16 Maggio 2026
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Silvio Elia Ferrara: “Rastelli è un tecnico da serie A. Avellino giovane, frizzante ma poco esperto…”

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Ha a che fare con bilanci e scritture contabili esercitando la sua professione di commercialista, le cui competenze lo aiutano anche nell’altra professione, quella del giornalista. Competenza e passione sono i due binari che trainano penna e microfono di Silvio Elia Ferrara che, nelle trasmissioni che conduce, generalmente sul Napoli, dà sempre ampio spazio ad altre squadre campane, tra cui l’Avellino. Era facile vederlo lo scorso campionato nella tribuna del Partenio-Lombardi, domenica era presente in occasione di Avellino-Carpi, vittoria che ha consentito ai lupi di assurgere in testa alla classifica in coabitazione con il Frosinone. Lo contattiamo per commentare con lui il sofferto successo firmato da Comi e ottenuto contro una squadra, come quella emiliana, a cui Castori ha conferito spessore e identità: “E’ stata una partita dai due volti: nel primo tempo l’Avellino ha controllato agevolmente la partita, facilitato anche dal vantaggio di Comi che ha messo in condizione i lupi di esprimersi al meglio nel suo gioco fatto di ripartenze e grande compattezza a centrocampo. Il Carpi, nei primi 45′, mi è parso poca cosa, la squadra si schierava con un 5-4-1 tenendo gli esterni molto bassi e il solo Mbakogu in attacco, peraltro privo di rifornimenti. Nella ripresa, complice anche un atteggiamento un po’ troppo timoroso dell’Avellino, è venuto fuori il Carpi che, a quel punto, aveva anche la necessità di fare la partita. I maggiori pericoli sono arrivati soprattutto in due occasioni, la prima maturata allo scadere della prima frazione con Gomis prodigioso, l’altra in un secondo tempo che ha visto i lupi affannarsi pur senza capitolare”. Ma ci interessa sapere anche qualche osservazione dal caro collega circa gli aspetti più convincenti dell’Avellino: “Mi soffermo su due, frutto del lavoro di un tecnico come Rastelli che dimostra di crescere sempre di più, continuando così si potrebbero aprire presto per lui le porte della serie A. Naturalmente ci auguriamo che possa arrivarci con i biancoverdi ma, indipendentemente da quello che sarà il suo futuro in terra irpina, sta meritando la possibilità di misurarsi in massima serie. Contro il Carpi è stata felice la sua scelta di schierare una squadra giovanissima e, quindi, fresca sul piano atletico, in grado di reggere un caldo insolito per un pomeriggio di ottobre. L’altra mossa che mi è piaciuta molto è stata quella di collocare Zito a centrocampo dandogli compiti di proposizione e sgravandolo da quelli di copertura, dove è stato molto bravo Visconti. Nella ripresa, invece, ho notato che si è accentrato trovandosi diverse volte in difficoltà. Mi limito a questi due aspetti, ma è da elogiare la solita determinazione di questo Avellino”. Svisceriamo anche gli aspetti che l’hanno convinto di meno: “L’atteggiamento troppo remissivo nella ripresa e, in momenti in cui cala l’intensità, si sente l’assenza di un elemento dotato di personalità che dia sicurezza a tutta la squadra. Questo è un problema che c’era anche l’anno scorso, nonostante la presenza in organico di Togni che, però, si è avuto sempre a mezzo servizio per i noti malanni fisici che ne hanno condizionato anche il rendimento quando è stato a disposizione. Indubbiamente, la squadra è stata ulteriormente svecchiata, ma affidarsi troppo alla giovinezza può comportare un deficit di esperienza e personalità, quest’ultima è facile maturarla proprio dopo anni di carriera. È raro notare in un giovane la personalità che può avere un veterano, le eccezioni sono appannaggio di pochi fenomeni”. Completato il discorso sulle note positive e stonate afferenti alla squadra, si presenta un’altra occasione per esaltarne il timoniere: “Aggiungo altro: Rastelli è un tecnico bravo a tenere tutti sulla corda, anzi, questa è forse la sua virtù migliore. Non è un caso che, chiunque venga schierato dal primo minuto, risponda sempre in modo soddisfacente. E poi sa fare da scudo alla squadra, virtù che fa innamorare calcisticamente i giocatori al proprio allenatore. Faccio un esempio: in sala stampa, quando gli sono state chieste delucidazioni circa il pericoloso contropiede del Carpi a fine primo tempo, ha risposto attribuendosi la colpa in quanto aveva chiesto ai suoi giocatori di fare attenzione alla seconda palla in proiezione offensiva e questo ha fatto sì che ci si scoprisse troppo”. È passato un anno, sono cambiati molti interpreti, ma i risultati restano lusinghieri. La scorsa stagione, soprattutto dopo un entusiasmante e scoppiettante girone d’andata, erano in molti a ventilare l’ipotesi di un Avellino competitivo per la promozione. Poi, cammin facendo, la squadra ha denunciato alcuni limiti che hanno fatto sfumare sogni in un primo momento inconfessabili, ma è rimasta una stagione condotta alla grande. Quest’anno, visto che i biancoverdi sembrano andare a velocità addirittura superiori, si può pensare concretamente al salto nel massimo campionato? “La squadra è all’altezza, ma ci sono dei punti interrogativi legati all’età. L’anno scorso, al centro della difesa, c’era un certo Peccarisi a garantire quella giusta dose di esperienza, mentre contro il Carpi c’erano due 93′, molto bravi, ma pur sempre ventunenni. Ce ne sono tanti altri sparsi per i reparti, si sprecano i “se”. Allora l’Avellino può conquistare la promozione se a centrocampo ci saranno le alternative giuste, se Comi saprà comportarsi come faceva Galabinov nei momenti in cui lo straripante Castaldo accuserà il peso dei suoi anni, se i giovani si sapranno comportare così per tutta la stagione. Considerando che l’allenatore è ottimo, il pubblico caldo e passionale e la squadra frizzante, gli ingredienti ci sono per puntare in alto ma, indipendentemente dall’esito finale, vedo i lupi ancora una volta protagonisti. Quest’Avellino, inoltre, può risaltare anche per la mediocrità generale di un campionato che non contempla una schiacciasassi, tant’è che a deludere sono proprio quelle che godevano di maggiori credenziali”. Il prossimo turno vede i lupi impegnati in casa di un Bari che molti accreditano tra le squadre più attrezzate. I pugliesi sono reduci dal blitz del Massimino di Catania, si può dire che, fare risultato anche al San Nicola, darebbe un ulteriore slancio agli uomini di Rastelli per uscire allo scoperto e alzare l’asticella degli obiettivi? “Adesso c’è l’autostima, la convinzione e anche un pizzico di buona sorte per fare risultato ovunque. Dico che l’Avellino, forte dell’entusiasmo attuale, deve andare a Bari con il chiaro intento di portare a casa l’intera posta in palio. Può essere una partita chiave per i lupi, un eventuale successo darebbe a tutti questi giovani la consapevolezza di avere tutto per restare così in alto e si sa che, nella mentalità di un giovane, la convinzione nei propri mezzi si acquisisce proprio grazie a simili imprese”.

Maurizio Longhi

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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