16 Maggio 2026
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Quella partita di Natale di 100 anni fa…

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Immaginatevi in una fredda notte invernale, al buio, dentro una trincea, con intorno i corpi senza vita dei tuoi compagni che giacciono lì, insepolti, nella terra di nessuno; immaginatevi le vostre famiglie, i vostri cari, che in una giornata di Vigilia, intonano canti, mangiano prelibatezze, al caldo di un camino nella comodità di una casa accogliente e festosa. Era la notte che precedeva il giorno di Natale di cento anni fa, in una zona non meglio precisata al confine tra Francia e Belgio; un cielo stellato e una splendida luna facevano da contraltare agli orrori degli esseri umani che, sulla terra, continuavano a uccidersi. Fu un inverno rigido quello del 1914; nei giorni precedenti aveva piovuto molto e la terra si era presto trasformata in fango. Fango, neve, angoscia. Cinquanta metri di terra, la “terra di nessuno”, divideva le due trincee: da una parte i soldati inglesi di sua maestà, dall’altra i tedeschi. A un certo punto il silenzio immane di quella notte venne rotto da alcune note che giungevano da lontano; i soldati tedeschi stavano intonando una canzone di Natale. Gli inglesi risposero con la stessa canzone, ma nella loro lingua: “Silent night, holy night…”. A un certo punto, non si sa bene per iniziativa di chi, il mattino seguente, un soldato uscì dalla trincea disarmato, con le mani in alto e con un segno di pace; il gesto venne subito recepito dall’altra parte. Un miracolo vero accadde quel giorno. Un miracolo reale, terreno che solo gli esseri umani di “buona volontà” possono compiere: quella mattina il rumore assordante dei cannoni e delle mitraglie lasciò il passo a risate e a parole di pace e amicizia. Quel mattino di cento anni fa, soldati tedeschi ed inglesi dimenticarono di essere soldati, di essere uomini costretti ad eseguire degli ordini, e fraternizzarono in quella che passò alla storia come la “tregua di Natale”. Si scambiarono saluti e auguri, cioccolata con biscotti, thé con caffè, si seppellirono e si onorarono i morti, finché, ad un certo punto non comparve una sfera di cuoio, forse di stracci arrotolati come sostiene qualcuno. Si improvvisò una partita di calcio. Lo sport più bello del mondo mise in mostra la sua più grande caratteristica: quella forza di unire persone che, in questo caso, fino al giorno prima si erano sparate, uccise brutalmente. La passione per il calcio, la magia del Natale, in fondo lo spirito di bontà che non può che esserci in ogni essere umano misero fine, anche se solo per poche ore, agli orrori della guerra. Alcuni dicono che la partita finì 3-3 altri che i tedeschi vinsero 3-2 altri ancora che vinsero gli inglesi. Ma a ben vedere poco importa. Diceva Ernie Williams, reduce inglese, in un’intervista televisiva nel 1983: “A un certo punto è apparso un pallone, non so dire se arrivato dalla nostra o dalla loro trincea, prima c’è stato qualche passaggio, ci divertivamo, alla fine è diventata un’unica grande mischia, senza alcun arbitro e punteggio.”

Ammetto che, per scrivere questo articolo, ho dovuto far ricorso, non poco, alla tecnica del romanzare; non perché mi scocciavo di visualizzare fonti o di approfondire, anzi. Il fatto è che questa tregua, gesto spontaneo ma che ebbe il difetto di partire dal basso, da soldati “semplici”, fece infuriare e non poco le autorità. D’altronde le loro tende erano palazzi regali in confronto alle trincee, parafrasando Brecht: “Ci sono i nomi dei re dentro i libri. Le hanno forse trascinate loro queste pietre?“. La notizia venne pubblicata dal New York Times solo una settimana dopo. In Germania l’episodio venne stigmatizzato, in Francia addirittura censurato. Andò leggermente meglio in Inghilterra, ma anche qui non tutta l’opinione pubblica accolse con favore la notizia. Gli alti ufficiali, avvisati ormai a cose fatte, e visto che tregue vennero sancite più o meno lungo tutto il fronte, non poterono far altro che ufficializzare quello che già stava accadendo. Quel 25 dicembre del 1914 venne sancita una tregua ufficiale; tregua che durò però, in barba agli ordini fino alla mezzanotte del 26. Dal 27 i cannoni tornarono a tuonare, le mitraglie a ruggire, gli uomini a morire. Ma nei ricordi di chi quella guerra la combatté ed ha avuto il privilegio di raccontarla, in quanto sopravvissuto, quella notte di Natale e quella partita di calcio sarebbero restate le più belle della loro esistenza. Scrisse Leon Harris, caporale del 13° battaglione del London Regiment, in una lettera inviata ai suoi genitori: “È stato il Natale più meraviglioso che io abbia mai passato. Eravamo in trincea la vigilia di Natale e verso le otto e mezzo di sera il fuoco era quasi cessato. Poi i tedeschi hanno cominciato a urlarci gli auguri di Buon Natale…

Oggi ricorre il centenario di quella partita. Un centenario passato sotto silenzio, quasi come se nulla fosse accaduto. La UEFA ha posto una targa commemorativa nei pressi del paesino belga di Sain-Yvon in memoria di quello straordinario evento. Ma poiché oggi, cento anni dopo, dopo gli orrori di una seconda guerra mondiale, del Vietnam, della Jugoslavia, dell’Afghanistan, l’odio tra popoli, verso chi è altro da te non sembra voler abbandonare l’animo degli uomini e, nel nostro piccolo, in una calcio esasperato dagli interessi personali, che si è prostituito al “dio denaro”, un calcio che è un’azienda vomitasoldi più che uno sport ecco che uno stralcio di una lettera che il soldato semplice Tom (non si conosce il cognome), uno che ha molto probabilmente tirato calci a quel pallone misto a fango, inviò alla sorella Janet: “Solo un paio di noi parlano il tedesco, ma molti tedeschi sapevano l’inglese. Ad uno di loro ho chiesto come mai. ‘Molti di noi hanno lavorato in Inghilterra’, ha risposto. ‘Prima di questo sono stato cameriere all’Hotel Cecil. Forse ho servito alla tua tavola!’ ‘Forse!’, ho risposto ridendo. Mi ha raccontato che aveva la ragazza a Londra e che la guerra ha interrotto il loro progetto di matrimonio. E io gli ho detto: ‘non ti preoccupare, prima di Pasqua vi avremo battuti e tu puoi tornare a sposarla’. Si è messo a ridere, poi mi ha chiesto se potevo mandare una cartolina alla ragazza, ed io ho promesso… Mi ha fatto vedere le foto della sua famiglia che sta a Monaco. Anche quelli che non riuscivano a parlare si scambiavano doni, i loro sigari con le nostre sigarette, noi il tè e loro il caffè, noi la carne in scatola e loro le salsicce. Ci siamo scambiati mostrine e bottoni, e uno dei nostri se n’è uscito con il tremendo elmetto col chiodo! Anch’io ho cambiato un coltello pieghevole con un cinturame di cuoio, un bel ricordo che ti mostrerò quando torno a casa. Ci hanno dato per certo che la Francia è alle corde e la Russia quasi disfatta. Noi gli abbiamo ribattuto che non era vero, e loro. ‘Va bene, voi credete ai vostri giornali e noi ai nostri’. E’ chiaro che gli raccontano delle balle, ma dopo averli incontrati anch’io mi chiedo fino a che punto i nostri giornali dicano la verità. Questi non sono i “barbari selvaggi'” di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti? Siccome si faceva tardi abbiamo cantato insieme qualche altra canzone attorno al falò, e abbiamo finito per intonare insieme – non ti dico una bugia – ‘Auld Lang Syne’. Poi ci siamo separati con la promessa di rincontraci l’indomani, e magari organizzare una partita di calcio. E insomma, sorella mia, c’è mai stata una vigilia di Natale come questa nella storia? Per i combattimenti qui, naturalmente, significa poco purtroppo. Questi soldati sono simpatici, ma eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. A parte che siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarlo a casa, e non verremo meno a questo compito.” “Eppure non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo. Ovviamente, conflitti devono sempre sorgere. Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum? Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?

Il tuo caro fratello Tom.”

 

Vincenzo di Siena

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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