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Ricordate cosa disse Capello, all’epoca in cui allenava la Roma? O Mihajlovic al tempo della sua esperienza interista? Il guru di Pieris se ne uscì con un “mai alla Juventus” e qualcosa di molto simile riferendosi però al Milan per il tecnico serbo: il primo è storia, il secondo è attualità. Storia e attualità di parole vuote, vane, inconcludenti, cosa che se si dovesse giudicare un uomo dalla propria coerenza, avremmo poco di cui rallegrarci. Anche a Caserta, anche in Lega Pro, lontani dai riflettori del calcio da salotto, in quest’infernale estate africana, si può fare il conto di dichiarazioni alle quali non sono poi seguiti i fatti, o peggio ancora, alle quali non si è tenuto fede comportandosi in maniera diametralmente opposta. Dopo il terremoto che ha travolto l’assetto societario, con le dimissioni di Lombardi e l’insediamento di una nuova presidenza, il tifoso rossoblù ha riassaporato quel gusto rancido del tradimento, un gusto che si sperava di non dover provare mai più; e invece dopo il cucchiaino di zucchero ecco la pillola amara. Ed ecco, come da copione, l’esodo di titolari partiti per altri lidi, anche se la maggior parte hanno scelto di spostarsi solo di pochi kilometri: tra questi Michael Cruciani. Nulla di alieno, il Benevento ha fatto un’offerta e il giocatore ha ritenuto opportuno accettare, fin qui nulla di strano o disdicevole, ci mancherebbe altro. E’ il dopo che stona.
Ma facciamo un passo indietro. Il signor Cruciani, più di chiunque altro, ha potuto sentire la vicinanza della tifoseria casertana che si è mobilitata in massa per la piccola Victoria, afflitta da una terribile malattia. Raccolta fondi all’esterno dello stadio per tutta la stagione, che Cruciani, causa infortunio, ha guardato per buona parte dalla tribuna, cene di solidarietà, messaggi di affetto e di vicinanza, e tante altre piccole ma importanti cose. Nel calcio moderno, lo si dice da anni, non esistono più bandiere, né sentimenti come la riconoscenza; la memoria di questi girovaghi del pallone è spesso corta, la consapevolezza della maglia che indossano e rappresentano, praticamente nulla. E questo succede ad ogni latitudine, senza distinzione di livelli. Così, ai messaggi di tifosi delusi per l’ennesima partenza, Michael Cruciani, dal suo profilo social, risponde così: “Ci sono sempre persone che sono contenti… e quelli che sono arrabbiati. Ma questo è il mondo del Calcio!!! Grazie a tutti che sono ancora con me. Buona giornata“. Decifrando il messaggio si capisce che il bersaglio sono i soliti tifosi che stanno sempre a criticare… La cosa che fa male, a ben vedere, è quella sensazione di impotenza, di sconforto, di smarrimento che si prova quando si è costretti ad assistere impotenti alle esternazioni, reali o virtuali che siano, di persone che si credevano vicine, compartecipi di ideali e valori che nessuno, al di fuori del microcosmo pallonaro, può comprendere. Forse nella società odierna, non solo in ambito calcistico, è davvero troppo aspettarsi determinati comportamenti. Delle due l’una: o il tifoso è davvero l’unica risorsa genuina rimasta in un mondo sempre più infetto da tanti mali, oppure il tifoso è l’unico a non essersi aggiornato al nuovo codice generale del calcio 2.0. In entrambi i casi a vincere sono sempre loro. Solo loro. I tifosi, gli unici a portare maglia, simbolo e colori incastonati nel cuore e nell’anima.
Vincenzo di Siena

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