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Tira una brutta aria a Sorrento, un’aria di mestizia, di rassegnazione, di abbandono. Contro la Battipagliese è arrivata la terza retrocessione consecutiva, da quando ci si giocava l’approdo in cadetteria contro Verona e Carpi, entrambe in A, al baratro dell’Eccellenza. Tutto in tre anni. Uno sfacelo. A riempire il “Campo Italia” sono stati i più di trecento tifosi giunti da Battipaglia i quali hanno esultato come non mai a fine gara inneggiando al tecnico Gigi Squillante, assurto ad idolo della piazza. In campo è successo tutto nella ripresa, dopo un primo tempo di grande intensità da ambo le parti, ma con il Sorrento molto più pericoloso contro la non irresistibile difesa bianconera. La porta delle zebrette ha tremato soprattutto con la traversa di Elefante, mentre la risposta ospite è stata tutta nel tiro pericolosissimo di Cirillo dalla distanza, su cui Lombardo si è fatto trovare prontissimo smanacciando in angolo. Nella ripresa, dopo cinque minuti, il Sorrento è passato in vantaggio con Elefante, il cui tiro-cross dalla sinistra ha sorpreso De Marino, non esente da responsabilità. Sembrava essersi messa benissimo per gli uomini di mister Pirone, ma tutto è cambiato con la dissennata scelta di togliere Caldore, terzino sinistro, per inserire D’Ambrosio basso a sinistra lui che è un mediano di rottura. Neanche pochi secondi e proprio il neo-entrato ha commesso una marchiana ingenuità spingendo in area Comperchio, con quest’ultimo che difficilmente sarebbe arrivato sulla palla. Oltre al danno del rigore anche la beffa di restare in dieci e, dal dischetto, il cucchiaio di Comperchio ha gelato il “Campo Italia” mandando in delirio la muraglia umana bianconera. Il Sorrento è andato in tilt e la Battipagliese ha preso il sopravvento passando in vantaggio con una girata di Agresta capitalizzando un cross dalla sinistra di Garofalo. Da lì in poi non c’è stata più partita, i rossoneri non erano in grado di reagire né di esercitare alcuna pressione dalle parti dell’area avversaria e si è aspettato solo il triplice fischio che sentenziava la terza retrocessione consecutiva. È un pozzo senza fondo quello in cui è precipitato il Sorrento calcio, la tifoseria è imbufalita, anche perché quest’anno se ne sono viste di tutti i colori, con la dirigenza macchiatasi di numerose e continue nefandezze. Quattro gli allenatori avvicendatisi sulla panchina rossonera, da Sosa a Chiancone passando per Cioffi e finendo a Pirone, quattro anche i presidenti, il cui gioco a nascondino è parso francamente umiliante per una piazza come Sorrento. Ad agosto c’era Palmieri al vertice, poi l’insediamento di Squillante, la conferenza di Bisogno e infine è iniziata l’era Genovese. Ci si è presi gioco di una maglia e di una storia, di persone che pensavano che qualcosa di buono sarebbe stato fatto mai immaginando uno scenario così mortificante e avvilente. A fine gara, nessun rappresentante del Sorrento si è presentato in sala stampa, a testimonianza di un’assenza figlia di approssimazione e pressapochismo. Chissà se qualcuno si passerà una mano sulla coscienza e dirà come sono andate veramente le cose, chissà se qualcuno ci metterà la faccia scusandosi per l’onta di questo fallimento, chissà se per i sorrentini si realizzerà il sogno, non di ritornare protagonisti, ma di vedere intorno alla propria squadra gente seria e trasparente.
Foto di Carmine Galano


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