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Rimettere in circolo esaltazione e passione per alimentare un sogno. Sulla scorta di quegli anni d’oro che impreziosirono la storia del Sorrento soprattutto dal 2004 al 2007, prima con una memorabile finale play-off vinta in D contro il Savoia e poi col doppio salto dalla massima serie dilettantistica alla C1. In casa Città di Sorrento sono giorni frenetici per il mercato ma anche per l’impalcatura societaria. La settimana prossima dovrebbe tenersi, infatti, la conferenza stampa di presentazione della neonata società creata grazie al titolo sportivo del Sant’Agnello, con la possibile ufficializzazione delle nuove figure che andranno a coprire l’area marketing e l’ufficio stampa. Profili largamente individuati e che saranno resi noti al pubblico insieme al nuovo logo, già disegnato ed approvato in persona dal patron Franco Giglio (non mancherà il riferimento alle cinque losanghe che compongono lo stemma comunale), e magari ad un sito ufficiale di riferimento. Si punterà a coinvolgere nuovamente la città, a farla sentire parte attiva di un progetto di rinascita come una volta, grazie all’impegno diretto di diversi personaggi che avranno cura di pianificare iniziative nel sociale e nelle scuole. Il nuovo Città di Sorrento vuole tornare ad essere protagonista, a rappresentare un’entità viva per chi lo ama e per chi vorrebbe farlo. E vorrebbe coltivare l’ambizione di rinsaldare una partnership finalmente redditizia col tessuto imprenditoriale e commerciale della Penisola, da anni ai ferri corti con la vecchia società targata attualmente Genovese-Scala. Ed è anche per questo che Giglio sta studiando una campagna abbonamenti low cost, che recuperi intanto lo zoccolo duro del tifo rossonero e che preveda anche omaggi e gratificazioni per chi cederà alla tentazione di fidelizzarsi a questa nuova avventura. Serietà e programmazione possono essere certamente gli argomenti basilari per provare a riempire da subito le gradinate del campo Italia, il resto potranno mettercelo solo i risultati. In Tribuna centrale, inoltre, sarà prevista un’area hospitality usufruibile prima delle gare e durante l’intervallo. Un modo per avvicinare tifosi ed addetti ai lavori, per rendere accoglienza e familiarità un must di questo nuovo corso.Tutto, insomma, è al vaglio nei minimi dettagli. In chiave mercato proseguono colloqui e sondaggi. Gennaro Fragiello, già in costiera nella stagione 2007/08 in C1, è virtualmente un nuovo giocatore rossonero. Ma per il reparto avanzato piace anche l’attaccante Fabio Longo. Venti gol, tutti su azione, e la carica di vice capocannoniere del girone con la Frattese, squadra della sua città natale. Turi modellerà il suo dream team su almeno due disegni tattici: il 4-3-3 e il 4-3-1-2. In quest’ottica Longo, che alla corte di Grimaldi ha svolto il ruolo di prima punta nel 4-3-3 tra Celiento e Marotta, sarebbe un elemento assai duttile per il roster offensivo in quanto capace di disimpegnarsi anche da seconda punta o da esterno. Ma nella rosa nerostellata che ha sfiorato l’accesso ai play-off, gli occhi sono puntati anche su Alessio Bonavolontà, centrocampista classe ’90 che nasce come interno ma che negli ultimi due anni (al Gladiator e a Fratta) è stato posizionato da play davanti alla difesa. Grimaldi lo ha spesso invertito nel ruolo con Claudio Costanzo, anche a partita in corso. E Bonavolontà in questo senso non ha mai deluso le aspettative. Sul taccuino del club rossonero ci sono sempre gli ex Erpen e Vanin, il centrocampista Giuseppe Ausiello, l’attaccante Antonio Del Sorbo e il centrale difensivo Pasquale Esposito. Nomi di grande qualità, finalizzati alla costruzione di un organico che tenti il salto tra i professionisti in caso di ripescaggio in serie D (gli incartamenti sono stati consegnati a Roma lunedì scorso). Qualche rumor riguarda anche le possibili riconferme. L’intenzione del club sarebbe infatti quella di trattenere il centrocampista multiuso Rosario De Rosa, elemento fondamentale per gli equilibri tattici di Turi, l’estremo difensore classe ’95 Felice Napolitano, e Giuseppe Sibilli, classe ’96, figlio d’arte. Per una squadra che aspetta il ripescaggio in D, e che aspira a sedersi al tavolo delle grandi nel campionato che verrà, la priorità è quella di inoculare nella rosa almeno 10 under di qualità. Che sono poi quelli che possono spostare davvero gli equilibri in questa categoria al netto dell’apporto degli elementi più esperti. Si vedrà se le idee della dirigenza potranno avere sbocchi importanti già a breve. A tal proposito, occorre ricordare che la cantera rossonera sarà curata ancora dalla dirigenza del FC Sant’Agnello, che continuerà a vivere conservando nome e logo originari. E il vecchio Sorrento Calcio? Una scatola vuota seppellita da montagne di debiti e condannata al fallimento societario. Una circostanza neanche negata privatamente da qualche esponente del club. E confermata tout court dalla volontà del suo azionista di maggioranza, che pure ha assicurato l’iscrizione al prossimo campionato di Eccellenza, di andarsi a rilevare il titolo di un’altra società in serie D. Un “nonsense” che ancora oggi lascia stupefatti soprattutto in relazione alla fretta di concludere con l’ex amministratore, l’avv. D’Angelo, l’acquisizione del vecchio Sorrento a campionato in corso e con una squadra prossima alla retrocessione. Quello che resta del sodalizio che è stato capace di mettere in fila tre retrocessioni consecutive in una condizione di coma tecnico, astenia finanziaria ed improvvisazione societaria, andrà in esilio lontano da Sorrento. Lasciando sul tappeto macerie, lacrime, sangue e tanti interrogativi inevasi. A cominciare dalla grana degli stipendi non pagati a calciatori e maestranze. Per finire all’assurda convocazione, circa un mese fa, di una parte degli effettivi per un allenamento mattutino nonostante i ranghi fossero sciolti da tempo. Un provvedimento inutile ed inspiegabile, avvenuto al culmine di una epurazione tecnica lenta e chirurgica, gestita dalla società ed avallata dal trainer Claudio Pirone. Il tutto in un tripudio di proclami e false promesse, esternate da chi ancora oggi non ha pudore nel replicare le stesse litanie. Pochi fatti e un fiume di parole che si sono trasformate presto in un incubo itinerante senza sbocchi.

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