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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Super Mario gol. Ma no! È troppo riduttivo chiamarlo così, chiamatelo mister 100 gol. Li ha segnati davvero con la maglia del Portici e li ha anche festeggiati, cento candeline per quante reti bucate o quante porte abbattute, fate un po’ voi. 100 gol in quattro anni, dal ’97 al 2001, professione bomber, tratti particolari: un cannibale. Solo uno che ha il gol nel sangue fa registrare questi numeri da record, erano altri tempi perché il calcio cambia ad una velocità supersonica ma adesso lo si definirebbe un top player, senza timore di smentita. Il fatto che Mario Carrano abbia indossato la maglia del Portici 1906 è la dimostrazione di come, dalle nostre parti, transitassero i migliori giocatori di quel tempo, segno che si voleva puntare in alto. Del resto, c’era un presidente che si faceva amare, quando Carrano ci parla di patron Cannetiello quasi si emoziona raccontandoci retroscena interessanti.
Rimarca più volte la serietà e la passione di quell’indimenticato presidente, anche per chiarire i motivi che lo indussero a dire addio al Portici dopo un ciclo strepitoso di quattro anni: “Sono state stagioni indimenticabili ed eravamo fortissimi, andavamo sempre ad un passo dal vincere i campionati ma ci mancava quel pizzico di buona sorte. Sarei rimasto a vita ma sapevo che, senza un presidente come Cannetiello, ci sarebbe stato un ridimensionamento, con uno come lui, garanzia di affidabilità e ambizioni, non c’era bisogno di avere dubbi sulla mia permanenza. C’erano club che mi volevano a tutti i costi, penso al Gladiator, alla Caivanese, ma soprattutto i sammaritani erano disposti a fare follie offrendomi il doppio dell’ingaggio ma non me la sentivo né di lasciare il Portici e né potevo mai fare un torto a gente come Cannetiello, Di Mauro, mosse da sentimenti di vero amore. Potevo guadagnare di più ma avrei lasciato una famiglia e il mio cuore mi suggeriva di restare, poi è giusto dire che quella società non mi faceva mancare nulla”. Uno come lui non poteva non essere concupito da altre società, i migliori catalizzano sempre l’attenzione degli altri, c’era chi era disposto a svenarsi per strapparlo al Portici. Poi, come ogni favola, c’è una fine ma i ricordi non finiranno mai, soprattutto uno in particolare: “Come posso dimenticare quel derby con l’Ercolano? Vincemmo 2-0, segnai io il gol del vantaggio e poi il raddoppio lo siglò Del Prete, mio grande amico e perfetto compagno di reparto. Ero già un ex granata e sapevo quanto fosse sentito il derby vesuviano, infatti, fu apoteosi al “San Ciro” per quella vittoria”.
Il calcio è sempre in divenire ma ricostruire il passato di un club è più emozionante che mai, perché si aprono pagine di storia ricche di contenuti e non sai quanto daresti per riviverle. Come la coppia d’attacco che, in un derby, va in gol e fa prevalere il tuo campanile. Ogni giocatore, poi, coltiva il sogno di arrivare sempre più in alto, c’è chi faceva faville tra i dilettanti e, nel giro di pochi anni, si è ritrovato addirittura catapultato in massima serie. A Mario Carrano, a cui una categoria come l’Eccellenza stava sin troppo stretta, Portici ha comunque dato la sensazione di un calcio di prima fascia: “A quei tempi, se volevi giocare sull’erba naturale, l’alternativa al “San Paolo” era il “San Ciro” e posso assicurare che c’era la fila di giocatori, ma signor giocatori, che avrebbero firmato carte false pur di giocare a Portici. Magari dico una eresia, perché da tempo non seguo più l’Eccellenza, ma non so se quei tempi possano ritornare: eravamo un corpo unico società-squadra-tifosi. Il martedì, alla ripresa degli allenamenti, sembrava quasi che fosse una partita di campionato per la gente che veniva ad incitarci. Ma ci sono tanti piccoli dettagli, impossibile raccontarli tutti, i custodi ci accoglievano benissimo per farci parcheggiare all’interno, eravamo una grande comunità. Mangiavamo tutti insieme con le rispettive famiglie, una parola vorrei spenderla anche per mister Rosano, un grandissimo sia sotto il profilo calcistico che umano, se si respirava un’aria serena era anche merito suo. Eravamo la serie A dell’Eccellenza, a volte preferivo evitare di passeggiare per le strade della città in compagnia della mia fidanzata, attuale moglie, perché se qualcuno mi riconosceva poi mi ritrovavo inghiottito da tantissimi tifosi. Che bello, questi ricordi li terrò custoditi nel mio cuore per sempre. Grazie a tutta Portici”.
Non è finita qui, quando si apre il capitolo di un libro bisogna leggerlo tutto, e Super Mario, ops, mister 100 gol, ha ancora tanto da dirci: “Nell’anno con Mimì Gargiulo allenatore, avevo come compagni di reparto Astarita e Ciccio Foggia, ci divertivamo tantissimo ma chiudemmo il campionato al terzo posto dietro Sangiuseppese e Ottaviano. L’anno successivo, sembrava ci fosse aria di ridimensionamento, ma avevo fiducia in Cannetiello e, in coppia con Del Prete, trovammo una intesa invidiabile. Eravamo fortissimi e se ripenso a quella partita giocata in casa contro il Napoli Est. Avevamo un risultato a favore: la vittoria. Segnai il gol del vantaggio ma, a pochi minuti dalla fine, subimmo la beffa del pareggio che ci lasciò l’amaro in bocca perché quel nostro campionato meritava ben altro epilogo”. Passano gli anni ma per Carrano la voglia di Portici è tanta: “Quest’anno voglio venire a vedere qualche partita, anzi, dirò di più: c’è chi, da calciatore, ha dato l’anima per questa maglia e sarebbe bello un riavvicinamento tra l’attuale società e le vecchie glorie che, avendo già assaporato l’aria porticese, possono trasmettere a tutti gli altri questo amore”. L’attuale Portici allenato da mister Borrelli vuole iniziare una nuova epopea, l’obiettivo è il salto in serie D sebbene si debba far fronte con la grana relativa allo stadio. L’ex bomber azzurro ne approfitta per lanciare un doppio in bocca al lupo, ma dopo averci indicato quali mosse, secondo lui, sono indispensabili per chi vuole assurgere in vetta alla classifica: “Avendo vinto quattro campionati di Eccellenza, dico che per arrivare al traguardo, anche se può sembrare scontato, ci vuole una squadra forte in grado di dettare legge ovunque e che non si faccia condizionare da fattori esterni. Il gruppo deve essere unito e consapevole delle proprie forze, la caratteristica principale senza la quale si farà sempre fatica è la personalità e poi il supporto dei tifosi può risultare determinante. Mi auguro che questo possa essere l’anno giusto per il salto di categoria, lo merita tutta Portici e mi dispiace che non si giochi al “San Ciro”, in bocca al lupo alla squadra con la speranza di festeggiare a fine anno e che possa ritornare a giocare nella propria casa”.
Fermiamo il tempo e portiamolo indietro di quasi vent’anni. C’è il “San Ciro” pieno, palla a Carrano, tutti col fiato sospeso, gol! Il bomber con la fascia al braccio elude l’abbraccio dei compagni per correre verso i tifosi porticesi. “E segna sempre lui...”, il solito coro, ora palla al centro, si ricomincia, prendiamoci la vittoria. Passano gli anni, cambiano gli interpreti, speriamo di recuperare il contesto e ritorniamo a sognare. Tutti insieme, contesi, attesi e sempre più porticesi…

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