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Il derby non è mai una partita banale, né tanto meno normale. E anche la stracittadina milanese versione 2017 non ha fatto differenze: ritmo selvaggio, quasi da giungla, come l’elettrocardiogramma di un pazzo. Emozioni a non finire, up & down continui, vantaggi e rimonte: si è visto davvero di tutto.
Se i match dell’anno passato si erano entrambi conclusi 2-2, senza vincitori né vinti, quello di quest’anno ha un principale, maestoso, padrone: Mauro Emanuel Icardi Rivero, da Rosario, Argentina. E’ senza dubbio lui il grande protagonista di San Siro, con una tripletta da capogiro che ha dato il via alle danze per poi chiuderle quando la musica sembrava ormai essere terminata. Hat trick nel derby come Diego Milito, el Principe, nel 2012. 3 (gol) per 3 (punti): 9. Come il numero di maglia del Capitano nerazzurro. Come il numero di reti segnati in 8 gare di campionato. Numeri strepitosi per un attaccante vero, completo, che continua a far parlare di sé grazie alle sue meravigliose gesta. Icardi è uno ma vale per tre, e nel derby ne ha dato l’ennesima dimostrazione.

Una gara a due facce, in realtà, tra due squadre che si presentavano al prestigioso appuntamento in condizioni diametralmente opposte: il Milan quasi costretto a far risultato, per Montella ma anche per l’autostima della squadra; l’Inter vogliosa di vincere per continuare a stupire, per restare in scia del Napoli, ma sopratutto per dimostrare di valere davvero, anche quando l’avversario è di quelli importanti. Il primo tempo è una sinfonia nerazzurra, con la squadra di Spalletti che fa la partita e il Milan, arroccato dietro, pronto a ripartire; paradossale, quindi, che il vantaggio interista arrivi in contropiede, sfruttando l’asse di destra D’ambrosio-Candreva, che mette al centro un pallone stupendo per Icardi, abilissimo nell’infilarsi tra Musacchio e Bonucci, deviando in rete sul secondo palo. Paradossale, dicevamo, ma nemmeno troppo. Non è un caso infatti che l’Inter si renda così pericolosa con le ripartenze, ricetta spallettiana sperimentata già negli ultimi anni romani, dove Salah faceva il Perisic, e Dzeko finalizzava come Maurito. Una squadra che fatica a sfondare quando l’avversario si chiude, ma terribilmente spietata quando le vengono lasciati spazi aperti. Prima del vantaggio, una giocata poetica di Borja Valero aveva liberato al tiro un Candreva davvero tirato a lucido, con tanto di papillon, per l’evento alla “Scala del Calcio”: la sua conclusione ha però baciato la traversa di Donnarumma, salvando il Milan.
Nel secondo tempo è Montella a mischiare le carte in tavola, e i risultati si vedono: dentro Cutrone ad affiancare Silva, con Suso e Bonaventura ad esaltare la qualità di un centrocampo che con Kessie, nel primo tempo, vedeva solo muscoli. Il Milan schiaccia l’Inter sin dai primi istanti della ripresa, e pareggia i conti con una perla scagliata dal mancino di Suso, che da 20 metri elude prima Perisic e Vecino con una finta, beffando poi Handanovic sul secondo palo. Si accende il Milan, esplode la gara: minuto 18, Icardi ruba una palla sanguinosa a metà campo e serve Perisic in velocità; il croato vola a sinistra e pesca ancora il bomber interista nel cuore dell’area di rigore, mezza volée di destro e nuovo vantaggio per i “padroni di casa”. A dieci minuti dalla fine, tuttavia, il Milan torna vivo: Borini, superlativo ieri, mette in area un bel traversone, sporcato dalla difesa nerazzurra. La palla arriva tra i piedi di Bonaventura, colpevolmente lasciato solo da Joao Cancelo, che provoca l’autorete di Handanovic per il 2-2. Quando tutto lascia presagire il terzo 2-2 consecutivo, accade ciò che non ci si aspetta: a recupero inoltrato, dopo una grande occasione per Eder (che tacco, a smarcarlo, di Icardi!), Ricardo Rodriguez cintura un innocuo D’ambrosio ad un metro dalla porta, lasciando di stucco il popolo milanista: è calcio di rigore. Si presenta ancora lui, Mauro Icardi, al quale le gambe non tremano mai. Palla da una parte, portiere dall’altra, e i tre punti se li prende l’Inter.

Più cuore che idee, più giocate che gioco: una gara folle, dal risultato alla fine probabilmente giusto. Non tanto per demeriti rossoneri, quanto perchè l’Inter in questo momento si è dimostrata più squadra del Milan. Maggiore costanza nei 90 minuti, maggiore identità nelle scelte da fare: Montella è bravo, ma non ha ancora trovato la quadra. Suso punta, Suso interno, Suso trequartista: la sensazione è che sia proprio lo spagnolo l’ago della bilancia, così irrinunciabile nell’undici titolare, così enigmatico tuttavia sull’ideale posizione in cui schierarlo in campo.
L’Inter ha sofferto nel secondo tempo sopratutto la qualità del centrocampo rossonero, facendosi trascinare nel caos scatenato dal Diavolo, a rompere l’ordine della partita: Gagliardini, in particolare, non ha brillato. Molto bene invece Matias Vecino, instancabile dopo i 180 minuti giocati con l’Uruguay, e straordinario protagonista di un coast-to-coast pazzesco al novantesimo. Fantastico, finalmente, anche Antonio Candreva: su e giù sulla fascia destra sin dal primo minuto, assist splendido ad Icardi e traversa sfortunatissima in apertura. Giusta e meritata la standing ovation al momento del cambio con Cancelo.

I nerazzurri restano dunque in scia del Napoli schiacciasassi, a -2, alla vigilia della sfida del San Paolo che, a questo punto, promette spettacolo. La capolista gioca il miglior calcio d’Europa, ma l’Inter sembra una squadra che fatica a farsi sottomettere, e che sopratutto non vuole saperne di perdere. Spalletti ha lavorato sulla testa dei giocatori in modo encomiabile, ricordando un suo illustre predecessore di cui omettiamo volontariamente nome e cognome.
Con il gioco, con le unghie, con i denti: servirà tutto, per fare l’impresa.

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