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Servizio di Enzo Paudice @riproduzione riservata
L’espressione “Se non ora, quando?” non é solo un recente slogan politico, una frase di una canzone di Tracy Chapman (If not now…) o il titolo di un album degli Incubus, ma probabilmente sarà anche anche il prossimo messaggio inviatomi da Mariano Messinese se oggi non concentrassi l’articolo principalmente su Josip Iličić. Onde evitare di ritrovarmi nella sua Rasoiata, lo sloveno sarà dunque il protagonista di questa modesta rubrica. D’altronde, lo meritano i due gol, determinanti per la vittoria della viola. Il primo, realizzato al 12° del primo tempo, è di rara bellezza: finta ad eludere l’avversario, uno-due con Kalinic, tunnel al difensore, entrata in area e palla nell’angolo. Stupendo anche il secondo, realizzato al 42° del primo tempo: dopo aver ricevuto la palla da Kalinic, quasi da fermo fa partire un tiro a giro da fuori area che si insacca alle spalle di Sorrentino.
Lo merita la prestazione da vero leader, la migliore forse di questa stagione.
Ma il merito principale risiede nel fatto che Josip oggi è uscito dal Barbera sotto gli applausi di tutti i tifosi presenti oggi a Palermo, sia Fiorentinini che Palermitani. L’onore di essere applaudito da tutto uno stadio non è qualcosa che capita tutti i giorni. Che il Messinese stia quindi tranquillo, come diceva Tracy Chapman nella canzone citata. “The moment has arrived” (il momento è arrivato).
Quest’ultima frase mi permette inoltre di continuare un ragionamento iniziato in realtà qualche mese fa. Perché ad una giornata dalla fine del girone di ritorno, con la Viola ancora seconda ad un punto dalla vetta, credo sia arrivato realmente il momento di iniziare a pensare in grande. Non dico che sia arrivato il momento che la Viola vinca lo scudetto. Alcune lacune, emerse principalmente nel secondo tempo, sono ancora evidenti. Ma il momento di credere ad un piazzamento Champion’s e alla presenza di una squadra ed un allenatore vincente, credo sia realmente arrivato. A suggerirlo è da un lato il secondo tempo di Palermo. In tempi non troppo lontani, la Viola avrebbe pareggiato se non perso la partita. La Viola sa soffrire e colpire nel momento giusto l’avversario, merito questo senza dubbio da attribuire all’allenatore portoghese. Dall’altro la prestazione dello sloveno. Il giocatore è maturato, alcuni errori e la svogliatezza che avevano caratterizzato molte delle sue prestazione in maglia viola, sembrano solo un lontano ricordo. Iličić sembra sia consapevole del fatto che la crescità della Fiorentina sia dovuta anche alla sua crescità. Se a ciò aggiungiamo che la Viola ancora una volta dimostra di aver trovato un grande allenatore capace di creare un gruppo coeso, dove ognuno gioca per la squadra, ci viene veramente da pensare “Se non ora, quando?”.

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