16 Maggio 2026
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Salernitana, ripresa a porte chiuse

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Due giorni per staccare la spina, finalmente. Tra turni infrasettimanali, continui impegni e ripetute delusioni per gli scarsi risultati ottenuti sul campo (nonchè qualche momento tribolato di troppo negli spogliatoi, vedi i “motivi disciplinari” che hanno causato l’esclusione di Troianiello) la Salernitana si è presa sabato e domenica per riposarsi. “Quando le vittorie non arrivano è difficile per tutti – analizzò Torrente dopo l’1-1 col Perugia – Lo vedo in settimana che i ragazzi danno tutto ma subentra anche quella paura di perdere”…che poi in realtà ti fa perdere. Gli allenamenti dei granata riprenderanno oggi alle 15 al campo Volpe, a porte come di consueto chiuse. Forse proprio in un momento in cui la squadra avrebbe ancor più bisogno dell’apporto dei propri tifosi, sicuramente delusi ma non certo imbufaliti dopo le ultime prestazioni incoraggianti. Anche venerdi a Bari, al triplice fischio finale, quando la squadra campana s’è recata sotto lo spicchio del settore ospiti per salutare gli oltre 1500 supporters al seguito, il saluto alla squadra è stato fatto da applausi: segno che la piazza riconosce, com’era naturale che fosse, impegno massimale e situazioni contingenti (emergenza uomini soprattutto in difesa, condizioni ancora non perfette di parte della rosa, qualche episodio arbitrale sfavorevole e un pizzico di sfortuna) che stanno fin qui frenando il cammino della Salernitana. Ben altra cosa rispetto all’altrettanto giustificata rabbia di Crotone dopo una prestazione inguardabile, dell’undici di Torrente. L’opportunità di aprire le porte alla tifoseria, almeno una volta a settimana, dovrebbe essere presa in considerazione da parte di una società sicuramente conscia delle difficoltà che la squadra si sta trovando ad affrontare, consapevole di qualche errore commesso in sede d’allestimento dell’organico e di qualche scintilla scoppiata nel gruppo, perchè se è vero che vincere aiuta a vincere, è facile immaginare il “non vincere” a cosa possa portare, a lungo andare. La Salernitana è in difficoltà in primis dal punto di vista psicologico, è abbattuta, dà tutto e poi vede gli sforzi vanificati. Certo, le forze sono oggettivamente poche. Ma il tifoso salernitano sa che ora è il momento di stringersi attorno alla squadra, che produce, mostra progressi ma, settimanalmente, suo malgrado è protagonista di un rapporto più di odio che di amore con la sorte. Un’amichevole o un allenamento a porte aperte, una presenza dei tesserati nelle trasmissioni tv e radio, o anche sulla carta stampata. O ancora le conferenze stampa che da un anno e mezzo a questa parte sono eventi più unici che rari. Chissà se tutto ciò potrebbe servire. Forse sì, anche se c’è chi preferisce – per semplificare tutto, prassi consolidata – prendersela con i soliti giornalisti cattivi. Che ci hanno fatto il callo, ormai, fortunatamente non vanno loro in campo nè fanno la formazione o hanno allestito la squadra in estate. Addirittura ieri nessun tesserato del club granata s’è presentato a taccuini e microfoni della stampa, esclusivista e non. Che poi, altro non è che veicolo per parlare ai tifosi, soprattutto laddove non riescono a parlare i fatti. Il Bari, tanto per fare un esempio, nella settimana corta che ha preceduto il match del San Nicola, ha fatto svolgere una conferenza stampa al giorno! Nell’ordine, dal lunedì al giovedì, hanno risposto alle domande dei cronisti Gentsoglou, Defendi, Maniero e mister Nicola, quest’ultimo alla vigilia. Eppure quella pugliese è piazza dal glorioso passato in massima serie, che porta 27mila spettatori allo stadio, con una tifoseria esigente e una stampa incalzante. Tant’è che a Maniero non sono state risparmiate domande sul digiuno di gol che il bomber ha impattato così: “La colpa è solo mia”. Autocritica umile, sana e funzionale. Per la cronaca, Maniero ha segnato. Un caso? Alle volte, la pressione aiuta a cacciare gli attributi, quando ci sono. C’è sempre tempo per aprirsi. La Salernitana invece si chiude progressivamente. Le conferenze stampa sono prassi consolidata in ogni club di Serie B, mentre a Salerno si contano sulle dita di una mano le occasioni in cui Torrente ha incontrato i giornalisti alla vigilia di una gara (due), col club che preferisce diramare il pensiero dell’allenatore confezionato a tavolino in forma scritta, senza contraddittorio e possibilità di formulare domande, richieste di spiegazioni. Cambia il tecnico, non il modus operandi. Era così con Gregucci, Menichini e ora col trainer cetarese.“Chiedete alla società il motivo del perchè non mi fanno parlare”, ha detto ieri Torrente andando via, allargando le braccia e facendo spallucce come spesso ha dovuto fare in quest’inizio torneo tutto in salita. In via Allende è sempre tutto un mistero, dalle condizioni dei giocatori infortunati ai loro tempi di recupero, passando per semplici curiosità di campo che a volte fanno strappare anche un sorriso distensivo, nonostante i risultati. E la chiusura, il nascondersi, non fa altro che alimentare la cultura del sospetto. Perchè non aprirsi, perchè non giocarsi questa carta? La vicinanza della squadra ai tifosi e viceversa – attraverso le ringhiere del campo d’allenamento, gli schermi televisivi, gli altoparlanti di una radio, la carta stampata o le pagine web – non è mai un danno quando l’amore è viscerale come nella piazza di Salerno.

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