16 Maggio 2026
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Questione di… testa

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Per 65 minuti San Siro ha visto i fantasmi, quelli veri: un mare di fischi a travolgere una squadra in totale balia dell’avversario, risospinta in avanti e all’indietro dall’ultima della classe. Il Benevento è l’ennesima compagine venuta a Milano senza alcun timore, ma con la convinzione di poter strappare applausi e punti alla banda di Spalletti. Poi, però, per fortuna ci ha pensato la difesa.

E’ la testa quella che manca a questi giocatori. Impauriti, insicuri, talvolta menefreghisti. Banali appoggi sbagliati (alcuni clamorosi come la rimessa laterale regalata all’inizio), pressing isolati, movimenti fuori tempo: alcuni sembrano coristi lirici in mezzo a rapper, come se non ci fosse nulla da condividere. Non è francamente ammissibile vedere un simile atteggiamento in campo: si conta un solo tiro verso la porta nei primi 65 minuti contro l’ultima in classifica, di Perisic, a lato.

E’ la testa -di Skriniar e Ranocchia- a scacciare via paure e timori, ansie e preoccupazioni. Le cabezate dei due centraloni nerazzurri valgono il 2-0 ed i tre punti in classifica. Erano vitali, erano ossigeno, ma non possono accontentare nessuno. L’Inter chiude così il gruppo di partite “abbordabili” prima del trittico di fuoco Milan, Napoli, Samp; in cui i nerazzurri dovranno dare ben altre risposte, dato che con tutta probabilità sarà Marzo il mese decisivo per il posto Champions.

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Il piede fatato di Joao Cancelo, dal quale sono nati i due gol, è in questo momento l’unica risorsa dell’Inter, l’unica valvola di sfogo in alternativa al solito gioco sulle fasce di Candreva (Perisic nemmeno merita più di essere citato). Senza Icardi, Eder ieri non ha convinto. Male anche Rafinha alla prima da titolare: giocare dal primo minuto è un’altra cosa, il pressing toglie energie ed idee, ed il brasiliano ha mostrato tutti i suoi attuali limiti fisici.

Spalletti deve svegliare il gruppo: giocando così non si faranno punti nè nel Derby, nè a Napoli. Intanto, però, è terzo posto in attesa di Lazio e Roma.

 

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