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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
C’è una strana ironia nel destino. Solo un anno fa, la più rosea delle prospettive rossonere, non avrebbe lasciato spazi a fantasie su eventuali successi. Eppure, in soli 365 giorni, tra delusioni e cambi d’allenatore, pare che la pista di decollo sia finalmente pronta. “Scusate il ritardo” per il Milan, ormai, sembra diventato un must, tra closing che slittano e aerei che saltano. L’unica certezza, puntuale, è l’unico aeroplanino che sembra molto al di là dal saltare: Vincenzo Montella.
Tracciare un profilo del 2016 del Milan non è affatto facile, ma di una cosa si può essere più che certi: la curva è in netta crescita da tanti punti di vista. Basti pensare che l’anno che sta scivolando via era cominciato con Mexes e Alex al centro della difesa, Montolivo in cabina di regia, Honda sull’esterno e Cerci subentrante che fallisce la più clamorosa delle occasioni, a tu per tu con Mirante, dribblando la possibilità di farsi passare per calciatore al ‘Meazza’ contro il Bologna. Per tutta risposta, adesso, sembra che proprio il Bologna sia interessato a rilanciare l’esterno ex Toro in Serie A. Quando si dice essere masochisti. Ah, ovviamente senza dimenticare che, pochi minuti dopo, Giaccherini avrebbe firmato il colpaccio dei felsinei, prima vera crepa nella credibilità di Mihajlovic sulla panchina rossonera. Il serbo avrebbe trovato il terzo esonero in carriera solo tre mesi dopo, lasciando in dote 49 punti in 32 giornate, distribuiti su 13 vittorie, 10 pareggi e 9 sconfitte. L’ultima, quella fatale, arrivò con la Juventus, la stessa avversaria che, di lì a poco, il Milan avrebbe dovuto affrontare in Coppa Italia, ma con un nuovo allenatore.
A lui, nonostante l’esperienza non positivissima, vanno riconosciuti alcuni meriti oggettivi. Quello di aver portato in rossonero Alessio Romagnoli, ad esempio, che, seppure osteggiato per la cifra dell’operazione, allo stato attuale è uno dei migliori difensori italiani in circolazione, in continua crescita, ed è diventato uno dei punti fermi del giovane Milan di Montella. A proposito di giovani, Sinisa può vantarsi di aver lanciato in Serie A Gigio Donnarumma, facendogli scavalcare le gerarchie che lo vedevano terzo portiere, alle spalle di Diego Lopez e Christian Abbiati. Da allora, il baby portiere non ha più staccato i suoi guanti dai titolari, diventando qualche settimana fa l’eroe della Supercoppa di Doha. Per entrambi i giovani talenti, poi, si sono spalancate le porte della nazionale.
Tornando al cambio di panchina, Christian Brocchi trovò la ‘promozione’ dalla primavera alla prima squadra, incensato in pompa magna da Berlusconi e Galliani e svilito, poi, dai risultati. Otto miseri punti racimolati in sei partite e la sconfitta nella finale di Coppa Italia, contribuirono a non donargli un futuro a San Siro. In particolare, ci fu addirittura un peggioramento nelle prestazioni della squadra, che si autocondannò all’ennesima esclusione dall’Europa, di fatto, nei pareggi con Carpi e Frosinone e nella sconfitta di Verona con l’Hellas, lasciando i preliminari all’emergente Sassuolo.
Il sogno di un Milan giovane e italiano, nella mente di Berlusconi, non ha mai perso di sostanza. Pur con la telenovela della trattativa coi cinesi che imperversava un giorno sì e l’altro pure sulle colonne dei giornali, sottotraccia il Milan ha costruito un’ossatura importante da questo punto di vista. Il primo tassello è stato, senza ombra di dubbio, la scelta di affidarsi a Vincenzo Montella come guida del “nuovo ciclo”. Una scelta vincente, a conti fatti, al netto degli scetticismi di inizio campionato. L’aeroplanino è riuscito dove altri avevano fallito: ha idealmente tappezzato le pareti di Milanello con tessuto insonorizzante, per tenere i suoi al riparo dai rumours sul closing perennemente slittante e le lusinghe di mercato ordite da procuratori inquieti, improntando la sua politica di lavoro alla semplicità e all’efficacia. Chi si aspettava un gioco elaborato, con trame arzigogolate e fraseggi prolungati di prima, sicuramente sarà rimasto deluso. Se dal mercato non è arrivata la qualità, meglio puntare sulla concretezza e sull’astuzia tecnico-tattica.
Più Simeone che Guardiola, dunque, o, se vogliamo, semplicemente Montella. Il Milan ha cominciato a scrollarsi di dosso le paure di cinque anni senza acuti. Ha imperniato uno scheletro solido sull’intesa Paletta-Romagnoli al centro della difesa, il recupero di Abate (prodigioso) e De Sciglio (lento) sulle fasce, i muscoli di Kucka, la valorizzazione di spacca-partita come Bonaventura e Suso, il dualismo competitivo tra Bacca e Lapadula. A poco a poco, ha cominciato ad alzare la voce e si è riscoperto ugola raffinata, capace di inerpicarsi fino a vette mai raggiunte negli ultimi cinque anni, fino al secondo posto a sole 4 lunghezze dalla Juve ammazza-campionato. Quella stessa Juve che, i giovanotti terribili di Montella, con Donnarumma e il debuttante Locatelli in testa, hanno battuto a San Siro, spezzando un digiuno lunghissimo. Forse la sveglia definitiva è suonata addirittura 20 giorni prima del match di campionato con i bianconeri.
Il secondo tempo col Sassuolo scippa-Europa, che ha permesso di trasformare una sconfitta per 1-3 in una rimonta monstre fino al 4-3, resterà una delle più belle pagine del 2016. Quella ripresa da infarto rossonero rappresenta la presa di coscienza dei propri mezzi che si estende da San Siro a Doha, nell’apotesi di Supercoppa. L’ennesima ripetizione sul capolavoro in terra qatariota a celebrare il ritorno di una coppa nella bacheca milanista.
Il nuovo Milan sa cadere e sa rialzarsi. E’ capace di prendere una scoppola a ora di pranzo dall’Udinese e poi firmare sei risultati utili consecutivi. E’ capace di addormentarsi a Marassi in un martedì sera d’ottobre, per poi risvegliarsi a pochi passi dalla vetta della Serie A. Sa fallire rigori importanti a Roma, come quello che avrebbe potuto decidere diversamente lo scontro diretto coi giallorossi di Spalletti, per poi sfruttarli a suo favore nella lotteria contro l’esperta Juve. La migliore caratteristica dei rossoneri è proprio questa: esattamente come accade sui banchi di scuola o nelle prime esperienze, i giovanotti della banda Montella sanno imparare in fretta dai propri errori, mostrando un potenziale interessante e smisurato. Al 2017 è demandata l’ardua sentenza sulla sottile ma fondamentale separazione tra vittoria e vanagloria, che passa anche dal mercato di gennaio, nel regalare al tecnico rossonero ulteriori mattoncini nella sua opera di ricostruzione del Milan. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Lavoisier approva.

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