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Le dimissioni del professore di Ottaviano, sono un segno di saggezza, cosa che nessun allenatore oggigiorno fa. Atto, che doveva fare anche la passata stagione Vincenzo Torrente.Un rapporto spesso complicato e ben presto deteriorato da risultati e atteggiamenti assunti dall’allenatore campano che non hanno fatto piacere né alla società, né ai tifosi. Sannino era arrivato in fretta e furia il 10 luglio, la soluzione al problema Bielsa che aveva costretto
Simone Inzaghi a sedersi sulla panchina dell’Olimpico. Subito messaggi d’amore, subito dichiarazioni di stima per la proprietà. E un concetto, spiegato il primo giorno da tecnico della Salernitana: “La base è la difesa a quattro“. E’ questa la fotografia che inquadra perfettamente le difficoltà del tecnico alla guida del cavallucccio. Sannino ha lavorato per tutta l’estate su un modulo che poi non ha potuto schierare in campionato, per colpa di un mercato non sempre appoggiato dallo stesso tecnico. I risultati, in campionato, non sono arrivati. Solo 18 punti in 16 giornate, 9 pareggi ma soprattutto la miseria di tre vittorie. Troppo poche per una squadra che ha l’obiettivo di “migliorare lo scorso campionato”. Ovvero, giocarsi un posto nei playoff. La partita con la Pro Vercelli la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sannino furioso nei 90 minuti, Sannino rabbioso al fischio finale. Una frase di troppo, che non doveva lasciarsi sfuggire. Squadra e tifoseria hanno cominciato a non seguirlo più, le dimissioni sono state inevitabili. Un gesto comunque di maturità quello di Sannino, l’allenatore di Ottaviano ha capito che a Salerno non poteva dare più nulla. Questa la nota ufficiale, Sannino non è più l’allenatore granata. Queste le parole che ne sanciscono l’addio: “L’U.S. Salernitana 1919 comunica che in data odierna il Sig. Giuseppe Sannino ha rassegnato le dimissioni da allenatore della prima squadra. Nel ringraziarlo per le prestazioni offerte la Società augura al tecnico le migliori fortune professionali”.
Pochi minuti dopo il portale ufficiale del club di via Allende ha anche pubblicato una nota scritta dal tecnico per congedarsi dalla piazza: “Con molto dispiacere, facendo un passo indietro, rassegno le mie dimissioni da allenatore della prima squadra al fine di assicurare serenità all’ambiente ed al fine di dare un segnale significativo di stima verso l’U.S. Salernitana ed i suoi encomiabili tifosi che si contraddistinguono per calore, per passione e per competenza. Ringrazio i Presidenti ed il Direttore per avermi dato la possibilità di lavorare in questa prestigiosa Società. Saluto con affetto i dirigenti, i collaboratori ed i calciatori che con grande professionalità si sono impegnati e battuti per la maglia che indossano. Auguro alla squadra ed ai colori sociali i più ambìti traguardi che ampiamente meritano. Con deferenza, Giuseppe Sannino”.
L’esperienza di Sannino sulla panchina granata era ormai diventata una sorta di accanimento terapeutico in salsa calcistica. Un accanimento ‘sui generis’, perché solitamente il tentativo di tenere in vita un’esistenza largamente compromessa viene esperito dalla famiglia del malato e imposto dal rigore legislativo in materia. In questo caso, invece, a provar di tutto pur di portare a termine il mandato ricevuto ad inizio stagione era il tecnico di Ottaviano. Troppo ghiotta l’opportunità di rilanciarsi professionalmente, legando le sue fortune a quelle del glorioso ippocampo, per arrendersi. Nonostante i tanti venti contrari da affrontare e gestire, a cadenza pressoché quotidiana. Ed alla fine, pur supportato da caparbietà e amor proprio nella sua posizione di perenne arroccato, l’ex stratega del brillante Varese di qualche stagione fa ha dovuto rassegnarsi all’idea di abbandonare un progetto affascinante ma divenuto ormai impraticabile e irrealizzabile. Sannino, al di là dell’indiscutibile impegno profuso sul terreno di gioco durante la settimana e in partita, paga anche per un carattere che mal si sposa con una piazza come Salerno. Dove la temperatura che avvolge la squadra è sempre febbrile e, quindi, bisognosa di comportamenti e parole glaciali, in grado di raffreddare contesti facilmente infiammabili. In sostanza, nell’universo pallonaro granata, da sempre una polveriera alimentata dalla passione inesauribile della tifoseria e dall’inevitabile attenzione mediatica che regna intorno alla squadra, la qualità dei comportamenti e delle relazioni umane deve viaggiare armoniosamente con le competenze calcistiche del detentore del progetto tecnico. Perché, così come un calciatore di talento deve necessariamente affiancare solidità mentale e temperamentale all’estro esibito sul terreno di gioco se vuole imporsi su livelli calcistici apicali, allo stesso modo un allenatore non può permettersi il lusso di curare esclusivamente le faccende tecnico-tattiche. Usando un’altra metafora pregna di immagini pugilistiche e venature filosofeggianti, l’allenatore della Salernitana non può esimersi dall’indossare i panni di uno stoico boxeur. Un incassatore arcigno e silenzioso, di quelli che ricordano il ‘’Toro scatenato’’ interpretato da Robert De Niro, capace di assorbire come una spugna, senza dissipare entusiasmo e lucidità mentale, critiche e polemiche che da sempre costellano le stagioni calcistiche salernitane. Egli deve esser bravo a lasciarsi scivolare addosso analisi, più o meno fondate, provenienti dall’esterno, intercettando magari spunti di riflessioni sparsi per migliorare la pianificazione del lavoro ed imparare a convivere con la fisiologica esigenza della stampa di scavare a fondo nelle problematiche di campo ed extracalcistiche. Sperare di voler controllare tutto, di ottenere un’approvazione diffusa, è un privilegio che la storia dell’umanità non ha mai concesso a nessuno. Sannino, invece, ha scelto la strada del conflitto, dell’ ‘ammuina’, cavalcando l’esecrabile onda della distinzione dei ruoli che degenera nella presuntuosa e arrogante pretesa di non poter condividere ragionamenti calcistici con i ‘’non addetti ai lavori’’. Se si parte da questo erroneo convincimento, difficilmente si fa strada. Troppo Importante rapportarsi con gli abituali interlocutori, dosando franchezza, umiltà e capacità di ascolto. Dissentire è legittimo, ci mancherebbe, però bisogna farlo senza mai accantonare educazione e rispetto dei ruoli. Altrimenti l’incancrenirsi dei rapporti è inevitabile, e con esso lo sviluppo della disamina calcistica. Finalizzata a migliorare il percorso e le sorti della squadra, la quale, è bene ricordarlo, rappresenta il volano principale che consente a tutti (mister, calciatori, giornalisti e tifosi) di toccare mete professionali più gratificanti. Sannino non ha mai capito l’importanza di queste dinamiche. La prima, ‘’vera’’ conferenza stampa post partita della stagione, interessante e costruttiva, dispiace dirlo, l’abbiamo vissuta solo lunedì sera. Al tavolo delle interviste era però seduto Fiorin, l’allenatore in seconda della Salernitana. L’ex collaboratore di Pippo Inzaghi, pur dissentendo su gran parte delle disamine ascoltate, non ha mai mostrato alterigia ed impazienza, rispondendo con educazione a tutte le domande ricevute dai rappresentanti dei media. Una lezione di stile e professionalità, che dovrebbe rappresentare una sorta di vademecum per il futuro. Ma gli errori di Sannino sono anche legati all’ entusiasmo un po’ cieco che lo ha spinto ad accettare l’incarico di tecnico della Salernitana, ossia senza farsi garantire l’esaudimento di alcuni punti fermi della sua pianificazione calcistica. Errori che lo accomunano agli altri mister che lo hanno preceduto. Pensare di realizzare la propria idea di calcio accettando senza far troppo rumore il materiale tecnico messo a disposizione della società, è una scelta che difficilmente approderà al risultato intimamente sognato. Molto più probabile, come la storia degli ultimi anni insegna, che il tecnico di turno debba poi attraversare nervosamente la quotidianità lavorativa cosparsa di innumerevoli opzioni tattiche e formule numeriche. Sperando, invano, di trovare la sospirata quadratura del cerchio. La sofferenza scaturita da questa scomoda condizione è tutta condensata in una risposta rilasciata da Sannino alla stampa nel dopo partita contro la Ternana. L’interrogativo posto al tecnico partenopeo – ‘’Mister, la sensazione è che la sua squadra faccia fatica ad applicare il calcio totale che lei insegue, un calcio aggressivo in fase di non possesso e propositivo una volta conquistata palla” – per la prima volta ha incontrato un’espressione distesa sul suo volto ed una risposta ‘urbana’ (‘‘Questa domanda mi piace, perché mi consente di parlare di calcio. Hai toccato dei punti giusti, quando io parlo di difficoltà a trovare gli equilibri necessari…’’). L’implicita ammissione di percorsi differenti battuti da proprietà e tecnico in sede di calciomercato. Una risposta finalmente rilassata, quasi contenesse la speranza di veder spostare altrove una parte delle responsabilità attribuite esclusivamente a lui.

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