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Si dice che Lazio e Napoli si siano spartite un tempo ciascuno, in realtà, non è proprio così. Che i biancocelesti abbiano giocato la prima frazione con maggior intraprendenza e intensità, passando meritatamente in vantaggio, è vero, così come è vero che il Napoli sia uscito fuori nella ripresa pervenendo giustamente al pari. Ma è anche vero che i partenopei, nei primi 45′ si sono creati le loro occasioni mentre, dopo l’intervallo, c’è stato un monologo azzurro con la Lazio quasi sparita dal campo. Tutto sommato, l’1-1 è il risultato più giusto, che lascia i giochi ancora tutti aperti sebbene il Napoli abbia il vantaggio di giocare il ritorno in casa e di approdare in finale anche mantenendo il risultato inchiodato sullo 0-0. Ma ogni partita ha storia a sé e, quindi, la Lazio andrà a giocarsela ad armi pari al San Paolo, con gli azzurri che non devono steccare dinanzi al proprio pubblico conquistando l’ennesima finale. Andando ad analizzare un po’ la partita, il Napoli ha denunciato i soliti limiti, evidenziatisi soprattutto nel primo tempo e in occasione del gol subito. Il problema non è stato tanto farsi trovare scoperti su una ripartenza avversaria (il che è comunque indice di squilibrio tattico), ma lasciare una prateria a Felipe Anderson, libero di avanzare centralmente senza che neanche uno dei tre difensori si sganciasse andandogli incontro. Così, il brasiliano ha avuto tutto il tempo e lo spazio per servire Klose a cui, una volta bucata la difesa, è bastato un semplice tocco da attaccante di razza per sbloccare il risultato. Davvero da ingenui subire un gol del genere e poi, così come la Lazio ha avuto la possibilità di raddoppiare se, nella stessa azione, Andujar non si fosse superato e Britos non avesse salvato sulla linea la respinta a botta sicura, anche il Napoli ha messo i brividi alla retroguardia capitolina, specialmente su un tiro a giro di Higuain, spentosi a fil di palo. Nella ripresa, c’era bisogno di un Napoli con un altro spirito, altrimenti sarebbe stata dura. Così è stato, gli azzurri, sin dalle prime battute, hanno messo alle corde la porta di Berisha. Ci ha provato David Lopez, sfortunato a colpire la traversa su un colpo di testa, ci hanno provato Inler e Gabbiadini da fuori, poi è partito Higuain come un razzo e, defilatosi per superare Berisha, ha servito un pallone d’oro che proprio Gabbiadini non ha potuto fallire. Ancora un altro gol per l’ex doriano che ormai è sempre più un cecchino, al momento non si può prescindere dalla sua disciplina tattica e dalla sua vena realizzativa. Callejon e Hamsik, entrati nel secondo tempo, hanno dimostrato ancora una volta di attraversare un periodo di ingiustificato e troppo lungo appannamento, averli così in mezzo al campo rischia di essere solo una zavorra. In una serata in cui si è stati ancora una volta vittima dei propri limiti difensivi, la reazione di cuore e orgoglio ha permesso al Napoli di uscire dall’Olimpico con un preziosissimo pari che, al ritorno, consentirà di accedere alla finale con una vittoria. È tutto nelle mani degli uomini di Benitez, se poi non dovessero piegare in casa la compagine biancoceleste, è giusto che non vadano a giocarsi la seconda finale in due anni, ma il primo round si è chiuso con il Napoli illeso. Si rigiocherà tra un mese, anche perché gli impegni sono copiosi, Lazio e Napoli si stanno giocando sia il terzo posto che la finale di coppa Italia e, da queste prime due gare giocate entrambe in casa del team di Pioli, pare che i partenopei abbiano qualcosina in più, c’è ancora tempo per avere la risposta definitiva.


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