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Credevamo che razzismo ed intolleranza verso ciò che si ritiene “diverso”, se non socialmente e antropologicamente altro da sé, fossero stati relegati in una lontana dimensione subumana dove deficit culturale e assenza di principi solidali avessero la loro degna cittadinanza. O meglio, pensavamo che questa sacrosanta aspirazione democratica e civile fosse stata raggiunta almeno nel mondo del calcio. Perlomeno ai suoi livelli più alti e professionali. Perché, per dirla con Mauro Valeri, responsabile dell’Osservatorio sul razzismo nel calcio, troppi e ancora inaccettabili sono i fenomeni di discriminazione razziale nel panorama di un calcio giovanile che, mai come oggi, contamina mirabilmente provenienze e culture diverse. Di sicuro non potevamo farci illusioni sulla presa di coscienza di talune tifoserie – o parte di esse – di cui si sente il puzzo di una apologia del fascismo neanche tanto latente. Insomma, avevamo sognato che gli scivoloni di Tavecchio o i “nervosismi” di De Rossi (lo “zingaro di m…” rivolto allo juventino Mario Mandzukic) fossero merce rara e deperita. L’esternazione di Mattia Perin, però, ci ha riportati tristemente coi piedi per terra. Il riferimento è al bizzarro endecasillabo sfornato su un noto social network a proposito delle “marocchinate”, ovvero gli stupri e le violenze di cui furono vittime le donne della Ciociaria da parte delle truppe coloniali francesi, molte provenienti dal Nord-Africa, che non mancarono di accanirsi con torture e vessazioni anche su una nutrita percentuale di popolazione maschile. Gli insulti di alcuni tifosi del Frosinone, anche loro, va detto, strappati ad un sano equilibrio interiore come meta di diritto per ogni essere umano, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non occorre qui riprodurre la storia di quegli eventi insultanti e vigliacchi, perpetrati nei confronti di una popolazione indifesa. Lo ha fatto con precisione chirurgica l’amico Mariano Messinese. Fatti che, per quanto esecrabili, non potranno mai gettare, comunque, ombre su quello che è stato il fenomeno della Liberazione dal nazifascismo, complesso nelle sue sfaccettature pre e post-belliche, ma pur sempre benefico e ineludibile.
LITTORIA E COLONI VENETI – E pensare che le origini di Perin, come tradisce il nome, risalgono all’identità di quelle comunità venetopontine che contribuirono non solo a popolare “Littoria”, ma anche ad appropriarsi dei poderi dell’Opera Nazionale Combattenti, ente che poi si sarebbe occupato delle bonifiche agrarie. Suo nonno, tutto sommato, era già un emigrante. Oltre che colono, s’intende. Ma si sa, le colonizzazioni nella propaganda revisionista, e occidentale, hanno sempre un sapore più accettabile rispetto al dramma di profughi e immigrati che non siano parte integrante della nostra “civiltà”. Forse ha ragione Messinese quando afferma che non c’è una chiara e netta apologia di fascismo nell’uscita infelice di Perin, sebbene ciò sia stato ipotizzato dalla senatrice Dem, e frusinate doc, Maria Spilabotte. Di certo traspare una simpatia per quel regime. Eppure, se il validissimo portiere del Genoa sapesse di tutte quelle angherie patite dai suoi antenati, schiavizzati dai capi e, loro sherpa, fascisti, forse rivedrebbe qualcuna delle sue convinzioni. Del resto il fascismo, come avanguardia più spietata del capitalismo, non aveva fatto altro che alimentare una divisione prettamente classista dei corpi sociali, in base alle proprie esigenze di ripensamento edilizio. Da un lato, le colonie che esprimevano manodopera di estrazione proletaria e agricola. Da un altro, le grandi operazioni edilizie ed il business dell’immobiliare che trasferivano i ceti più bisognosi al di fuori delle città mantendendo la ricca borghesia al centro. In ogni caso Latina, forse più di tante altre città, rappresenta oggi il punto di incontro di migliaia di uomini e donne con le origini più diverse: non solo friulani, veneti ed emiliani, ma anche campani, calabresi e siciliani. E’ una mescolanza di popoli con effetti negativi? Crediamo di no.
DOMINAZIONI ARABE NEL LAZIO – Dicevamo di razzismo e intolleranza. Non solo nei confronti della popolazione ciociara di ieri e di oggi e, soprattutto, del suo universo femminile che ancora oggi, in tutte le sue latitudini e longitudini, deve fare i conti con violenze maschili, spesso anche tra le mura domestiche. Ma anche nei riguardi del mondo arabo. Se il nonno di un abitante della Ciociaria è un arabo, questo deve essere un grave peccato originale, secondo Perin. Tuttavia, proprio a partire dall’800 inoltrato, gli arabi, dopo essere sbarcati in Sicilia, risalirono fino ai popoli pontini del Lazio per poi provare a strappare anche qualche enclave del Nord. Fondi, Gaeta, Scauri, Minturno, Terracina, persino le valli del Tevere. Furono tanti i pezzi di territorio conquistati dai saraceni, poi sconfitti da un’alleanza anti-araba e costretti a ripiegare in Sicilia. Ciò non toglie, però, che la colonia araba del Garigliano era particolarmente consistente a tal punto che, pare, si fosse edificata in quella zona una sorta di cittadella islamica. Ma, al di là di queste vicende storiche, c’è la visione insofferente verso il mondo arabo che traspare dalle parole di Perin. Come uno scontro di civiltà di cui adesso non se ne sente affatto il bisogno.
LE SCUSE – La querelle assume, però, contorni comici se si pensa che la compagna di Perin sarebbe una frusinate d’adozione e tifosa gialloblù doc: Alessia Macari, più nota come Alessia la “ciociara”. Più facile pensare, a questo punto, che Perin abbia posato le dita sulla tastiera senza aver contato fino a cinque prima di lasciare quel messaggio su Instagram che sta rischiando di rovinarne irreversibilmente l’immagine. In fin dei conti, lo dice lui stesso: “Ho fatto erroneamente riferimento a fatti storici che non conoscevo appieno in tutta la loro tragica gravità. So di aver sbagliato sotto ogni aspetto e me ne assumo la responsabilità. Il dispiacere è reso ancora maggiore in quanto il mio atteggiamento non rispecchia i valori in cui credo e che cerco di perseguire”. Sincere, o pronunciate obtorto collo, se parliamo di un ragazzo di 24 anni preferiamo credere alla prima ipotesi. Ma che non accada più, Mattia. Il futuro è tuo, non sprecarlo. E, te lo consigliamo, approfondisci di più quelle tristi pagine sul ventennio. Potresti scoprire cose che non sospettavi.

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