Views: 2

Servizio di Luca Alvieri @produzione riservata
Dopo aver raccimolato soltanto 4 punti fra Empoli, Bologna e Atalanta, pur esprimendo un ottimo calcio (eccetto il secondo tempo di Bergamo), Luciano Spalletti ha iniziato a porsi qualche domanda in più sulla teoria del bel calcio. Certo, giocare bene esalta il pubblico, lo ringalluzzisce ad ogni colpo di tacco e ogni tocco nello stretto…ma non sarebbero più contenti se invece di portarsi a casa soltanto le immagini di belle azioni, iniziassero a portarsi dentro il sapore di vittoria?
Ecco, tornando a casa dopo la sconfitta di Bergamo, con questo amletico pensiero e dando un occhio alla classifica che vedeva una Juve sempre più prima, nonostante le infinite critiche riversate sul gioco non eccellente di Allegri, si è accesa finalmente quella lampadina che avrebbe portato la Roma a migliorare…peggiorando.
La settimana dopo il 2-1 subito dagli uomini del Gasp, Luciano Spalletti con la sua Roma ospita il Pescara e decide di attuare già da subito, in una partita che in un modo o nell’altro si sarebbe vinta lo stesso, il non bel gioco; ovvero limitare lo spettacolo ai fini del risultato. I giallorossi partono forte e dopo 10 minuti gli abruzzesi sono già sotto di due reti: prima un cross da calcio d’angolo che Dzeko trasforma in gol e poi un traversone dalla sinistra da parte di Perotti, sempre per il bosniaco. E da qui in poi, entra in scena la “brutta Roma”. Il Pescara finisce il primo tempo in crescendo e dopo un paio di nitide occasioni arrivate nella seconda frazione di gioco, arriva il gol del capitano Memushaj, che insacca di sinistro accorciando le distanze. La Roma soffre e dopo qualche brivido di troppo sentito dai tifosi giallorossi, ci pensa Diego Perotti, che su calcio di rigore, rimettere la partita sul binario giusto; ma non è finita. La squadra di Luciano Spalletti soffre ancora e subisce anche il gol del 2-3 da parte di Caprari, ma stavolta, senza ulteriori brividi. La partita finisce e nel post gara il tecnico toscano riassume la partita cosi: “Siamo in un momento di cambiamento: non ci piace più essere belli, ci piace essere vincenti”.
Inizia cosi il lavoro psicologico da parte dell’ex allenatore dello Zenit sui suoi giocatori, a cui vuole far capire che le grandi prestazioni non sempre si trasformano in grandi risultati. La Roma ha cosi trovato una nuova filosofia di gioco, dove l’importante è vincere senza badare troppo alla prestazione. Con questo nuovo stile, i giallorossi sono riusciti a battere anche Lazio e Milan (non proprio l’ultimo dei Pescara per intenderci…senza offesa), giocando un primo tempo quasi del tutto incolore ma capaci di colpire quando serve e quanto basta.
Dulcis in fundo, sabato c’è il match clou del campionato, ovvero Juventus-Roma; dove si incontrano il brutto anatroccolo, che ignora le critiche e avanza per la sua strada e il bel cigno, che si finge anatroccolo, per immergersi nel mondo dei brutti ma vincenti. E se l’attesa non inganna, ne vedremo delle belle, pardon…delle brutte!

Lascia un commento