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La Teoria del Big Bang è un modello cosmologico ideato da Georges Lamaitre basato sull’idea che l’universo iniziò a espandersi a velocità elevatissima in un tempo finito nel passato, a partire da una condizione di curvatura, temperatura e densità estreme, arrivando al punto di autogenerarsi. In sintesi, la Scienza profetizza che questo processo culminò con un’esplosione di dimensioni bibiliche, andando a formare l’universo così come oggi lo conosciamo.
Il calcio attuale sta davvero attraversando una fase molto simile a quella di un’epocale rivoluzione, e nello specifico il calciomercato è vicino ad un’implosione senza precedenti. Viviamo in un’era di improvvisa iper-inflazione, in cui ogni compravendita ha assunto proporzioni così macroscopiche da renderle quasi elitarie. Il costo di ogni giocatore si è moltiplicato 6-7 volte, così come i rispettivi ingaggi. Basti pensare che non più di una decade fa la Juventus cedette un fuoriclasse come Zlatan Ibrahimovic all’Inter per 24.8 milioni, mentre oggi un sedicenne con una decina di presenze in Serie A come il buon Pietro Pellegri viene venduto dal Genoa al Monaco per 30 milioni. Semplicemente eresia.

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno se in un calciomercato di gennaio (quello di riparazione) vengono effettuate operazioni da oltre 150 milioni di euro, come Coutinho al Barcellona, o il Manchester City acquista l’ennesimo difensore toccando i 70 milioni solo di cartellino. Proprio esempi come i Citizens e il Paris Saint Germain (i 222 milioni spesi nel luglio 2017 per Neymar sono il record storico per un trasferimento), qualche anno fa, hanno dato vita a tale processo; l’ascesa economica, poi, dei campionati del cosiddetto “Quarto mondo calcistico” come la Cina o gli USA lo ha ulteriormente impennato, strapagando giocatori e riempiendo loro le tasche con ingaggi alieni.

Ogni calciatore che finisce in Cina o negli USA resta in qualche modo imprigionato nella sua gabbia dorata, ed è difficile che possa tornare in Europa o comunque ad un livello di calcio più prestigioso proprio in virtù dell’ingaggio pesante che detengono. L’offerta è giunta ad un picco così elevato che non si riesce più a pareggiarla, né tantomeno ad alzarla. Un discorso compreso evidentemente da alcune delle società italiane, con Moratti, Berlusconi e poi persino Thohir costretti ad abbandonare le rispettive presidenze.
In tutto questo contesto paradossale -considerando la gigantesca crisi economica che attanaglia il mondo da dieci anni- il rischio è che un enorme effetto Big Bang si scateni sul calciomercato internazionale, eliminando intere fette di competitors (in primis le società italiane) e facendo perdere progressivamente la passione nei confronti di uno sport che somiglia sempre di più ad una maxi azienda.

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