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Lo sento dire da quando ho cominciato a seguire il calcio: “la Juve o la si ama o la si odia”, non c’è una terza via. Amore e odio sportivi ovviamente, forse meno importanti di quelli “istituzionali” ma altrettanto forti e intensi. L’altra sera, in un sabato di inizio estate, a Berlino, i sogni della Juventus si infrangevano contro il muro della realtà della squadra forse più forte di tutti i tempi. A Napoli, ma anche a Palermo, si festeggiava la sconfitta bianconera addirittura con fuochi d’artificio; ma anche in altre città come Roma, Firenze, Bologna la soddisfazione era più latente ma c’era. E, puntualmente, come ogni volta che una squadra italiana gioca contro una straniera, ecco che l’Italia pallonara si divide tra coloro che pensano che in Europa certe rivalità debbano cedere il passo all’interesse nazionale e chi invece, fregandosene altamente di ranking e patrio onore, godono ad ogni sconfitta. Fermo restando l’assoluta libertà di ognuno di tifare per chi vuole o contro chi vuole, il presente articolo ha l’obiettivo preciso di provare a spiegare che anche il tifo contro può essere lecito, se motivato. E lo faremo sfatando tutta una serie di luoghi comuni, la maggior parte dei quali sbagliati e/o infondati. Il primo di questi è che il tifo contro è una pratica solo italiana. Nulla di più falso. In ogni angolo d’Europa, e del mondo, in presenza di grosse rivalità si registrano episodi di merito. È inutile elencare qui i vari casi, internet è pieno di testimonianze di sorta. Nessuno si scandalizza se i fratelli Gallacher, oltre che ex-Oasis e famosi rocker, ferventi tifosi del Manchester City, esultino pubblicamente all’indomani della sconfitta in finale di Champions dei Red Devils contro, sempre loro, i blaugrana. Solo nel nostro paese, invece, deve sempre esserci qualcuno, molto spesso chi è chiamato direttamente in causa, che deve gridare allo scandalo. L’onore italico sarebbe, secondo loro, vilipeso da quelli che apertamente parteggiano per il “barbaro straniero”. Ma siamo sicuri che le cose stiano, e funzionino, veramente così? Chi vi scrive pensa di no. Si sa, l’Italia è un paese profondamente bigotto in certe pratiche, ipocrita e arrogante. Per molti tifosi la Juventus rappresenta la nemica numero uno, l’avversario contro il quale rapportarsi, sempre e comunque. E rappresenta anche il potere, l’arroganza di chi, abituato a vincere un anno si e l’altro pure, guarda tutti con disprezzo. Ma attenzione, il punto focale non è questo; la chiave di volta è la presenza di tifosi “fuori sede” che la Juve, insieme a Milan e Inter, raccoglie in tutto lo stivale. E siccome per seguire una partita di calcio non serve una laurea, ecco che molti si abbandonano a pratiche di tifo, chiamiamole così, decisamente becere. Quanti juventini campani hanno intonato, magari anche in momenti di trance agonistica, i soliti cori? Quanti, secondo me la quasi totalità di loro, non ne ha preso le distanze in maniera pubblica o privata? E allora, alla luce di ciò, perché si dovrebbe tifare qualcuno che rappresenta il potere, sia in campo sportivo che sociologico, perché bisognerebbe gioire della vittoria di persone che si augurano sinceramente di vederti esposto a Pompei? Semplice, non si può. In Italia il tifo e l’amore per la propria terra viaggiano su due binari diversi. Così come la valenza culturale endemica che questo sport dovrebbe avere. In Italia il tifo si pesa sul piatto della bilancia che si equilibra con quello dei trofei in bacheca. D’altronde non mi risultano legioni di tifosi sampdoriani nel Cilento, o di Veronesi nel Sannio o di Genoani nella Terra di Lavoro. Quindi, siate gentili, o voi indignati dell’ultima ora. Almeno evitateci la solfa dell’amore incondizionato. Quello è un’altra cosa. E la vostra totale mancanza di accento sabaudo o meneghino tradisce le vostre origini. A occhio e croce potreste anche abitare in un paese in procinto di essere spazzato via dalla lava.
Ma torniamo positivi. Facciamoci una risata; d’altronde l’ironia contro certe cose è la miglior risposta. Domanda banale ma simpatica: se la Juve vinceva, un tifoso del Pizzighettone avrebbe sfilato con bandiere e bandane bianconere in giro per la sua città? Penso di no e, conoscendoli, i titolari della vittoria che non c’è stata non avrebbero gradito. La vecchie signore, i diavoli e i serpenti sono categorie, a vario titolo, solitari, asociali, e, aggiungo, da evitare. Se possibile.
Sull’orgoglio patrio stendo un velo pietoso, consentitemelo. In un paese corrotto e corruttibile ad ogni livello, con uno spirito di coesione prossimo allo zero, dove la solidarietà nazionale è inesistente, e in campi ben più importanti del calcio, recriminare sul mancato sostegno per un’italiana in coppa mi sembra proprio come attaccarsi al fumo di una pipa, guardare al piccolo difettuccio estetico senza badare al marcio dell’anima come dei Dorian Gray de noantri.
Quindi, o voi che tifate per le strisciate, scandalizzatevi quando i vostri colleghi cispadani vi epitetano in malo modo, offendendo anche voi (anche se la brama di vittorie vi acceca), quando le vostre squadre fagocitano i soldi dei diritti tv lasciando agli altri i rimasugli e condannandoli a un’eterna mediocrità, quando uscite impuniti dagli scandali a cui siete costretti a ricorrere a causa di un sistema che le vostre stesse società hanno creato. E lasciate che i tifosi di altre squadre simpatizzino per i vostri avversari. D’altronde non è la stessa categoria che anche noi applichiamo con voi? Già voi non siete quelli che pensano che il tifo non debba obbedire a logiche geografiche e culturali? Bene! Scartando la buona pace delle sfogliatelle e dei babà, ai gianduiotti preferiamo la crema catalana!
Vincenzo di Siena

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