combattute battaglie di principio che risvegliano amor proprio, dignità, valori e senso di ribellione per un atto che si vive come lesivo, ingiusto, gratuito. Lesivo del buon nome di frattesi la cui compostezza è conclamata a prova di bomba, ingiusto verso il club, gratuito perché senza una motivazione credibile.
A rileggerla dopo una settimana, appare ancora bizzarra la motivazione che, in base al dispositivo del Prefetto di Napoli, ha portato alla chiusura dello Ianniello. Quantomeno è stata il frutto o di una conoscenza adulterata della realtà, o della volontà tout court di chiamarsi fuori da qualsiasi rogna gestionale. Vale la pena ricordare come lo scorso anno, le due sfide tra Frattese ed Afragolese si siano disputate a porte aperte e senza particolari prescrizioni, senza alcuna ripercussione sull’ordine pubblico. Se si inceppa la filiera delle informazioni tra più organi del Ministero degli Interni preposti a valutare il grado di rischio di una partita di calcio, c’è da preoccuparsi seriamente per il paese, innanzitutto. Se chiudere tutto anche in gare di Eccellenza diventa una consuetudine, vedi il match odierno tra San Giorgio e Giugliano, l’ingiustizia corre il pericolo di sposarsi persino con l’abuso. Per non parlare della possibilità per un club di ricorrere al Tar contro questo tipo di provvedimenti. Una chance che avrebbe senso se queste decisioni fossero prese in tempi celeri, certi, stabiliti. E se magari il Casms si prendesse la buona abitudine di disporre le proprie determinazioni nella settimana precedente alla gara in oggetto. Sarebbe un po’ complicato sollecitare il Tar con reclami d’urgenza 24 ore prima che si consumi il danno. Un controsenso tipicamente all’italiana.
I tifosi della Frattese, dopo aver già opposto domenica scorsa calore e civiltà a tutto questo circo impazzito, come è nella loro cultura sportiva e sociale, replicheranno oggi con uno striscione e la dispersione in cielo di alcuni palloncini colorati in onore di Antonio Megalizzi, reporter morto a Strasburgo in seguito ad un attentato terroristico. L’iniziativa è del Club Nerostellato, non nuovo peraltro ad iniziative di questo tipo. Qualcuno lo ha dimenticato o ha fatto finta di dimenticarlo.

Resta la gara di oggi, l’ultimo impegno del 2018. Si gira come campioni di inverno ma il derby coi granata, sulla carta agevole, non andrà affatto sottovalutato. E’ da sfide come queste che si pesa la credibilità della grande squadra. La Frattese ci arriva comunque dopo una settimana psicologicamente arrembante, iniziata con la classica cena prenatalizia presso l’Old Rope di Rocco Pellino, in un clima di festa e di gioia incontenibile. Ci ha messo del suo il presidente Rocco D’Errico, che ha voluto per questo evento una organizzazione impeccabile e originale. Il resto lo ha garantito la beatitudine perenne di un gruppo che si diverte, che sta bene insieme e vuole continuare a coltivare il sogno. Là dove nessun altro potrà arrivare.

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