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Un pari che ridimensiona il Napoli

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Carlo Ancelotti è uno dei tecnici più vincenti al mondo, ha la fortuna di allenare il Napoli più forte dai tempi di Maradona, se si verificano sempre gli stessi problemi, allora significa che il suo apporto, da quando si è insediato sulla panchina azzurra, è stato pari a zero se non addirittura deleterio. L’anno scorso si parlava di anno di transizione (mah!), quest’anno, che dovrebbe essere quello della consacrazione, la squadra ha addirittura quattro punti in meno in campionato, se non è un disastro poco ci manca. Ma il pluridecorato di Reggiolo, in sala stampa, dice che la prestazione è buona, che è mancata solo la vittoria, cos’altro deve succedere per capire di essere al centro di una grande e clamorosa presa in giro? Nove partite di campionato, due sconfitte e due pareggi, di questo passo c’è il serio rischio di non arrivare neanche tra le prime quattro, ma Ancelotti in estate assegnava un 10 al mercato del Napoli parlando di squadra competitiva per la lotta al vertice. L’abbiamo già scritto che ci si sente presi in giro? Il pluridecorato di Reggiolo ha avuto almeno l’onestà intellettuale di non appellarsi al presunto rigore non concesso al Napoli, come se ai napoletani potesse indorare la pillola il fatto di essere stati vittime di un torto arbitrale.

Contro la Spal bisognava scendere in campo tarantolati dal primo minuto, mica si può pretendere di vincere solo con un forcing finale tra l’altro sterile, confuso e prevedibile? Qualcuno ha il coraggio (perché ce ne vuole proprio tanto) di parlare di sfortuna, quando Petagna ha colpito una traversa clamorosa ad inizio gara e nella ripresa è servito un intervento miracoloso di Ospina su Vicari per non soccombere. Sfortuna? Questo è un Napoli che non ha giustificazioni, bisognava scendere in campo con il sangue agli occhi dopo i pareggi di Juve e Inter, invece, ancora una volta si è vista una squadra sottotono e senza furore agonistico. Della carenza di gioco inutile parlare, il vuoto cosmico, il nulla assoluto. Ci si è stancati anche di dire le stesse cose, come se si volesse fare di tutto per spegnere ogni entusiasmo e condurre alla rassegnazione. Juve e Inter perderanno pochi punti per come azzannano le avversarie, una delle poche volte che succede, il Napoli anziché approfittarne si fa imbrigliare dalla Spal. Ma poi l’undici azzurro aveva avuto anche il merito di sbloccarla dopo neanche dieci minuti con un gran bel gol di Milik, si erano creati i presupposti per un super pomeriggio prima di subire il pari di Kurtic. Segnale di scarsa concentrazione e di immaturità. Lo sconforto la fa da padrone, questo è un Napoli che non ispira fiducia, sembra la fotocopia più identica e fedele di quello di Benitez che dopo una buona prestazione ne seguiva sempre un’altra da bocciare.

Altro che crescita con Ancelotti, si è registrata una netta involuzione e non si contano più i passi indietro. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la gara di mercoledì contro un’Atalanta piccola in Champions ma forsennata e travolgente in campionato. C’è il serio rischio che la Dea, attualmente terza forza del campionato e in corsa per lottare con Juve e Inter, possa distanziare il Napoli di sei lunghezze, a quel punto diventerebbe inaccessibile il primo posto e un miraggio anche il podio. La gestione dell’organico è obiettivamente scellerata con un turnover incomprensibile (che c’entra Elmas nel ruolo di Callejon?) e dei giocatori che finiscono con il dare forfait perché sovraccaricati di lavoro in partite ravvicinate. È successo a Maksimovic, a Malcuit, per citarne solo due, schierati sempre dal primo minuto in tre gare in una settimana e che finiscono con l’alzare bandiera bianca, anche perché non abituati a giocare con questa continuità. Quanti danni deve ancora fare una gestione tecnica per essere messa in discussione? Quando una squadra regala una gioia e poi subito dopo un’amarezza deve vivere alla giornata, sicuramente non può coltivare alcuna ambizione. Come il Napoli di Reja al primo anno di serie A dell’era De Laurentiis.

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