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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
Una vita in slalom, ovviamente speciale, ma anche gigante. Se dici Tomba, dici storia dello sci italiano, ma soprattutto uno dei primi personaggi a sfondare lo schermo con gli sci ai piedi, a farsi amare dal grande pubblico, tanto da costringere la Rai a interrompere Sanremo per godersi le sue imprese di Calgary. Era il 1988 e Alberto Tomba si affacciava nelle case degli italiani con la sua dirompente figura, tanto talentuosa quanto ingombrante, soprattutto quando si trattava di riempire le colonne dei giornali scandalistici. Cinquant’anni compiuti, alla stregua del numero impressionante di vittorie conseguite in Coppa del Mondo, per scrivere il suo nome negli annali dello sci mondiale. Secondo solo alla leggenda Ingemar Stenmark e all’austriaco Hermann ‘Herminator’ Maier, due campioni che sono venuti esattamente prima e dopo di lui, quasi a segnare una linea di confine nell’evoluzione dello sci alpino. Ingemar Stenmark ha dovuto addirittura ‘prendere la paga’ dal giovanotto di San Lazzaro di Savena nel 1987, quando lo svedese dovette accomodarsi un gradino al di sotto di Alberto, il vincitore dello speciale. E dire che, su un carabiniere nato sugli Appennini emiliani, non avresti scommesso un euro, in mezzo alla sfilza di altoatesini della tradizione italiana. Eppure ‘la bomba’ Tomba, con quel suo accento bolognese malcelato, ha saputo riscaldare i cuori degli appassionati italiani come nessuno. Come a Madonna di Campiglio, quando 40mila spettatori festanti, armati di campanacci e folklore, lo attendevano in fondo alla pista, chiamandolo al ritmo dei suoi scarponi scossi dal cancelletto di partenza.
Si diceva di Calgary ’88, quando si piazzò ben due ori canadesi al collo, ma si arriva fino ad Albertville ’92, sulle nevi francesi, in un quadrienno che lo incoronerà come il primo atleta a vincere nella stessa specialità dello sci alpino per due edizioni consecutive, stavolta il gigante. Bisognerà aspettare fino al ’95 per vederlo trionfare nella Coppa del Mondo generale, vent’anni dopo Gustav Thöni, in una stagione condita da undici vittorie, di cui sette consecutive, a cui si aggiungono ovviamente le coppe di specialità. Al momento del suo ritiro nel ’98, il carnet di successi resta eccezionale: cinquanta gare vinte in Coppa del Mondo, una Coppa del Mondo assoluta, quattro Coppe del Mondo di slalom gigante e quattro di slalom speciale; due ori e due bronzi ai Mondiali; alle Olimpiadi tre ori e due argenti.
Una vita in slalom, però, anche dai giornalisti. Il gossip italiano non risparmia nessuno e la grande esposizione mediatica ha giocato brutti scherzi anche ad Albertone. Uno scatto della sua possente silhouette nuda, rubato dal fotografo milanese Aldo Martinuzzi, gli costò la vendetta in Alta Badia, a testimoniare le sue reazioni mai banali. Ne fece le spese la coppa di cristallo, appena conquistata con un terzo posto, che lo sciatore lanciò all’indirizzo del fotografo, insieme ad alcuni improperi difficilmente ripetibili. Ne scaturì una denuncia, una condanna (commutata in sanzione pecuniaria) e un sostanzioso risarcimento in lire.
Non è l’unico episodio poco lieto lontano dalle piste innevate, così come non è l’unico flop. Come dimenticare lo straordinariamente infruttuoso debutto da attore in “Alex l’ariete”, prima e ultima prova di recitazione di Tomba al fianco di una giovanissima Michelle Hunziker, che gli valse il prestigioso “Cinepernacchie” come attore protagonista e il “Fiasco d’oro” nel peggio del cinema italiano. Senza contare gli incassi al botteghino che vide staccati soli 597 biglietti, di cui buona parte nella zona di Bologna, manco a dirlo.
Un personaggio sopra le righe, ma soprattutto sopra le piste, che non abbandona tutt’oggi, rinunciando a ruoli di primissimo piano da allenatore o da dirigente federale, ma non mancando mai quando si tratta di promuovere lo sport che l’ha reso una leggenda. Cinquant’anni di Tomba, cinquant’anni di sci con la s maiuscola.

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