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I cannoni tuonavano già da alcuni mesi nell’Europa risvegliatasi dalle illusioni della Belle Époque, quando in un’Italia divisa tra interventisti e neutralisti si giocava il campionato di Prima Categoria. Già allora il calcio italico si distingueva per la sua litigiosità; all’epoca il problema era l’allargamento smisurato del torneo anche a squadre più piccole e senza blasone. Le fasi regionali si conclusero senza grossi problemi, nonostante la defezione di alcune squadre troppo piccole e dilettantistiche per poter affrontare quelle che stavano cominciando a diventare delle vere e proprie squadre. All’epoca infatti il campionato “italiano” era letteralmente diviso in due, con da una parte la Lega Nord, formata dai grandi squadroni del nord Italia, e dall’altra la Lega Sud fornata da squadre volenterose ma prive dei mezzi economici dei loro competitor settentrionali. Tanto che nella finalissima nazionale, tra i campioni del nord e quelli del sud, i primi puntualmente trionfavano in gare quasi sempre senza storia.
Il nostro racconto arriva al maggio del 1915. Il Genoa, dopo aver vinto il girone ligure, è impegnato nel girone finale dell’Italia settentrionale: a una giornata dalla fine i rossoblu hanno due punti di vantaggio su Torino e Inter. L’ultima giornata vedeva, o meglio, avrebbe messo di fronte Torino e Genoa (con i granata che all’andata avevano vinto 6 a 1!) e il derby di Milano. Al Genoa sarebbe bastato dunque un pareggio per accedere alla finale nazionale. Dal Tevere in giù invece la Lazio, dopo essere arrivato secondo nel girone laziale (ma composto da tutte squadre capitoline) alle spalle del Roman, vince il girone finale dell’Italia centrale e meridionale (seppur si sarebbe dovuto giocare uno spareggio con l’Internazionale di Napoli). I biancocelesti avrebbero dovuto disputare la finalissima nazionale contro la squadra campione del nord Italia, molto probabilmente il Genoa.
Ma nel giorno di Pentecoste del 1915 l’Italia entra in guerra e i campionati vengono sospesi.
Quindi nel 1919, quattro anni dopo, la FIGC con una decisione incredibile assegna d’ufficio il titolo al Genoa; molti giocatori genoani, morti al fronte, non avrebbero mai saputo di questo titolo.
Oggi, 101 anni dopo, la Lazio può vedersi riconosciuto un diritto sacrosanto; grazie alle trentamila e passa firme che l’avvocato Mignogna ha raccolto, la FIGC ha riconsiderato gli atti e preso atto della superficialità con la quale all’epoca si procedette, anche con una certa aristocraticità all’assegnazione del titolo. Ora la palla passa definitivamente al Consiglio Federale, unico ente ad avere il potere di assegnare titoli, del 4 agosto.
La Lazio potrebbe “festeggiare”, con più di un secolo di ritardo, il terzo, ovvero primo in ordine cronologico, scudetto. Uno scudetto ex-aequo (lo si assegnerebbe anche ai capitolini in quanto il diritto sportivo non consente di ledere diritti di terzi, in questo caso il Genoa), assegnato 101 anni dopo. Il vero scudetto dei record!

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