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Dopo il 3-0 conquistato a Bologna all’alba della pausa per le Nazionali, prima vittoria stagionale, all’Inter sembrava tornato il sereno. La gara interna con il Parma, neopromossa in Serie A, sembrava dover essere una passerella per i nerazzurri, prima del vero banco di prova con il Tottenham all’esordio in Champions.
La realtà racconta ben altro. L’Inter esce con le ossa rotte da San Siro, senza punti sul campo e senza punti di riferimento. Non c’è traccia della squadra che solo pochi mesi fa aveva riconquistato l’Europa a suon di prestazioni convincenti. Senza Icardi dal primo e senza Lautaro, i nerazzurri sono bocche da fuoco innocue, incapaci di concretizzare, alle prese con una difficoltà con pochi precedenti nella storia (eguagliate le peggiori partenze stagionali di sempre, l’ultima con Gasperini in panchina, subito esonerato).

La sconfitta con il Parma è infatti frutto di una prestazione per la verità non completamente da buttare; diverse le occasioni create, ma scarsissima efficienza sotto porta. Perisic è certamente bravo nel crearsi le occasioni, meno nel concretizzarle; Keita è abile nel muoversi tra le linee, ma non è una prima punta; Nainggolan si è dimostrato utile nei ripiegamenti difensivi, non negli inserimenti in avanti. E l’ingresso di Icardi è stato ancor più inutile: non si ricordano palloni giocati dal bomber di Rosario.
Manca un rigore solare, con tanto di espulsione a Di Marco (incredibile il non-utilizzo della Var): proprio l’autore dell’eurogol che ha deciso la sfida pochi minuti dopo. Segno che il destino a volte sa essere crudele. L’Inter è l’anti-Inter, ed è anche sfortunata, sicuramente. Manca però carattere: la differenza tra le due compagini è talmente ampia sulla carta che i padroni di casa avrebbero dovuto divorare la partita dopo mezz’ora. E’ solo colpa dell’Inter, quindi, se si recrimina per un rigore, se il Parma è stato messo in condizione di poterla vincere con un bolide dai 30 metri.

Quattro punti in quattro partite, quindicesima posizione in campionato, meno 8 dalla Juventus, meno 5 dal Napoli, meno 1 dalla Roma. La situazione è grigia come la terza maglia: a Spalletti l’impresa della révolucion.

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