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Questa è l’opinione di Tommaso Lavizzari scrittore, presentatore e speaker radiofonico. Tommaso ha idee molto romantiche del calcio come evincerete dall’intervista. Tommaso “ fa molta radio “ occupandosi di calcio ma non solo. Preferisce la radio alla televisione e ci dà alcune utili informazioni sulle emittenti dove poterlo seguire e ci racconta delle sue fatiche letterarie.
Ciao fai di tutto ma hai a che fare con il nostro sport: cosa ti piace del calcio? Mi piace proprio il calcio in sé. Sia come sport che come rappresentazione della società nella sua interezza. Attraverso colori e storie, racconta i popoli. Attraverso il campo e i campioni, rappresenta l’epica dello sport. Attraverso l’analisi del sistema calcistico, invece, si può comprendere la società più in generale, di cui il calcio è metafora.
Conduci con Lapo De Carlo la trasmissione Sport Club su Giornale Radio: come ti trovi in questa esperienza? Molto bene. Io sono nato radiofonicamente grazie a Lapo De Carlo, nell’ormai lontano 2011, a Radio MilanInter. Siamo sempre rimasti in contatto e siamo legati anche da una sincera amicizia, oltre che da stima reciproca. Mi ha voluto al suo fianco e ne sono molto felice. Finché dura. Nel nostro lavoro, oggi ci sei e domani non ci sei più. Bisogna viverlo con il sorriso e con onestà intellettuale. L’ambiente è bello, mi trovo molto bene. È una bella realtà legata all’informazione, all’attualità e alla politica, ma lo sport sta prendendo piede.
Lapo è interista, tu di che fede sei? Io ero molto milanista. Oggi non mi interessa minimamente il tifo. Mi sono liberato di questo aspetto che mi impediva di godermi il calcio in quanto tale. Se dovessi tifare ancora non avrei altra fede, ma non tifo più, per davvero, da parecchi anni. Trovo che il tifo renda il calcio migliore, senza alcun dubbio. Ho un legame molto stretto anche con il mondo Ultras, un po’ in tutta Italia, che apprezzo e in cui ho tanti amici, pur non avendone mai fatto parte per svariate ragioni. Oggi, però, non riesco più a identificarmi in niente e nessuno. Non credo sia più il tempo del tifo, a meno che non si parli di piazze in cui esiste ancora un legame, un’identificazione, tra la città e il Club. Non è certo il caso di Milano. Ho addirittura visto le doppie-sciarpe durante il Derby: le doppie sciarpe andrebbero abolite. Altro che la pirateria, le doppie-sciarpe uccidono il calcio.
Ti vediamo anche a SportItalia: come ti trovi come opinionista? Non vado ospite da un po’, purtroppo. Non riesco perché sono sempre in giro per lavoro. Non mi occupo solo di calcio e di sport in generale, ma anche di sottoculture, di lifestyle. Scrivo di food & beverage, principalmente, ma anche di musica, di cinema, di stile. Principalmente per GQ. Vorrei tornare a fare una trasmissione in Radio che si occupi di cucina, tra l’altro. La facevo a Radio MilanInter: C’era una volta la pausa pranzo. Se devo essere sincero, non amo molto la Tv perché non amo molto apparire, preferisco la Radio. Ho molta simpatia per i ragazzi di SportItalia però, unica fucina di talenti oggi in Italia, che poi ritroviamo in altre realtà più grandi. Nessuno lo dice, ma è un dato di fatto. Ho sempre trovato competenza e libertà d’espressione, cose che non sempre si apprezzano sui canali sportivi, televisivi o radiofonici che siano. Quando posso vado molto volentieri da loro.
Lavori anche a Radio Lombardia: raccontaci cosa fai di bello lì. Abbiamo ripreso C’era una volta O Rei, la storica trasmissione che ho fatto con Enrico ‘Dj Henry’ Lazzeri a Radio MilanInter dal 2011 al 2018. Alessandro Polenghi, terza punta della trasmissione, attraverso il suo Bootleg Pub come sponsor, ci ha permesso di ripartire. Ne approfitto per ringraziare anche i suoi soci, che sono i nostri primi sostenitori. Per questo, molto spesso, al Bootleg si presentano libri o serate a tema sportivo o musicale con ospiti anche di grande rilievo. A completare la squadra di C’era una volta O Rei ci sono Marco D’Avanzo di Soccerdata (unico statistico che la UEFA abbia mai avuto nella sua storia) e Francesco Menichella, Premio Troisi 2018 e autore eccezionale. Ci occupiamo di calcio in una maniera totalmente diversa dal solito. Decisamente romantica e libera. Va in diretta tutti i venerdì dalle 15 alle 17 e si possono trovare i podcast su Youtube, Spotify, sul web in generale e, ovviamente, sul sito di Radio Lombardia…
Sei autore di molti libri: quale fatica letteraria ti ha maggiormente coinvolto? Nel 2024 è uscito CIRCA DIEM, raccolta di poesie piuttosto intima per Eretica edizioni. Nel 2023 è uscita l’edizione definitiva di SURF.UN MERCOLEDÌ DA LEONI per Milieu Edizioni, che ho scritto con Francesco Aldo Fiorentino. Il libro ha meritato il Premio Letterario Internazionale Firenze Capitale d’Europa XXVI Edizione (2023) per il contributo dato alla cultura del surf e del cinema. Nel 2018 il volume aveva visto una prima edizione, pubblicata con Mondadori Electa, per i 40 anni della pellicola che aveva venduto molto, ma abbiamo preferito cambiare casa editrice. Nel 2021, sempre con Francesco Aldo Fiorentino, ho realizzato, per Passamonti Editore, la seconda edizione del libro SURFPLAY. IL MIGLIORE È QUELLO CHE SI DIVERTE DI PIÙ, precedentemente edito, nel 2013, da VoloLibero Edizioni. Sono coinvolto da tutto quello che scrivo, ma una volta che l’ho scritto non ci penso più. È come se non fosse più roba mia. Mai affezionarsi al proprio lavoro. È il prezioso consiglio che mi diede un professore di sceneggiatura cinematografica. Uno dei più utili di sempre.
In campionato chi vedi come favorita? Ad oggi, la principale candidata alla vittoria finale è la Roma. Non solo perché è prima, ha la difesa di Ranieri e comincia a riempire l’area avversaria come Gasperini. Se ci riesce per davvero, a maggio le altre devono andare a prenderla con la scala mobile. L’Inter è più forte della Roma e spero assomigli sempre più a Chivu, che mi piace molto. Il Napoli resta la rosa più forte, ma non amo per niente Conte, che lascia solo macerie alle sue spalle. È un dato di fatto. Il Milan resta favorito, per via di Allegri, Pulisic, Modric e del fatto che abbia un singolo impegno, ma nessuna è completa o cotta al punto giusto per essere realmente la favorita. Mi piacciono tanto il Bologna e il Como, questo sì. Spero proseguano nel loro percorso di crescita perché credo che un po’ di ricambio al vertice del calcio italiano sarebbe utile a un rinnovamento del movimento. Spero che l’Atalanta riprenda il proprio percorso per lo stesso motivo, e mi spiace che la Fiorentina non riesca mai a intraprendere definitivamente un percorso virtuoso, come la Lazio.Gattuso è l’uomo giusto per la nazionale? Non so se sia l’uomo giusto o meno, ma penso che sia l’unica speranza che ha l’Italia di andare al Mondiale. Penso che alla fine ci andrà, con una spinta di qua e una di là ce la farà. Non deve certo affrontare corazzate, ma il livello è quello, piaccia o meno. Delle quattro fasce degli spareggi, sono poche le squadre oggettivamente inferiori all’Italia. Non tecnicamente o tatticamente, i singoli elementi dell’Italia sono anche buoni nel complesso, ma nelle vene di una squadra devono scorrere molte altre cose che l’Italia non sta dimostrando di avere. Di sicuro, che l’Italia vada o meno al Mondiale, il risultato non cambia. Non cambierebbe nulla neanche se l’Italia lo vincesse, il Mondiale. Perché il problema non è andare o meno al Mondiale, il problema è che il calcio italiano va rifondato.

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